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foto: E. Di Francesco
ph: Coribello/Salentosport

LECCE – Il paradosso di DiFra: l’approccio “da perdenti” condanna una squadra senza anima e senza tattica

La disfatta del Lecce a Como non è solo una questione di disordine tattico, ma un ulteriore preoccupante segnale di resa psicologica che smentisce clamorosamente le premesse della vigilia. I giallorossi hanno scelto il modo peggiore per cadere: quello dell’arrendevolezza e della confusione, confermando una pericolosa “serie nera” contro le grandi del campionato.

L’esperimento della difesa a tre (o a cinque) con l’inserimento di Ndaba accanto a Tiago Gabriel e Siebert si è rivelato un boomerang. Di Francesco cercava solidità, ma lo schema ha finito per facilitare la dinamicità del Como, che ha preso d’imbucata il Lecce innumerevoli volte, sfruttando la velocità e la tecnica di gente come Douvikas e Jesus Rodriguez. I giallorossi sono apparsi costantemente fuori posizione, incapaci di leggere le scalate difensive e prigionieri del palleggio di Fàbregas. Invece di capitalizzare l’inopinato vantaggio iniziale, i salentini si sono fatti manipolare dalla pressione avversaria, concedendo praterie e subendo reti figlie di una mediocre gestione degli spazi

Il dato più amaro riguarda però la tenuta mentale. Prima della sfida contro l’Inter, Eusebio Di Francesco era stato perentorio: «Non accetto il pensiero che questa gara vada come vada, è un approccio da perdenti». Una dichiarazione d’intenti forte, che però si è sgretolata alla prova dei fatti. Se già dopo il gol di Mkhitaryan si erano visti segnali di cedimento, a Como è arrivata la conferma: il Lecce nel secondo tempo è tornato in campo con l’atteggiamento di chi si sente già battuto in partenza. Nonostante ci fossero ancora 45 minuti per riaprire i giochi, la squadra è apparsa priva di grinta, svuotata di quella cattiveria necessaria per lottare su ogni pallone. Non c’è stata reazione, non c’è stato orgoglio. Di Francesco ha sempre predicato che ogni partita va giocata a prescindere dall’avversario, ma questa filosofia non si è vista minimamente in riva al lago. La squadra è parsa aver accettato passivamente il verdetto, trasformando una gara di Serie A in una sorta di esibizione a senso unico per gli avversari.

Ora DiFra si porta dietro dubbi pesanti verso uno scontro diretto fondamentale. Se l’obiettivo è la salvezza, non si può scendere in campo con un timore che si trasforma in totale rinuncia. E contro la Cremonese ci vuole un Lecce da battaglia dal primo all’ultimo minuto. Essere troppo attendista o passivo potrebbe essere oltremodo pericoloso.