VOLLEY – Colaci, da Ugento a Rio: “La pallavolo salentina mi ha dato tanto, ora deve ripartire dai giovani”

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Foto: Massimo Colaci (@tuttosport.it)

È uno dei migliori liberi al mondo e non ha mancato di dimostrarlo ai scorsi Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, nel corso dei quali ha vinto una medaglia d’argento facendo appassionare ed emozionare migliaia di tifosi italiani, e in modo particolare salentini. Perché del Salento Massimo Colaci, nato a Gagliano del Capo nel 1985 ma ugentino doc, oltre che essere originario è anche una vera e propria eccellenza in giro per il mondo, visto che come se non bastassero le sue tangibili qualità, vanta un palmares che si presenta da solo: tre Campionati Italiani, due Coppe Italia, due Supercoppe, una Champions League, tre Mondiali per Club e quattro podi con la Nazionale (World League 2014, Europeo 2015, Coppa del Mondo 2015 e Olimpiade 2016), il più recente dei quali costituisce la classica ciliegina su una torta prelibata. “Ma c’è ancora tanto da provare a vincere, sia a Trento che con la Nazionale”, ci ha tenuto a precisare nell’intervista esclusiva rilasciata ai nostri microfoni.

Quella da poco conclusa non è stata un’estate come tutte le altre, per te come per gli appassionati italiani di volley. Cosa si prova a vincere una medaglia olimpica?

“È vero, è stata un’estate bellissima, che non era iniziata nel migliore dei modi visti i nostri risultati in World League ma che poi ci ha regalato l’immensa emozione dell’argento a Rio. Certo, la finale persa è stata un peccato, ma ciò non cancella i bellissimi momenti passati e l’importante risultato raggiunto. Come ho detto, un podio olimpico è un sogno che si realizza, ma gli stimoli e la voglia di fare ancora bene ci sono tutti, visto che con la Nazionale c’è la prospettiva dei Mondiali in casa nel 2018. Prima ancora, però, devo concentrarmi sul mio club, perché siamo agli inizi di una nuova stagione in cui c’è tanto lavoro da fare”.

Questo sarà il tuo settimo anno a Trento, dove sei ormai una bandiera. Che stagione vi attende?

“Proprio per la mia lunga militanza con questi colori, mi sento responsabile delle sorti della squadra, e sono pronto per cercare di fare bene anche quest’anno. Sono fiducioso perché la squadra è stata ben costruita e la qualità è ottima. Certo, non partiamo con i favori del pronostico, viste le forze in campo espresse da compagini come Modena, Perugia e Civitanova, ma possiamo comunque ambire ad arrivare fino in fondo al Campionato. Poi saremo impegnati anche al Mondiale per Club, che è sempre un’emozione e che abbiamo già avuto il privilegio di vincere. Portare a casa qualche titolo di quelli in palio sarebbe per noi molto importante, soprattutto dopo un anno, quello scorso, in cui siamo rimasti a bocca asciutta”.

Facendo un passo indietro, quanto ha contribuito il Salento nella formazione del Colaci pallavolista?

“La mia terra, e in modo particolare la mia cittadina, Ugento, mi ha dato tantissimo, sia a livello sportivo sia a livello umano, e non posso che portarla nel cuore ovunque io vada. Ai Falchi devo tutto, perché lì ho iniziato e c’è tanto di quella società nei miei successi, dunque anche nell’argento olimpico, e spero che presto possano tornare ai fasti di un tempo. Poi non dimenticherò mai l’affetto che i miei concittadini mi hanno dimostrato nel post-Rio, organizzando una festa che mi ha fatto emozionare tantissimo”.

Da Mirko Corsano a Daniele De Pandis, da te a Marco Rizzo, a Lecce e dintorni vengono sfornati liberi a volontà. È un caso?

“No, nella maniera più assoluta. Dalle nostre parti si lavora molto bene in ricezione così come in difesa, ed ecco spiegato perché dalle squadre giovanili salentine vengono fuori spesso e volentieri liberi di grande qualità. Anche se, sono convinto, si può e si deve fare ancora meglio”.

Come valuti l’attuale stato del movimento pallavolistico salentino?

“Seguo spesso le nostre squadre, e attualmente tifo per Alessano che è la nostra principale rappresentante a livello nazionale. Spero possano continuare così, perché la loro presenza ad alti livelli è fondamentale, considerato anche che tante altre realtà prima al top sono andate affievolendosi. Sono infatti convinto che, nonostante siano state fatte buone cose negli ultimi anni, tantissimo altro sia ancora da migliorare. Da noi non ci sono risorse che possono magari esserci in città come Trento, e per questo bisogna ripartire forte e puntare sui giovani. Ricordo che quando ero agli inizi della mia carriera vi erano tante società che lavoravano quasi esclusivamente sui ragazzi, ed infatti come minimo chi usciva da quei settori giovanili arrivava a giocare tranquillamente in Serie B. Certo, servirebbe un aiuto maggiore da parte della Federazione, ma le società dovrebbero concentrarsi a costruire le proprie basi proprio sullo sviluppo dei giovani”.

Alessio AMATO
Giornalista, scrittore e imprenditore nel settore dei servizi culturali. Iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016, già redattore de Il Giornale di Puglia, Tagpress e, dal 2013, di SalentoSport.net.

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