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in foto: P. Corvino
copyright: Coribello/SS

LECCE – Mercato, il bilancio di Corvino: “Investito ciò che è stato incassato. Dobbiamo restare ‘Davide’, non diventare ‘Golia'”

Il direttore dell’area tecnica del Lecce, Pantaleo Corvino, dopo la presentazione di Giacomo Faticanti, ha fatto il bilancio della sessione estiva del calciomercato.

“Facciamo oggi il bilancio, a poche ore dalla fine del mercato, perché non ci saranno altri innesti e poi, dopo Lecce-Salernitana, io e Trinchera avremo impegni di lavoro. Si è concluso il nostro primo ciclo e ciò che è stato fatto da prima squadra e Primavera, lo si è fatto col lavoro, con le idee, per cercare di essere pari alla passione dei nostri tifosi. Ci siamo sforzati di fare sempre meglio, limitando gli errori e ottimizzando al massimo i risultati, andando su mercati alternativi e sui giovani, patrimonializzando il nostro capitale umano e coniugando il tutto cercando di ottenere risultati sportivi, che è la cosa più difficile, tenendo d’occhio anche il risanamento economico e mantenendo il club lontano dal dissesto finanziario. Riuscire a fare tutto ciò è stato qualcosa che ci ha impegnato al massimo, facendo un lavoro straordinario. Siamo partiti per il secondo ciclo realizzando forse la cessione più importante, quella di Hjulmand, dopo quella di Vucinic. Ciò che abbiamo incassato lo abbiamo subito reinvestito per le acquisizioni dei nuovi calciatori, prendendo giovani e puntando alla patrimonializzazione, tenendo basso il monte ingaggi che, quest’anno, come lo scorso, si aggira sui 15 milioni lordi. Numeri che non sono paragonabili con nessun altro club, credo sia anche la cifra più bassa d’Europa, è qualcosa di unico e straordinario. Mi preoccupa che tutto ciò possa far pensare che possiamo alzare l’asticella verso altri traguardi: noi dobbiamo restare Davide e non trasformarci in Golia, altrimenti siamo morti. Questo mi preoccupa, ecco perché tutti mi vedono sempre incazzato. La A è un animale difficile da domare, se perdiamo le nostre caratteristiche nel sentirci Davide, la situazione diverrà impossibile. Abbiamo mantenuto la squadra più giovane del campionato, abbassando ancora di più la media, siamo i più giovani d’Italia e forse tra i primi tre in Europa. Abbiamo una rosa di 30 calciatori con cinque portieri, ciò perché crediamo nelle loro possibilità di crescita; su 25 calciatori di movimento, 17 sono nati dal 2000 al 2004; sette dei 25 sono figli della Primavera e questo è un vanto, nostro e della società, frutto di un lavoro fatto in pochi mesi, non una passeggiata. Noi abbiamo alzato il nostro livello, ora dobbiamo vedere quanto lo avranno alzato le nostre concorrenti. Un cambio di modulo verso il 4-2-3-1? Tutte le strade portano a Roma, ma se i risultati, con prima squadra e Primavera, li abbiamo ottenuti con un modulo, il 4-3-3, cambiare strada ora quando ormai la si conosce… I calciatori che scegliamo li valutiamo anche in base alla loro duttilità, come Blin che può fare sia il centrocampista, sia il difensore. Strefezza? I gol che ha realizzato lo scorso anno sono stati segnati da posizione centrale, ecco perché l’intuizione di D’Aversa non è sbagliata. Per Falcone, Pongracic, Oudin abbiamo giocato di strategia, portando a casa il risultato, ossia la loro riconferma. Abbiamo chiuso 15 operazioni in uscita e 14 in entrata, solo per la prima squadra, senza contare la Primavera. Quello che abbiamo incassato, lo abbiamo reinvestito. Se rimarrà qualcosa, lo investiremo nel mercato di gennaio o nelle strutture per migliorare il club. Quasi 30 operazioni in 80 giorni, sono circa un’operazione ogni due giorni e mezzo, abbiamo lavorato senza sosta dalla fine del campionato. Per costruire un bacino continuo nel settore giovanile ci vuole tempo. L’operazione a cui tengo di più? Tutte sono pezzi di cuore, anche quella di Smajlovic, pagato centomila euro”.