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foto: S. Sticchi Damiani
ph: Coribello/SalentoSport

LECCE – Sticchi Damiani sugli errori estivi e sulla squadra “decifrata tardi”

La stagione appena chiusa è stata una delle più difficili, per vari motivi, per l’Us Lecce. Secondo quanto sottolineato ieri dal presidente Saverio Sticchi Damiani in conferenza stampa, in estate si sono compiuti degli errori di valutazione, poi corretti dal cambio di guida tecnica con l’arrivo di Marco Giampaolo sulla panchina giallorossa.

Il cambio in panchina è stato uno snodo cruciale, dunque. Dopo le prime 12 giornate e un cammino non in linea con le aspettative, la società ha deciso di cambiare, prendendo atto che il percorso iniziato con mister Gotti non stava producendo i frutti sperati. “La squadra ha perso la propria l’identità”, si disse. A corroborare la tesi, Sticchi ha citato il centrocampo schierato da Gotti nella gara casalinga contro l’Empoli, l’8 novembre, ultima prima dell’esonero dell’allenatore veneto: Ramadani-Rafia con Oudin trequartista centrale e con Banda e Dorgu esterni, tutti dietro Krstovic. “È chiaro che questi equilibri, con il tempo, hanno fatto emergere i veri valori, ma inizialmente erano difficili da leggere. Quando si cambia un allenatore in corsa, affidando la squadra a un nuovo tecnico con cui non si è condivisa la costruzione della squadra, le difficoltà si moltiplicano.

Sticchi Damiani ha elogiato Giampaolo, come allenatore ma soprattutto come uomo: “Ha dimostrato che la competenza e l’equilibrio non vanno mai fuori moda”. E poi: “Non ha mai pronunciato una parola fuori posto, non si è mai lamentato della rosa e ha saputo prendere sulle spalle la responsabilità tecnica e umana di un gruppo in difficoltà. Nei momenti difficili ci ha sempre messo la faccia e per questo gli riconosco non solo grandi doti professionali, ma anche una profonda onestà intellettuale e sensibilità umana”.

Poi, dopo la bella vittoria di Parma del 31 gennaio, sono arrivate dieci partite senza vittorie, e con soli tre punti racimolati. Quella vittoria di Parma, arrivata a ridosso del gong sul calciomercato invernale, forse ha indotto la società a non operare ulteriormente sul mercato, pensando che la rosa potesse agevolmente salvarsi nelle condizioni in cui si trovava e con gli arrivi di Danilo Veiga e Tiago Gabriel, due riserve per il reparto difensivo ampiamente rimaneggiato.

Il presidente ha poi spiegato che le sconfitte, tranne quella interna col Como, sono state tutte di misura e/o frutto di episodi, mai per prestazioni fallimentari. A contorno, poi, la sfilza di errori arbitrali, ieri documentati, a complicare ancora di più le cose.

Bravo è stato Giampaolo, soprattutto da Bergamo in poi, a trovare in sé e nel gruppo le forze per compiere un’impresa. Una salvezza come un premio che “il mondo del calcio doveva restituirgli”, una sorta di risarcimento morale per un allenatore che ha vissuto il calcio sempre con passione, rigore e rispetto.

Una nota su cui riflettere, però, è stata la presa di coscienza che il gruppo era difficile da amministrare, anche per via delle tante lingue parlate dai diversi calciatori provenienti da diverse parti del mondo e della loro riluttanza a imparare l’italiano, anche attraverso dei corsi ad hoc organizzati dalla stessa società. Un gruppo che è stato, parole di Sticchi, “decifrato troppo tardi”. Sui motivi del ritardo, la società rifletterà per capire se affidare anche nella prossima stagione la guida della squadra al tecnico abruzzese o se virare altrove.

La lezione di quest’anno, dunque, è chiara: non si può improvvisare in Serie A, ogni scelta deve essere presa con la massima cura e convinzione perché ogni errore di programmazione, specie estiva, pesa come un macigno. Sperando – battuta sottile ma ben chiara – che l’incontro tra Corvino e Giampaolo per discutere di un eventuale prolungamento della collaborazione, avvenga in una giornata serena e senza temporali che possano causare incendi, come come successo con Gotti lo scorso anno lo scorso anno, due giorni prima di ufficializzare la sua riconferma.