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foto: F. Venneri
ph: E. Passeri

NARDÒ – Venneri sfoglia i ricordi: “Barba e Papadia, che presidenti. Fanuli fa sognare i tifosi…”

Il “generale” della segreteria: quarantadue anni dietro le quinte di una società. Ne ha viste tante, Fernando Venneri, a volte in silenzio, altre volte facendosi sentire. «Gioie e dolori – racconta il segretario generale granata – il calcio è come la vita. Ma sono anche, e forse soprattutto i momenti bui a comportare una crescita una professionale e umana». Momenti di sconforto, come in quel 99/00 “quando col Nardò perdemmo i playout con la Turris che ci costarono la Serie C2”. E attimi di puro delirio, “ad esempio – ricorda Venneri – l’indimenticabile approdo in C2 del 97/98, il Comunale esplose dopo il 4-2 al Maglie”. «Tanti sacrifici – prosegue – in un’annata con compagini di prestigio come Fasano e Potenza. L’intera città non stava più nella pelle». Furono quelli gli anni del presidente Benito Papadia, “posato – lo descrive Venneri – un uomo di una certa caratura. Voleva ardentemente far divertire la gente e investì tanto nel pallone”. 

Non solo tanto granata, oltre ai sei anni di Galatina e alla parentesi di Manduria, Venneri fu segretario negli anni migliori del Gallipoli. «Le promozioni in C1 e in B – afferma – resteranno delle soddisfazioni indelebili della mia carriera». Stagioni con al timoniere Vincenzo Barba, “un personaggio in tutti i sensi con una smisurata voglia di primeggiare”. «Grazie al calcio – prosegue – diventò onorevole, sindaco, senatore e, scherzando, un giorno gli dissi: “se il papa diventasse laico, ti proclamerebbero perfino pontefice”». Tornando al presente, Venneri vede di buon occhio l’attuale presidente del Toro, Maurizio Fanuli, “perché ama ed è amato da Nardò. I tifosi con lui sognano e fanno bene ma affinché il calcio neretino torni a calcare le categorie che merita, occorre unione di intenti, tutte le componenti – conclude – devono remare nella medesima direzione”.

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