MONDIALI – Da World Cup a Euro 2018 il passo è breve. Il titolo sarà affare da Vecchio Continente

Neymar al tappeto (stavolta senza simulare), l'Uruguay senza Cavani e con Muslera in porta è impotente. E Putin non vuole farsi vedere perdente

Foto: Un'immagine di Brasile-Belgio (©eurosport)

E rimasero in quattro. Saranno Francia, Belgio, Inghilterra e Croazia a giocarsi un posto sul podio, un posto nella storia, un posto sull’olimpo degli dei del calcio. E’ quanto sanciscono i tiratissimi quarti di finale di Russia 2018, relegato nel giro di 4 ore da Mondiale ad Europeo, con sole selezioni del Vecchio Continente a lottare per l’iride come non accadeva dal 2006. Peccato solo che chi trionfò in quell’occasione (noi, per gli infedeli che non lo sanno o non se ne ricordano) abbia potuto ammirare le battaglie che da quasi un mese si susseguono da Kaliningrad ad Ekaterimburg soltanto in televisione, e non da protagonista. Ci sarebbe stato davvero da divertirsi.

A tagliare il nastro dei quarti è stata Uruguay-Francia, annunciata come sfida equilibrata e che tale si è dimostrato, tuttavia non certo quanto a valori tecnici. L’assenza di Cavani ha tolto alla Celeste la metà del proprio peso offensivo, e i francesi ringalluzziti hanno colpito presto e clamorosamente proprio nel campo di battaglia più adatto ai guerrieri sudamericani, le palle inattive. Varane ha sfruttato al meglio la dormita di Stuani, che con Cavani ha in comune solo la rima, infilzando agevolmente MusleraCastorino ha ben pensato di metterci del suo per chiudere i conti, realizzando la parata del siglo al contrario, in pieno stile Karyus, e concorrendo con Caballero per il premio “Cappellata in salsa russa”. Griezmann, imbarazzato per aver portato i suoi di nuovo nelle top 4 mondiali dopo 12 anni in quel modo indecente, non ha nemmeno esultato. Peccato, perché tra le due marcature transalpine i ragazzi dell’impagabile Tabarez avevano messo sul campo la solita garra uruguagia, trovando sulla strada uno Lloris che ha portato i suoi avanti in una giornata mediocre per le tante stelle di Deschamps.

Non ha deluso le attese di calcio champagne la sfida più affascinante del Mondiale fino ad oggi (e forse non solo), quella vera finale anticipata che è stata Brasile-Belgio. I fiamminghi hanno dato spettacolo in avanti, spinti da un Lukaku indomabile, un De Bruyne finalmente vivace e in gol e un Hazard da Pallone d’Oro, trovandosi di fronte una Selecao tutt’altro che sottotono, bensì molto sfortunata. Il palo iniziale da zero metri di Thiago Silva, l’autogol di Fernandinho a proseguimento di una tradizione da Mondiale al contrario (siamo addirittura alla nona autorete), il rigore netto non assegnato a Gabriel Jesus e le super parate di Courtois: proprio non s’aveva da fare. Di proprio c’è stata le pessima prova di Neymar, annullato da un Meunier che non è proprio Claudio Gentile in fase difensiva. O’ Ney al tappeto. E stavolta non è una simulazione.

Ieri alle 16 è stato un momento non semplice per noi italiani: la Svezia, colei che ci ha negato il sogno russo, era lì, a un passo dalle clamorose semifinali. Nulla contro i vichinghi, che hanno meritato di arrivare fin là grazie a un “gioco” dalla discutibile estetica bilanciata dall’inesorabile efficacia, ma per noi sarebbe di certo stato un colpo duro da digerire. A cancellarne le possibilità di realizzazione ci ha pensato la rediviva Inghilterra, che per la terza volta nella sua storia si è ricordata di essere una selezioni di alcuni tra i giocatori più pagati del pianeta che giocato nel torneo più bello e ricco al mondo, ed ha smontato i sogni svedesi più velocemente di una cassettiera dell’Ikea. Beffa delle beffe, il gigante Maguire e Dele Alli hanno punito Olsen con due colpi di testa, fondamentale marchio di fabbrica dei gialloblù. Prima o poi doveva finire.

Sfida dal tasso tecnico nettamente inferiore alle altre, Russia-Croazia è invece il quarto che ha regalato più spettacolo ed emozioni. L’eurogol di Cheryshev e il pari da rapace d’area di rigore di Kramaric hanno mandato le due squadre ai supplementari. Gli adriatici erano in ginocchio, provati dagli acciacchi, ma un colpo di testa di Vida, già Campione del Mondo nel campo delle capigliature più idiote della storia, ha fatto sobbalzare la Presidentessa croata presente sulle tribune di Sochi. La gioia della bionda politica è durata poco, il tempo che l’oriundo Fernandes bucasse Subasic con una chirurgica girata di testa su assist di Dzagoev: calci di rigore. Entrambe provenienti da un successo dal dischetto, le due nazionali se la sono giocata colpo su colpo. Maldestro cucchiaio di Smolov, poi lo zar Akinfeev para su Kovacic, poi Fernandes spazza anziché tirare e trova i cartelloni pubblicitari ed infine Rakitic, glaciale, la mette dentro. Croazia in semifinale per la seconda volta nella sua storia vent’anni dopo. Peccato non aver visto la faccia di Putin, certo non noto per la sua sportività nell’accettare le sconfitte. Fossimo in Fernandes, un pensierino sul rientro in Brasile ce lo faremmo.

Alessio AMATO
Giornalista, scrittore e imprenditore nel settore dei servizi culturali. Iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016, già redattore de Il Giornale di Puglia, Tagpress e, dal 2013, di SalentoSport.net.

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