ph: Coribello/SalentoSport
LECCE – Una sconfitta onorevolissima che deve essere un’iniezione di fiducia: la pagelle
LE PAGELLE DI NAPOLI-LECCE
Falcone 5,5: Si supera nel primo tempo su Ngonge, è attento in uscita alta ma rinvia goffamente coi piedi (e centralmente) il pallone poi scaraventato in porta da Di Lorenzo.
Pelmard 6: Non dimostra incertezze dovute all’emozione, gioca una partita onesta ed attenta, con rarissime imperfezioni.
Gaspar 6,5: Solo una disattenzione in tutta la gara nella quale mette la museruola ad un tipino niente male come è Lukaku, con cui sicuramente non esce battuto nel duello, anche fisico.
Baschirotto 6,5: Stava per ritornare al gol che manca da una vita e mezza. Prova grintosa a spazzar via palloni, badando, come sempre, al sodo e lasciando da parte fioretti e merletti.
Dorgu 6,5: Si sdoppia tra difensore e esterno d’attacco, facendo tutto più o meno bene, giocando con attenzione, applicazione e intelligenza. Da migliorare il tiro in porta, come per tutta la squadra.
Pierotti 6: Prima da titolare giocata con umiltà e sacrificio nell’aiutare l’altro esordiente Pelmard sulla sua fascia. Preso un po’ in controtempo sugli sviluppi dell’azione del gol, bravo anche ad appoggiare da vicino Krstovic non appena possibile. Floscio il suo tiro in porta al 32′ su assist di Krstovic.
(84′ Oudin) sv: Una punizione dai 20 metri sulla barriera e niente più.
Coulibaly 5,5: Tiene bene il muro giallorosso in mezzo al campo finchè la condizione glielo permette, poi cala nettamente col passare dei minuti.
(77′ Rebic) 6: Smista un paio di bei palloni e si guadagna una punizione a tempo scaduto. Giocando più vicino a Krstovic è più pericoloso.
Ramadani 6: Prestazione più da difensore aggiunto che da centrocampista d’impostazione, riesce bene a contenere gli assalti dei calciatori azzurri mantenendo ordine e non sciupando troppi palloni.
Rafia 6,5: Un cane rognoso sul portatore di palla avversario a mordere le caviglie a chiunque. Buon apporto anche ai capovolgimenti di fronte, quasi sempre preciso e, stavolta, più rapido del solito a liberarsi del pallone.
(69′ Pierret) 5,5: Non un approccio alla gara col sangue agli occhi, come gran parte dei suoi compagni. Temporeggia un po’ troppo e spesso si fa soffiare il pallone o perde il tempo giusto per il passaggio al compagno.
Banda 6,5: Nel primo tempo mette a soqquadro la fascia destra della difesa azzurra, sfuggendo via, spesso e volentieri, a un tale Di Lorenzo che deve usare le maniere forti per fermarlo (e che nel finale avrebbe meritato il rosso per il secondo intervento falloso su Rebic). Preso dalla solita voglia di tirare in porta da ogni posizione, appena ne ha la possibilità, talvolta ignora compagni meglio piazzati di lui, ma questa non è una novità. Forse avrebbe meritato di restare in campo un’altra decina di minuti in più ma rischia un rigore folle per una testata involontaria a Politano. Se ritorna fisicamente ad essere quello del passato, può essere una nuova arma a disposizione di Gotti.
(69′ Sansone) 6: Impatto un po’ troppo timidino con due errori di leggerezza nella fase calda dell’incontro ma sull’ultima punizione stava per infilare l’incrocio dei pali opposto. Il suo ritorno in campo può essere fondamentale per questa squadra, sia a livello d’esperienza, sia a livello tecnico-tattico.
Krstovic 6: Sgomita, lotta, fa da sponda, combatte spesso uno contro tre, smista palloni, imposta contropiedi. Peccato che la mira, la cosa essenziale per un attaccante, non sia ancora stata registrata. E peccato che non sia riuscito a spazzare via quel pallone a un metro dalla porta sul gol di Di Lorenzo. Ma la sua prova è da elogiare. Fiducia in vista del Verona.
All. Gotti 6: Stavolta il Lecce c’è. Se la gioca, con grinta, non mollando un centimetro seppur nettamente inferiore tecnicamente all’avversario. Il 4-5-1 è da battaglia e funziona per due terzi di gara ma la sua squadra non avrebbe rubato nulla con un pareggio. Questa sconfitta onorevolissima deve essere un’ulteriore iniezione di fiducia in vista di Lecce-Verona, a patto che si giochi tutti da squadra e non ognuno per conto suo e che si sudi la maglia sino all’ultimo secondo, come visto oggi al “Maradona”.
