foto: Tiago esulta per il suo primo gol in Aph: Coribello/SalentoSport
LECCE – Tiago illude, poi il Cagliari affonda i colpi. Una squadra desolata e desolante alla deriva: le pagelle
LE PAGELLE DI LECCE-CAGLIARI
Falcone 7: Anche oggi il migliore in campo dei suoi. Miracolo su Deiola al 22′, distendendosi da campione alla sua destra. Tempista su Adopo, poi viene salvato dai pali due volte. Chiude su Palestra. Un po’ meno lavoro nella ripresa. Intuisce il rigore di Belotti ma non ci arriva.
Kouassi 5,5: Generoso, ordinato, a tratti intraprendente nel primo tempo, mentre nella ripresa naufraga come un po’ tutta la squadra.
Gaspar 5,5: Non è ancora quello dello scorso anno, sperando di rivederlo quanto prima. Sfiora il gol di testa ma, nel computo generale, soffre la vivacità delle punte avversarie.
Tiago Gabriel 6: La gioia del primo gol in Serie A, una prestazione su livelli più che sufficienti poi macchiata da quel fallo in area su Belotti che ha decretato la sconfitta.
Gallo 4: Serata da dimenticare. Palestra sembra Cafù e lui non sa che pesci pigliare.
(46′ Ndaba) 6: Un boato quando ferma per la prima volta Palestra sulla fascia. Si impegna, coi mezzi che ha, e non sfigura.
Coulibaly 5: Non vive un periodo di grande forma. E se cala anche lui, allora c’è seriamente da preoccuparsi.
Ramadani 5,5: Ci mette sempre tutto se stesso ma il piede non è da lancio lungo e il tiro non è da cecchino. La grinta non manca ma ogni tanto va in tilt. Evita come la peste di farsi dare il pallone in prima impostazione di gioco.
(73′ Camarda) sv: Coraggio ragazzo, verranno forse tempi migliori, magari altrove.
Sala 5,5: Un altro spezzone di discrete speranze svanite col passare dei minuti, stavolta solo 45 invece dei 60 di Bergamo.
(46′ Kaba) 5,5: Se il cambio di marcia lo deve dare Kaba, allora il Cagliari può dormire su due cuscini. Qualcosina di buono la combina ma va in seconda marcia quando gli avversari sono in quinta tirata.
Pierotti 6: Si accende con molta calma dopo un primo tempo da decaparecido sulla fascia. Si costruisce di carattere una palla gol consegnandola a Morente che la getta via come fosse un volantino del supermercato nella cassetta della posta.
(80′ N’Dri) 5,5: Tanta voglia di fare, ma solo quella.
Stulic 5: In tre partite avrà visto mezzo pallone giocabile. C’è da dire, però, che è poco propenso alla guerriglia in area, non uscendo quasi mai dalla marcatura per farsi dare il pallone.
Sottil 6: Vedere un calciatore del Lecce saltare un uomo dopo tempo immemorabile dà i brividi. L’assist per Tiago è suo ed è l’unico che dà l’impressione di poter combinare qualcosa con i suoi spunti. Ma spesso sono fini a se stessi e spesso non passa il pallone quando dovrebbe.
(61′ Morente) 4,5: Avere sulla testa il pallone del 2-2 e spedirlo clamorosamente a lato a porta sguarnita. Chest’è.
All. Di Francesco 4,5: I fischi dello stadio e l’invito della Curva a tirare fuori altri aspetti caratteriali, ad oggi decisamente mancanti, la dicono tutta. Questo Lecce è desolatamente sconfortante per la bassa qualità dei suoi uomini, del suo gioco, delle sue idee. Ripesca Tiago titolare insieme a Pierotti, in panca rimangono Siebert e Morente. L’avvio di gara è quasi sorprendente: il Lecce gioca facile e veloce e dopo cinque minuti è già avanti sul cross di Sottil imbucato da Tiago. In fase di non possesso, però, i problemi cominciano a delinearsi col passare dei minuti. A sinistra Gallo non oppone la minima resistenza a Palestra, non riesce a fermarlo in nessun modo e il Cagliari si fa via via più minaccioso. Dal 18′ in poi comincia un’altra gara: il Lecce ha esaurito la propulsione e arretra sempre di più. I sardi infilano occasioni su occasioni, fin quando può ci pensa Falcone poi deve inchinarsi a Belotti su cross di Palestra da destra. L’incapacità di declinare uno straccio di gioco decente si mischia con la paura di sbagliare e con la mancanza di personalità. Il Lecce va al riposo in parità, ed è una fortuna. Gallo e Sala rimangono negli spogliatoi, in campo Ndaba e Kaba. Cambio ruolo per ruolo, come spesso accade. Qualche sprazzo di vitalità si vede in avvio di ripresa ma è un altro fuoco di paglia. Il Lecce non ha un’idea di gioco, non ha un regista che si incarichi di avanzare palla al piede e costruire la prima azione offensiva, si affida a lanci lunghi e come viene viene. Lentamente la squadra implode e prende il gol dell’1-2. Nei minuti finali Camarda affianca Stulic ma in due non vedono mezzo pallone. Berisha e Helgason, due che un pizzico di qualità forse ce l’avrebbero, rimangono in panchina per altri 90 minuti come domenica scorsa. Un punto in quattro partite e ultimo desolante posto, questo dicono i numeri. Il resto, ossia il giudizio personale, non si discosta da ciò che evidenzia la matematica. Al momento, in pochi meriterebbero di giocare nel massimo campionato. Di Francesco non sta riuscendo a cavare un ragno dal buco col materiale che si ritrova in mano. La rosa, nonostante due mesi di mercato, sembra avere delle lacune evidenti. È necessario cambiare rotta e inventarsi qualcosa, altrimenti sarà una Quaresima.
