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foto: M. De Nuzzo
ph: Sara Urso

UGENTO – Retrocessione, De Nuzzo: «La sosta forzata ha influito in modo determinante. Ripescaggio, speranze concrete»

Dal Manfredonia al Novoli, un anno dopo. La storia si ripete in negativo per l’Ugento, retrocesso in Promozione lo 0-0 nei playout del “Cezzi” che ha salvato i rossoblù. Massimo De Nuzzo, presidente del club, parla della complicata annata dei giallorossi passata per due allenatori esonerati e per la revisione al ribasso di investimenti e programmi a gennaio.

Ugento retrocesso dopo i playout, come successo l’anno scorso col Manfredonia. Quanto ha inciso la pausa forzata di circa un mese tra l’ultima partita di campionato e lo spareggio salvezza?

La sosta forzata (per il caso Massafra, ndr) ha influito in modo determinante ed è innegabile che abbia penalizzato fortemente i nostrisforziorganizzativi ed economici. Da presidente del club, ho il dovere di tutelare l’enorme lavoro svolto da calciatori, staff tecnico e dirigenza durante l’intero arco del campionato. Vedersi costretti a fermare i motori per circa un mese, in attesa di un verdetto da dentro o fuori, toglieritmo, mina la continuità e trasforma una competizione sportiva in una vera e propria lotteria psicologica. Non è accettabile che il destino di club che investono risorse importanti venga deciso dopo attese burocratiche della giustizia sportiva a dir poco estenuanti. L’ultima partita di campionato si è giocata il 26aprile e la squadra aveva raggiunto una forma atletica e mentale ottimale, ottenendo risultati importanti sul campo. Questo patrimonio sportivo è stato interamente dilapidato da un mese di totale paralisi burocratica, azzerando i meriti e i realivalori del campo. Siamo scesi in campo a Novoli per rispetto della maglia, dei nostri tifosi e della città. Accettiamo i verdetti del campo, ma le regole dovrebbero garantire la massimaequità a tutte le partecipanti. Resta l’amarezza per un verdetto arrivato dopo oltre 120 minuti di battaglia senza aver mai mollato, e di questo devo ringraziare immensamente tutti i ragazzi e lo staff per l’impegno profuso.

Nell’ultima partita di campionato l’Ugento si è imposto nettamente al Novoli. Cosa è mancato nella finale playout a livello di testa e di gambe? Come mai Rivadero, l’uomo migliore dell’Ugento, non era presente al “Cezzi”?

A livello di testa e di gambe è mancata inevitabilmente quella brillantezza e quella fluidità di manovra che avevamo messo in mostra il 26 aprile, quando vincemmo nettamente per 3-0 in campionato. I playout sono partite completamente diverse dalla regular season: subentra una forte componente di tensione e la paura di sbagliare blocca le gambe. Il Novoli ha potuto giocare per due risultati su tre grazie al miglior piazzamento, difendendosi con ordine, mentre noi avevamo l’obbligo di vincere e, con il passare dei minuti e l’aumento della stanchezza, abbiamo perso la lucidità necessaria negli ultimi metri. La sosta di un mese ha fatto il resto, togliendoci quel passo rapido e quelle combinazioni palla a terra che un mese fa ci avevano permesso di dominare l’avversario. Per quanto riguarda l’assenza di Tomás Rivadero, è dovuto rientrare d’urgenza in Argentina per motivi personali alla vigilia dello spareggio. Non averlo a disposizione in una finale da dentro o fuori, insieme ad altre defezioni con cui abbiamo dovuto fare i conti, ha inevitabilmente limitato le nostre rotazioni e le nostre soluzioni offensive nel momento più cruciale della stagione. Ciò nonostante, chi ha giocato ha dato l’anima e va ringraziato e non posso rimproverare nulla ai ragazzi.

L’Ugento, comunque, è in pole position per un eventuale ripescaggio in Eccellenza. Quante sono le speranze di rivedere i giallorossi nuovamente nel massimo campionato regionale l’anno prossimo?

Le speranze di ripescaggio sono concrete: i numeri e le graduatorie ci vedono in pole position come primi aventi diritto. La società farà tutto il possibile e muoverà ogni passo necessario per percorrere questa strada, perché lo dobbiamo alla città, alla nostra storia recente e ai nostri tifosi che meritano di restare in questi palcoscenici. Dobbiamo però essere realisti: l’Eccellenza è un campionato molto impegnativo e competitivo, che richiede sforzi notevoli sotto ogni punto di vista. Se torniamo in questa categoria, il nostro obiettivo deve essere quello di allestire una squadra in grado di disputare una stagione tranquilla e di buon livello, onorando al meglio la competizione e puntando a posizioni importanti. Per cui è fondamentale poter contare su una base economica solida. Un maggiore sostegno da parte del tessuto economico locale ci permetterebbe di programmare il domani con basi più serene, condividendo insieme le soddisfazioni che questa squadra può ancora regalare a tutta Ugento.

La finale playout è solo l’atto conclusivo di un’annata complessa. Guardando indietro a tutto il campionato di Eccellenza, quali sono stati gli errori di pianificazione o i momenti chiave che vi hanno condannato a giocarvi la salvezza in trasferta all’ultimo secondo?

Guardando indietro a tutta la stagione, è evidente che sia stata un’annata complessa, e spero che gli errori ci serviranno da lezione per non ripeterli in futuro. Ad agosto eravamo partiti con un progetto e un budget che ambivano certamente a posizioni di classifica ben diverse, ma i risultati sul campo non sono stati all’altezza delle aspettative. Abbiamo pagato la mancanza di stabilità ed equilibrio: basti pensare all’avvicendamento in panchina con due esoneri nel corso dell’anno per chiudere la stagione con un terzo allenatore, oltre a un avvicendarsi di giocatori che non ha aiutato il gruppo a trovare la giusta quadratura. In alcune partite incredibili in cui eravamo in vantaggio anche di due gol e siamo stati clamorosamente rimontati. In più, il livello tecnico generale del campionato quest’anno era altissimo, con corazzate del calibro di Brindisi, Bisceglie, Taranto e Canosa che hanno alzato notevolmente l’asticella della competizione. A gennaio, con grande realismo, la società ha dovuto rimodulare al ribasso il budget e ridisegnare la rosa, perdendo purtroppo alcune pedine molto importanti. Nonostante questo ridimensionamento forzato e le mille difficoltà, voglio sottolineare che la squadra, ha sempre espresso un bellissimo gioco, dimostrando dignità, attaccamento alla maglia e idee chiare fino all’ultimo secondo dei playout.

Una retrocessione impone inevitabilmente riflessioni. La tua società è pronta per entrambi gli scenari? Ossia, un campionato di Promozione con l’obiettivo di riprendersi subito l’Eccellenza o un campionato di Eccellenza per consolidarsi e aprire un nuovo ciclo?

Una retrocessione impone un’analisi profonda, ma le riflessioni non devono bloccare l’azione. Il playout è stato disputato solo domenica scorsa, la ferita è freschissima e personalmente, oggi, vorrei vedere l’Ugento in Eccellenza anche il prossimo anno. La priorità oggi è la strada del ripescaggio, una strada che intendiamo percorrere perché i numeri e i regolamenti ci danno ragione. Vogliamo ripartire da lì per aprire un nuovo ciclo, consolidarci e dare continuità al calcio ugentino nel massimo campionato regionale. Come ho detto prima, per fare questo nel modo migliore e con la serenità necessaria servirà il supporto del tessuto economico locale, ma il nostro obiettivo principale oggi è uno solo: l’Eccellenza. Vedremo nelle prossime settimane se questo auspicio si concretizzerà.

Ha messaggi da lanciare ai soci, ai giocatori, al tecnico e/o ai tifosi?

Ai nostri tifosi va il mio grande ringraziamento: ci hanno seguito e hanno supportato la squadra anche nei momenti difficili con una passione encomiabile. Meritano che l’Ugento torni ad essere protagonista e noi lavoreremo per questo. Ai soci, al gruppo dirigente dico grazie per il lavoro immenso, spesso invisibile, svolto in un’annata così complessa e logorante. Infine, al mister e a tutti i ragazzi: a loro non posso rimproverare nulla. Nonostante le rotazioni ridotte, le ingiustizie del calendario e le defezioni dell’ultimo minuto, hanno sputato sangue per 120 minuti, uscendo dal campo a testa altissima. Questo è lo spirito da cui l’Ugento deve ripartire.