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IL CORSIVO – Lecce: le cose da archiviare, da salvare, da rivedere e da incorniciare

Era il 5 aprile e il Lecce, strappando una vittoria (non proprio meritatissima) a Pisa, andava a +4 sulla Salernitana e a +6 sul Monza. Il 10 maggio, dopo 35 giorni, i giallorossi hanno chiuso la regular season al quarto posto (-7 dalla Salernitana e -2 dal Monza), dopo un calo verticale imprevisto, incredibile, improvviso, improvvido, deleterio, sciagurato: quattro punti portati a casa su 18 disponibili. Media da retrocessione, quando serviva solamente gestire il vantaggio per andare in Serie A in carrozza.

Sia mister Eugenio Corini, sia il presidente Saverio Sticchi Damiani, concordano su un punto: bisognerà parlarsi per capire cosa è meglio per tutti. Tracciare un bilancio alla fine della prima delle tre stagioni di un rapporto di lavoro, è abbastanza normale. Niente di anomalo. La delusione è ancora vivissima e, di certo, non andrà via in un giorno

ERRORI E ATTENUANTISolo chi fa, sbaglia. Ma è vitale capire dove e cosa si è sbagliato, per non ripetere gli stessi errori. Il caso Liverani? Non entriamo nel merito, ma nella forma: forse è stato un errore chiuderla in quel modo, così plateale, con parole che si potevano risparmiare, da una parte e dall’altra, dottore Palaia compreso. Affidarsi a Eugenio Corini? Non è stato un errore. Il tecnico bresciano ha, dalla sua, diverse attenuanti, anche se, di errori, ne ha commessi. È stato ufficializzato il 22 agosto 2020, circa un mese prima della prima partita ufficiale dei giallorossi (Lecce-Pordenone, 26 settembre) e sulle ceneri di una retrocessione dalla A ingiusta (2 agosto) e dell’improvvisa separazione con Liverani (19 agosto). Non c’è stato tempo di modellare la squadra tenendo conto appieno delle sue richieste e, pertanto, ha dovuto lavorare con ciò che ha avuto sotto mano. Sia ben chiaro: materiale di prima qualità, una rosa che, a detta di tutti gli osservatori, era costruita per puntare all’immediato ritorno in Serie A. Il tutto, in piena pandemia da Covid, col virus che ha colpito diversi giocatori, nel corso della stagione, e che non ha risparmiato nemmeno il tecnico, costretto a stare lontano dalla panchina per circa tre settimane (cinque punti in cinque partite senza di lui). La squadra ne ha risentito? Sì, senza dubbio. Dovrebbe rimanere? . Sia perché ha un contratto triennale e i contratti andrebbero rispettati; sia perché gli si deve dare la possibilità di riscattarsi in una stagione sportiva ordinaria, che inizi il 1° luglio e finisca il 30 giugno dell’anno successivo; sia perché sarebbe incauto resettare tutto, ancora una volta, per ricominciare con un nuovo tecnico; sia perché, comunque, è un tecnico di valore che sa di calcio. E, in giro, checché se ne dica, non ce ne sono poi molti disponibili

PUNTELLI E SCOMMESSE PERSE – Col mercato invernale, Corvino ha puntellato la squadra, là dove ne aveva più bisogno. In regia, con Hjulmand, e sulla fascia destra, con Maggio. Nikolov, Yalcin e Pisacane, sono state delle scommesse decisamente perse, così come quelle di Zuta e Paganini. Dermaku? Come se non ci fosse stato. I troppi infortuni ne hanno oscurato l’indubbia qualità tecnica. Adjapong? Ha fatto la sua parte, fino all’infortunio che gli ha pregiudicato la stagione. Listkowski? Vedi Adjapong (anche se si contava di recuperarlo quantomeno per la fase finale del campionato e per la post-season). Bjorkengren? Male nell’andata, bene, poi benino, poi male nel ritorno. Pettinari? Averlo tenuto fuori rosa per un mese e mezzo, di certo, non ha giovato a nessuno. Ma non si doveva arrivare allo scontro muro contro muro, perché – lo si è visto – quando è stato in forma, il suo contributo lo ha dato. Falco? Vedasi Pettinari

LE COSE DA SALVAREGabriel, in campo dal primo all’ultimo secondo della stagione: portiere (e persona) di valore, umile e sempre a disposizione dei compagni. Gallo: il suo exploit non se l’aspettava nessuno, forse nemmeno lui. Ha strappato la fascia sinistra a Zuta e Calderoni, arandola per diverse partite. Sorpresa positiva, su cui c’è ancora tanto da lavorare, perché i margini sono molti. A partire dal destro, che non usa mai, nemmeno per “prendere il tram”. Henderson, in campo in tutte le partite, dalla prima all’ultima. Sguardo spiritato, spirito da Braveheart scozzese, non ha mai lesinato impegno, sia da interno, sia da trequartista. Scommessa vinta. Majer? Ha sofferto la mancanza della sua famiglia nella prima parte di stagione e non gli si può dire nulla. Nella seconda parte, si è in parte ripreso e ha dimostrato di che pasta è fatto. 

DA RIVEDERELucioni? Il veterano ha fatto la sua e ha dimostrato che, in Serie B, può dare del tu a tutti. Impeccabile dal punto di vista dell’impegno, con qualche passaggio a vuoto che, però, si è fatto sentire. Con Meccariello, ha costituito la coppia di centrali che, in Serie A, è stata spesso titolare. Di gol, comunque, il Lecce ne ha presi tantissimi: 179 nelle ultime tre stagioni, uno e mezzo a partita di media. Serie A a parte, il Lecce di Corini e quello di Liverani in B hanno simili medie per i gol subiti: 1,20 Corini, 1,25 Liverani (che, però, fu promosso in A). Il problema, quindi, è di fondo. E, forse, qualcosa va cambiato proprio al centro della difesa. Tachtsidis? Comunque la si pensi, per la Serie B è un valore aggiunto, anche se, forse, il suo percorso a Lecce è finito ieri. Poteva essere gestito meglio. Stepinski? Ci si aspettava di più. Ha segnato, comunque, nove gol (dieci con quello in Tim Cup a Torino) e, quindi, tanto di cappello. Ma non sembra adatto al gioco di Corini. 

DA INCORNICIARE – I 22 gol di Coda, sebbene non sia stato decisivo nel momento clou. Le sei perle del ragazzino terribile Rodriguez, che, per grinta e voglia di mangiarsi l’erba, non ha nulla da invidiare a nessuno. Deve crescere, però caratterialmente e fisicamente, le qualità ci sono tutte. Hjulmand, che ha spodestato dalla regia Tachtsidis e ha rappresentato, sicuramente, la scommessa più azzeccata di Corvino. Mancosu? La sua storia parla da sola. Ha lottato, in campo e fuori. Voleva un finale da favola che non c’è stato. Ha sbagliato un rigore decisivo, capita a chi li calcia. Non sono certo un paio di tiri alle stelle che possono far cambiare il giudizio su un uomo che ha dato tanto alla maglia giallorossa e che, si spera, tanto potrà dare ancora

(foto: Mancosu calcia alto il rigore assegnato al Lecce al minuto 80 – ph. Coribello-SalentoSport)