foto: Sticchi Damiani e Di Francescoph: Coribello/Salentosport
LECCE – Sticchi Damiani detta la linea: «Quattro salvezze di fila sono il nostro scudetto. Ora continuità e Serie A nel nuovo stadio»
A pochi minuti dal trionfo contro il Genoa, che ha sancito una storica e inedita quarta salvezza consecutiva in Serie A, il presidente Saverio Sticchi Damiani si presenta in sala stampa per tracciare il bilancio di un’impresa senza precedenti. Il patron giallorosso esalta la straordinarietà del modello Lecce, una realtà unica nel panorama calcistico moderno: «Non possiamo e non dobbiamo abituarci alle eccezionalità di questo percorso straordinario. Ci renderemo conto della pagina che sta scrivendo il Lecce. Ci apprestiamo al quinto campionato di A dove noi rappresentiamo cose anacronistiche d’altri tempi. Presidente tifoso del Lecce, area tecnica di leccesi. Cose fuori dagli schemi. Ci misuriamo con colossi finanziari e oggi parliamo della quarta salvezza di fila, mai esistita nella storia del Lecce. Dobbiamo essere orgogliosi tutti. Sono pagine clamorose del nostro territorio. Poter disputare la serie A nel nostro territorio con uno stadio nuovo e un popolo che cresce a dismisura. 6mila persone a Reggio Emilia domenica sera rappresentano un segnale enorme. Dobbiamo godercelo, non trattarlo come una cosa normale».
LA MORSA DELLA TENSIONE E IL VALORE DELLA SOSTENIBILITÀ – Il numero uno del club salentino ripercorre le sofferenze della vigilia e la gestione emotiva degli ultimi novanta minuti, rivelando di aver voluto isolare la squadra da ogni condizionamento esterno: «La vigilia è stata lunga, venivamo da un’impresa cruciale come quella di Sassuolo. La partita è stata durissima, l’avversario era pronto a tutto e abbiamo fatto l’impresa che ci ha lasciato scorie. La squadra era stanca, giocatori non hanno giocato al cento per cento e c’era tanta tensione anche allo stadio, che era limitato dalla morsa della preoccupazione. Sono felice perché è un successo incredibile. Non ho pensato al Como, ho chiesto di non mettere gli aggiornamenti sul tabellone. La salvezza passava da noi, poter essere padroni del nostro destino non doveva portare a distrarci». Un traguardo tagliato difendendo con le unghie e con i denti la trasparenza e la solidità dei bilanci, un orgoglio che per Sticchi Damiani rappresenta il vero valore etico dello sport: «È un modo per rispettare le regole. Non è solo essere bravi per rendere la società solida. Ho rosicato a vedere poi squadre sparite o con punti di penalizzazione dopo avermi battuto con giocatori che non si potevano permettere. La sostenibilità rispetta il proprio club e gli avversari. Siamo consumati e logorati dopo tante stagioni. Sono felice che la gente lo abbia capito. Siamo soli e abbiamo visto cosa è successo in questo campionato, soli con la nostra gente sia chiaro. A noi non regala nulla nessuno, non tutti rispettano regole nei bilanci e nei comportamenti. Questa è una scalata titanica, come vincere lo scudetto per quattro anni».
I MOMENTI CHIAVE: LA SVOLTA DI MARTIGNANO E LA FORZA DEL GRUPPO – Il presidente non nasconde i passaggi a vuoto che lo hanno fatto tremare durante l’anno, individuando nella logistica e nelle scelte societarie la chiave della svolta: «C’è stato un momento dopo la partita con l’Atalanta, al netto dell’avversario importante. Non mi piacque. A Bologna anche. La squadra ha risposto sul campo, in quelle partite loro mi preoccupai sebbene questo gruppo non tradisce mai. Come sempre ci siamo compattati. C’è un altro tema. Il centro sportivo. Dopo la partita con l’Atalanta ci siamo spostati un mese ad Acaya, volevo riportare la squadra nella nostra casa a Martignano, dove si lavora e basta. A casa nostra. Il centro sportivo porta punti, da quando siamo tornati lì la squadra ha girato meglio». Una rinascita propiziata dall’assenza di elementi di disturbo nello spogliatoio e dal sacrificio silenzioso di tutti i componenti: «Questo è un gruppo straordinario, figlio di scelte che da fuori forse non si possono capire. Ci sono calciatori che per personalità possono essere controproducenti, non voglio dire mele marce. È rimasto un gruppo che credo quest’anno sia stato il migliore. Io sono legato al gruppo della C, quello lo porto nel cuore. In A questo gruppo è stato stratosferico, ma ce lo siamo cercato facendo scelte di mercato. Ci siamo privati di qualcuno che giocando meno reagiva in modi che davano fastidio al resto». Il cammino è stato supportato anche da una forza invisibile ma costante, nel ricordo mai sbiadito di Graziano Fiorita: «La sua storia ci accompagna da quel maledetto giorno. È diventato un elemento che ci ha reso più forti. Quando affronti una tragedia del genere riesci a relativizzare tutto e a trovare forze ed energie dove non ci sono. Graziano ci protegge da lassù, lo percepiamo costantemente».
IL RISCATTO DI DI FRANCESCO E I NUMERI DEI RECORD – Una parte importante delle riflessioni del patron è dedicata alla profonda commozione condivisa con l’allenatore, finalmente libero da un’ingiusta etichetta: «Permettetemi di dire che sono felice per il mister. Stasera ci siamo abbracciati, eravamo commossi. Veniva da due grandi ingiustizie che lo hanno segnato. Era un uomo prima e un allenatore poi che meritava questa gioia. Il calcio ci mette poco a catalogarti e lui con una terza retrocessione rischiava di essere marchiato a vita. Questa salvezza vale tantissimo per il Lecce e sono felice per l’uomo e allenatore Di Francesco. Si è rialzato in una piazza tosta, aveva una squadra per giocarsela fino all’ultima giornata e ha vinto la sfida». A supportare l’operato del tecnico ci sono i dati oggettivi di un campionato durissimo, che avrebbe potuto regalare persino qualcosa in più senza la sfortuna degli infortuni: «I punti parlano chiaro. In queste Serie A li abbiamo fatti solo una volta, poi aggiungo 10 clean sheet. Per salvarci ci volevano 38 punti, quest’anno sarà dura lo abbiamo detto dall’inizio e ci sono voluti questi punti. È stata una stagione complessa che la squadra ha attraversato bene. Abbiamo avuto infortuni, avrei voluto vedere questa squadra con Sottil, Berisha, possibilità di dare respiro ai centrali che sono arrivati stremati. Magari con loro potevamo alzare a un quantitativo più alto e arrivare ad essere il miglior Lecce di sempre della mia gestione».
LE LINEE GUIDA PER IL FUTURO: PROGRAMMAZIONE E CONTINUITÀ – Con la certezza di disputare la massima serie nel nuovo impianto rimodernato («Volevo disputare la Serie A nel nuovo stadio. A settembre-ottobre sarà trasformato, mi sarebbe dispiaciuto da morire inaugurarlo in B. Vorrei che il nuovo Via del Mare divenga la casa del Lecce in A. È un passaggio epocale unito alle quattro salvezze di fila»), Sticchi Damiani svela i primi passi legati alla programmazione con l’area tecnica, blindata dal rinnovo biennale concesso in inverno a Pantaleo Corvino: «Non vi nascondo che dopo la partita con il Sassuolo siamo andati con Pantaleo Corvino a Gallipoli per pranzare. Abbiamo parlato di tante cose, anche del futuro. La nostra idea è pensare al futuro, con tante cose che si possono migliorare. Il suo rinnovo non è stato d’impeto. Credo sia stata la cosa giusta come portarlo a Lecce sei anni fa, è stata una scelta di cui ero fermamente convinto. Quando lo presentai parlai del suo periodo migliore che sarebbe stato e i risultati in questi sei anni sono stati strepitosi. Ho dato un segnale tangibile a lui e Stefano (Trinchera, ndr) per continuare». I nodi legati alla permanenza di Di Francesco e del capitano Wladimiro Falcone – che già in estate manifestava desideri di partenza prima di accettare la scommessa – verranno sciolti a mente fredda, seguendo il principio cardine della continuità aziendale: «Non è solo per contratto, ci siamo trovati bene. Passata l’emotività si parla del programma, tra persone serene si parlerà. Tutto è possibile. Varrà con lui, varrà con tutti. Quando fischia l’arbitro si ottiene un risultato e dal giorno dopo non c’è nulla di scontato. Il Lecce deve andare oltre gli uomini, anche oltre il presidente». E sul portierone giallorosso chiosa: «Il capitano già sembrava dovesse partire. Ogni tanto fa le sue uscite in cui legittimamente pensa alla possibilità di misurarsi con altre realtà. Aveva quest’idea a fine stagione, parlammo in ritiro. Lui era convinto di andar via e ha sposato la sfida delle quattro salvezze consecutive. Trovò lo stimolo per cominciare. Tutto ciò che avverrà sarà per l’interesse del Lecce. Il mio pensiero è che allenatore, ds, responsabile dell’area tecnica…vorrei ragionare con loro in termine di continuità. Vorrei vedere cosa mi diranno loro».
