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foto: archivio
ph: Coribello/Salentosport

LECCE – Una prestazione floscia che è un insulto ai tifosi presenti al ‘Grande Torino’, e non solo: le pagelle

LE PAGELLE DI TORINO-LECCE

Falcone 7: Il primo gol nasce da un sui rinvio di piedi verso l’esterno, poi raccolto da Pedersen e Vlasic che imbeccano Adams, bravo a infilarlo sul primo palo. È l’unica macchia di un’ennesima prestazione maiuscola. Ci fosse stato chiunque altro al suo posto, la partita sarebbe finita almeno tre o quattro a zero. La parata più bella la compie al 73′ su tocco ravvicinato di Maripan e pallone respinto a mano aperta. Il Lecce è ancora in corsa per la salvezza solo grazie a lui.

Veiga 4,5: Il gol di Adams è principalmente demerito suo, in ritardo nella chiusura anche se i suoi compagni erano decisamente fuori posizione. Ma non è l’unica topica dell’incontro, costellato di piccole e grandi oscenità. Si riscatta parzialmente sfiorando la porta su invito di Gandelman ma nella ripresa si ripete nella blanda copertura su Adams che sfiora il raddoppio. Stendiamo un velo pietoso.

Siebert 5,5: Se nei rinvii alti se la cava abbastanza bene e in quelli bassi rimedia alla minor mobilità rispetto agli avversari, facendo valere il fisico, col pallone tra i piedi ha dimostrato di essere abbastanza negato. Sul gol di Adams non c’era.

Tiago Gabriel 5,5: Svagato, impreciso nell’impostazione, superficiale e spesso in ritardo sull’avversario diretto. Non è lui il bel difensore visto sinora a Lecce e che ha destato gli interessi da oltre confine. Non è al suo posto in occasione del gol di Adams. In ritardo su Zapata che gli fa recapitare un giallo. Giornata no.

(65′ Gaspar) 6: Più pulito e concreto di Tiago anche se in un paio di occasioni balla anche lui.

Gallo 5: Buon impatto alla gara con un paio di cross al centro nei primi sette minuti. Puntualmente in affanno su Pedersen che non è Maicon. Poco prima del gol del Toro ha l’occasione di provare il tiro in porta, soprattutto per chiudere l’azione, ma accarezza il pallone invece di calciare forte e Paleari ringrazia. Invita al tiro Coulibaly al 27′ poi non stringe su Pedersen e Vlasic che costruiscono il gol partita insieme ad Adams. Nel finale, col Lecce (sulla carta) proteso in attacco a cercare il pari, non imbrocca un cross che sia uno.

Ramadani 5: Il Toro è una delle sue vittime preferite e nel primo tempo, per chiudere un’azione da corner, a momenti s’inventa un altro gioiello da fuori che Paleari alza oltre la traversa proprio all’ultimo secondo. Pochi minuti dopo ci riprova, ma stavolta spedisce la palla sul Sestriere. Prima e dopo infila una sfilza di errori, piccoli e grandi, soprattutto in fase d’impostazione.

(89′ Ngom) sv: Auguri per l’esordio.

Coulibaly 5,5: Se anche uno dei pochi calciatori con un minimo di tecnica soffre e va in affanno in mezzo al campo, allora l’esito finale è scontato. Eppure, di fronte non aveva avversari di qualità eccelsa. Qualche colpa sul gol del Toro, quando non accorcia lo spazio a Vlasic che imbecca Adams. Poco prima va al tiro su suggerimento di Gallo. D’altronde, il peso dell’intero “centrocampo” è sulle sue spalle, perché Ramadani è un fantasma e Gandelman non è proprio un interditore.

Pierotti 4,5: Premesso che per corsa e volontà è inappuntabile, i problemi però insistono sulla sua scarsa incisività nei trenta metri avversari, spesso per scelte illogiche o per eccesso di egoismo, ma anche per limitate qualità tecniche e per lentezza di pensiero e azione. Su uno stop sbagliato nel primo tempo fa partire un contropiede avversario e Zapata, a momenti, non firma il gol del raddoppio. Lascia buchi enormi sulla sua fascia di competenza tanto che Veiga va spesso in difficoltà. Al 51′, su cross di Sottil, decide di rimetterla in mezzo invece che provare il tocco in porta, seppur da posizione difficile.

(78′ Sala) 4: Semplicemente inguardabile. Sbaglia tutto ciò che fa in 12 minuti più spiccioli. E non era facile.

Gandelman 5,5: Solito schema delle precedenti partite. L’uomo scelto da Corvino e Trinchera per alzare il tasso tecnico dell’ultimo passaggio non riesce quasi mai a beccare palla. Corre tanto e spesso a vuoto, tanto che sarà uno dei migliori maratoneti a fine partita, ma produce pochissimo in zona offensiva, se non un tiro deviato nel primo tempo e un tacco elegante con cui libera al tiro Veiga nella ripresa. Si difende sulle palle alte. È ancora un pesce fuor d’acqua ma di tempo non ce n’è.

(65′ Banda) 6: Sua l’occasione più nitida per il pari, autocostruita con la solita convergenza da sinistra e il tiro a giro che si stampa sul palo. Ci riprova dopo quattro minuti ma viene stoppato. Ha voglia di fare bene ma ciò inevitabilmente gli fa commettere qualche errorino di troppo. Resta, comunque, uno dei pochissimi a salvarsi in questo grigio pomeriggio torinese.

Sottil 6: È l’uomo più tecnico e pericoloso del Lecce. Se solo prendesse consapevolezza dei propri mezzi, e riuscisse ad essere più continuo, ne potrebbe giovare lui stesso in primis e poi la squadra. Punge sulla sinistra, scodella cross al centro in quantità, nessuno sfruttato dai compagni. Al 51′ è interessante il cross sul secondo palo che Pierotti, da posizione comunque defilata, decide di rimettere al centro invece che provare a indirizzarlo in porta.

(77′ N’Dri) sv: Qualche accelerazione sulla destra ma poca concretezza.

Cheddira 5,5: Sicuramente più mobile rispetto a Stulic, cerca spesso di arretrare per provare a legare il gioco coi compagni che non gli danno mezza palla giocabile che sia mezza. È praticamente spalle alla porta per tutti i 90 e passa minuti di gioco, soprattutto per difendere i palloni sgangherati che gli giungono sui piedi. Difficile incidere così, solo contro il mondo.

All. Di Francesco 4: Come spesso succede, il Lecce gioca discretamente nella prima frazione ma, come sempre succede, alla prima vera occasione avversaria emerge la fragilità strutturale della rosa. Non c’è niente di nuovo rispetto alle scorse partite: la manovra è lenta e scontata, schematica, senza fantasia, senza inventiva, senza concretezza, senza qualità. Nella ripresa il tecnico dà fiducia agli undici iniziali nonostante sia evidente che sulla fascia destra si aprono voragini e in avanti si è impalpabili. Stulic, comunque in panchina, non è stato impiegato nemmeno un minuto. Non si cambia schema di gioco nemmeno negli ultimi minuti, lasciati all’improvvisazione più totale. Le sostituzioni non incidono ma d’altronde la materia prima è quella che passa il convento. Il palo di Banda è la cornice ad una gara nata male e finita peggio. Non sappiamo se il tecnico abbia avallato le scelte di mercato sin qui compiute dall’area dirigenziale. Se lo ha fatto allora è necessario che esca allo scoperto e si dia da fare, col materiale tecnico che ha a disposizione, per rivoluzionare questa squadra, negli uomini, negli schemi, nelle idee. Restano le ultime ore di mercato: la società ha dichiarato chiuso quello in entrata, anche se, a prima vista, la squadra si è indebolita e non rinforzata. I tifosi, dunque, si preparino ad altri quattro mesi di gastrite.

Tifosi presenti al Grande Torino voto 10: Incitare dal primo all’ultimo secondo questa squadra malconcia è la più bella dimostrazione d’amore incondizionato che ci possa essere. Il dodicesimo uomo del Lecce non si merita un trattamento del genere.