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LECCE – È tutta colpa dell’humus

La scoppiettante conferenza stampa di presentazione del neo tecnico del Lecce, Luca Gotti, è stata preceduta e conclusa dagli appassionati interventi del dt Pantaleo Corvino.

Dalle parole, espresse con notevole pathos, del dirigente di Vernole si evince che: 1. se fosse stato per l’area tecnica (ma anche per la società) e se non ci fosse stato il fattaccio della testata ad Henry a fine gara, Roberto D’Aversa sarebbe ancora l’allenatore del Lecce perchè stava comunque facendo bene, nonostante il vantaggio si sia ridotto, nei mesi, da otto a un solo punto; 2. che il Lecce, da due campionati in Serie A, sino ad oggi, 14 marzo 2024, non è mai stato al di sotto della quartultima posizione in classifica (vero); 3. che il Lecce non faceva due anni in A di fila dalla sua precedente gestione (1998-2005): tecnicamente, il Lecce ha giocato due anni di fila in Serie A anche dopo la sua gestione, cioè nel 2010-11 e nel 2011-12, prima di scivolare direttamente in Lega Pro per illecito sportivo; 4. che il dirigente lascia libero sempre il diritto di critica e di opinione ma anche che parte della stampaspazio a quei “50 o 100″ soggetti su un milione di salentini che, sui social, “si masturbano” nel criticare la società; 5. che l’”humus”, inteso come ambiente, substrato, clima attorno alla squadra, è alterato per via di quei 50 o 100 che criticano la società o l’area tecnica o gli allenatori o i giocatori.

Corvino ha affermato che D’Aversa è una brava persona, che non è un violento e che non può garantire che un allenatore comunque giovane, di fronte a quest’humus, sia in grado di gestire la situazione, lasciando intendere che la scapocciata sia stata causata dal clima di contestazione. Se così fosse, il ristretto club di 50 o 100 persone che criticano la squadra su un bacino di un milione di potenziali tifosi salentini, è allora potentissimo, da quanto sembra.

Corvino ha anche detto che la società l’ha chiamato per mettere a posto il bilancio, non per vincere; che la società non è all’altezza della passione smisurata dei tifosi; e che non si può lavorare in un humus del genere, nel quale, appena arrivano due sconfitte, c’è subito chi chiede la testa dell’allenatore o dei direttori sportivi. Ma se l’opinione è libera e se i masturbatori da tastiera sono soltanto 50100 su un milione, perché l’opinione di questi ultimi, esigui, soggetti è così importante? Così tanto importante da alterare l’humus nel quale vivono società, dirigenza e calciatori?

La critica è legittima e libera e un dirigente capace ed esperto come Corvino ha spalle larghissime per farsela scivolare addosso. Scambiare per disfattisti (termine usato negli anni ’20 e ’30, quando, tra l’altro, la stampa non era libera) chi esprime un’opinione sulla squadra, sulla sua gestione, sul modo di giocare di un allenatore, sembra un po’ fuori luogo.

Questo, al netto di chi esprime tali concetti in termini volgari, violenti e offensivi: costoro sono ingiustificabili.

No, non va tutto bene. E la paura di perdere il patrimonio più prezioso è tanta. Passare da otto punti a un solo punto di vantaggio sulla terzultima e continuare a dire che è tutto ok, ricorda quell’ottimista che, precipitando da un grattacielo, continuava a ripetere a se stesso, piano dopo piano: “Beh, dai, sin qua tutto bene”.

Due cose. La prima: bisognerebbe stemperare un po’ il clima che si respira attorno alla squadra, da tutte le componenti che vi ruotano attorno. Sarebbe più sano prendere le cose un po’ più alla leggera, per quello che sono, perchè – luogo comune, ma non fa niente – i problemi della vita sono altri. Alla fine, si sta parlando di un pallone che rotola, anche se gli interessi economici che vi girano attorno sono indiscutibilmente tanti. Vedere il direttore pronunciare quelle parole, col fiato corto e la voce rotta dall’enfasi, non è stato proprio edificante. La seconda: ci deve essere la cultura delle cadute e delle sconfitte, questo è vero, in ogni settore della vita. Così come ci deve essere anche la cultura del poter incassare apprezzamenti, quando si fa bene (e Corvino è indiscutibilmente un pezzo di storia del Lecce) o critiche, quando si fa meno bene, nei limiti di un dialogo civile.

L’apprezzamento del 100% degli utenti, è pura utopia. Per i plebisciti, bisognerebbe andare a Mosca o a Pyongyang.