DILETTANTI – Bruno, dal Leverano all’Avetrana con fermata a Grottaglie: “Nel calcio non c’è meritocrazia, ma…”

L'ex ds del Leverano e dell'Avetrana parla della non concretizzatasi esperienza a Bitonto e del suo presente nel settore giovanile del Grottaglie. Lodi per Taranto e Casarano: "La società rossazzurra ha creato un vero e proprio quartier generale, roba da professionisti"

bruno-antonio

Foto: Antonio Bruno

Dave Basset, uno dei più importanti ds della storia del calcio inglese, parlando della figura del direttore sportivo l’ha definita così. “Un tampone. Il direttore sportivo risponde alla dirigenza ma è lì per assistere l’allenatore”. Un tipico direttore sportivo, dunque, oltre a occuparsi delle trattative di calciomercato, è prima di tutto un punto di riferimento importantissimo per la società e per la squadra. Una figura chiave, insomma. Ma cosa distingue un ds bravo da uno scarso? Per rispondere a questa domanda potremmo prendere in rassegna la carriera di Antonio Bruno, l’uomo delle missioni impossibili. L’uomo della salvezza contro ogni pronostico a Leverano, della salvezza contro ogni pronostico nella sua prima stagione ad Avetrana, della semifinale playoff nella sua seconda stagione in biancorosso. La sua abilità migliore è quella di saper riconoscere il talento in mezzo all’anonimato. Che è poi una di quelle qualità che fanno la fortuna delle società.

Dopo il divorzio dall’Avetrana, Antonio Bruno è rimasto fuori dai giochi. Com’è possibile che uno bravo come lui stia a casa? “Dopo l’esperienza di Leverano, dove siamo riusciti a portare per la prima volta nella storia della città il campionato di Eccellenza, ci sono stati i due anni bellissimi di Avetrana – racconta Bruno -. “Due anni di emozioni intense, che mi auguro si possano ripetere per Avetrana e anche per il sottoscritto. Però arriva il momento in cui si capisce che è finito un ciclo e ho dovuto girare pagina. Colgo l’occasione per salutare tutti i tifosi e la comunità, che mi hanno lasciato un grandissimo ricordo. In estate ci sono stati contatti con alcune società, ma mi ero ripromesso di sposare solo un progetto serio e a lungo termine, perché non volevo buttare all’aria ciò che di positivo avevo fatto in questi anni. E il progetto giusto sembrava essere quello dell’US Bitonto, purtroppo non concretizzatosi per le note vicende che hanno interessato la società. Eravamo in contatto già da un po’, ringrazio Cariello, Santoruvo e Morgese per la stima e per la fiducia che hanno avuto nei miei confronti. Peccato, perché avevamo iniziato già una bella programmazione. Il calcio, come tutti gli ambienti lavorativi, è un ambiente particolare, dove non c’è meritocrazia, ma questo mi dà ancora di più la carica. Per quanto mi riguarda non è una sconfitta rimanere a casa”.

Ma il disimpegno è solo parziale. “Per il momento sono rientrato a Grottaglie, la mia città, ed essendo legato all’Ars et Labor, società in cui sono cresciuto calcisticamente, ho deciso di dare una mano al settore giovanile. Quando c’è la passione le categorie non contano, mi piace seguire il calcio a 360 gradi. Ne ho approfittato, perché mancavo da tempo dal mondo dei settori giovanili. Sto girando per i campi delle categorie minori, perché è anche lì che bisogna andare a cercare. Sto seguendo un po’ di giovani che mi sono piaciuti particolarmente. È un piacere collaborare con il responsabile del settore giovanile Piero Mero, con cui c’è molta sinergia”.

Questo, ovviamente, non c’impedisce di fargli alcune domande sui campionati maggiori. Nelle ultime giornate il Taranto ha dato dei segnali veramente importanti. “Soprattutto le vittorie con Cerignola e Bitonto hanno infuso tanta autostima. Credo che fino alla fine resterà una lotta a tre. Da tarantino mi auguro che vinca il Taranto. Peccato per il Nardò, che era partito benissimo e ora sta affrontando un momento di difficoltà. Resta, comunque, il grande lavoro di valorizzazione dei giovani”.

In Eccellenza il Casarano ha preso il largo. “È dall’inizio che dico che i rossazzurri non avrebbero avuto difficoltà a vincere questo campionato. La forza del Casarano sta oltre che nella qualità della rosa, in una grande organizzazione societaria e in uno staff tecnico di alto livello. Hanno creato un vero e proprio quartier generale, roba da professionisti. Brindisi, Barletta, Altamura e Gallipoli stanno facendo il loro campionato. Molto bene l’Otranto: lo danno sempre tutti per spacciato, ma riesce a salvarsi con grande tranquillità, valorizzando i giovani. Complimenti a Gigi Bruno. Al momento vedo seriamente compromesso il cammino di 2-3 squadre. In generale il livello dell’Eccellenza è sceso, sia a causa dei problemi organizzativi di alcune società sia perché non c’è ancora ricambio. È ora di puntare sui giovani, cosa che io faccio da tempo con grande orgoglio”.

In Promozione prove di fuga per la Deghi.Anche la Deghi ha un’ottima organizzazione, inoltre ha un proprio campo. Sarà una delle rivelazioni dei prossimi anni. Per questo campionato la vedo favorita. In fondo alla classifica ci sarà da lottare fino alla fine. In generale il campionato di Promozione è salito di livello rispetto all’anno scorso, parecchi nomi importanti sono scesi di categoria”.

Articoli Correlati