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in foto: Luigi Bruno
copyright: Coribello

L’INTERVISTA – Gigi Bruno: “Eccellenza, format da cambiare. Rimpianti in carriera? Con Tricase ed Otranto”

Forte delle oltre duecento panchine sommate ai massimi livelli dei campionati dilettantistici italiani e regionali, Gigi Bruno è tra i principali conoscitori e personaggi di spicco del calcio salentino. Noi lo abbiamo sentito in esclusiva per parlare del campionato di Eccellenza che è stato, dei progetti futuri e non solo.

Per il Lecce è stata un’annata trionfale, ma ora viene il difficile. Quale potrebbe essere una ricetta utile per tentare l’impresa salvezza?

“Innanzitutto va detto che la società sta facendo un grande lavoro a livello dirigenziale, ed un grande applauso va fatto al direttore Corvino ed al presidente Sticchi Damiani. Ora, per tradurre sul campo la bontà dei progetti, servono le idee, serve mettere sul campo una squadra dinamica, frizzante, con un’identità ben precisa che possa sopperire al gap tecnico con le altre. Un po’ come ha fatto lo Spezia in queste due stagioni passate, per intenderci. Solo così credo ci si possa salvare“.

Dal massimo campionato italiano al massimo campionato regionale, l’Eccellenza. Credi che quello attuale sia il format migliore oppure no?

“Spero francamente che si torni alla vecchia Eccellenza. Penso che Tisci abbia le idee chiare circa come fare per tornare ad emergere. Il torneo pugliese è sempre stato il migliore ed il più bello a livello nazionale, adesso invece non è così. Personalmente ho vissuto non il primo anno con la nuova formula, ma questo ultimo sì e posso dire che, se devo essere sincero, è davvero decaduto e sotto ogni aspetto, non solo sotto il profilo tecnico e tattico. Dovrebbero ritornare al girone unico e rimettere le cose a posto senza pensare alle lamentele del singolo club. Chi ha deciso per quel formato lo ha fatto perché troppe società si lamentavano della mancanza dei fondi per affrontare le trasferte, Tisci ha fatto il suo lavoro per accontentare le richieste ma poi ci si è lamentati lo stesso per il rovescio della medaglia. Serve avere le idee chiare. Se vuoi un torneo di livello devi affrontare le spese, altrimenti fai la Promozione“.

Torneo, quello passato, che avevi avviato a Racale. Che giudizio dai sulla tua porzione di stagione e sull’esito finale avuto dal tuo ex club?

“A Racale ho disputato dieci gare tra mille difficoltà, vincendo comunque a Otranto ed a Maglie e salutando con una squadra fuori dalla zona playout. Penso proprio che anche quest’anno mi sono guadagnato la pagnotta. In particolare ci tenevo a ringraziare il presidente e Franco Simeone e Saverio Corvaglia, rispettivamente allenatore e preparatore della formazione juniores, che mi hanno aiutato mettendomi a disposizione il nucleo giovanile per la prima squadra. Sono contento di aver fatto esordire in tanti, giocavamo sempre con sei o sette under che in quelle dieci giornate si sono distinti”.

Barletta e Martina entrambe promosse in Serie D. Verdetti meritati per i due blasonati club?

“Sono contento sia per il Martina che per il Barletta, che hanno meritato il salto di categoria. Per vincere hai bisogno di giocatori veri che sono anche veri leader, come Ancora del Martina ad esempio. In spogliatoio un capitano e di conseguenza un elemento molto importante”.

Tornando alla tua carriera, ti porti dietro qualche rimpianto particolare?

“Il maggiore l’ho avuto forse da tecnico del Tricase, con quella Finale di Coppa Italia persa al 95esimo a causa di un rigore inesistente. Poi a Otranto, quando eravamo terzi a -1 dal Brindisi secondo ed arrivammo allo scontro diretto senza Diarra e Mariano, perdendo 3-2 con il palo di Villani al 96esimo. Con tre giocatori in più in quella stagione avremmo lottato per il vertice. Devo comunque dire che mi sono divertito tanto ad Otranto, quel 3-4-3 me lo porto dentro. Ricordo che rimasi nonostante l’offerta allettante del Corato. Peccato davvero perché per gioco ed organizzazione avremmo meritato di lottare fino alla fine per la vittoria del torneo, che avremmo potuto ottenere con un paio di innesti in più. Mi sono comunque tolto grandi soddisfazioni in biancazzurro, tra cui andare in gol con sedici giocatori diversi. E poi il Manduria, quando con un gruppo straordinario rinunciammo ai playoff in un campionato di un livello mostruoso, con tecnici avversari come Ciullo, Ragno e De Luca. Ci riuscimmo da ripescati, rinunciando agli spareggi perché la società non era più in grado di proseguire”.

Cosa bolle nella pentola di Gigi Bruno ora? Ci sono discorsi aperti con qualche club?

“Intanto nella seconda metà della passata stagione ho arricchito il mio bagaglio vedendo allenamenti e partite, perché un allenatore ha sempre da imparare. A maggio c’è stata una bella chiacchierata con un presidente di fuori Salento, ma personalmente non intendo spostarmi da qui perché ci sono altre priorità a cui devo far fronte”.