foto: G. Inguscio
L’INTERVISTA – Gianni Inguscio: “Avrei meritato di più. Nei professionisti ci potrei stare, ma nel calcio contano rapporti e compromessi…”
Dopo due stagioni più che positive con l’Atletico Racale e diverse esperienze nel mondo del calcio dilettantistico, l’esperto e vincente direttore sportivo Gianni Inguscio saluta (momentaneamente?) il campo di gioco per motivi di lavoro. Ma ciò non significherà abbandonare il mondo del calcio.
Col Racale, lo scorso anno, l’obiettivo salvezza è stato centrato, seppur con qualche patema di troppo specie nelle ultime partite. Che campionato è stato?
È stato un campionato lungo e difficile che nonostante le difficoltà avute durante l’anno, a causa di lunghe squalifiche e degli innumerevoli infortuni, ci ha visti tagliare il traguardo della salvezza a 52 punti! Matias Calabuig ha fatto un grandissimo lavoro, non era facile adattarsi a tante situazioni di emergenza, non tutti gli allenatori sono disposti a farlo e poi raggiungere l’obiettivo stagionale. Calabuig è un ottimo tecnico e lo dimostrerà anche quest’anno col Brilla Campi.
Contrariamente a quanto previsto in un primo momento, anche il prossimo campionato sarà a 20 squadre. Che stagione sarà?
Quello che sta per iniziare sarà un torneo molto difficile ma in qualche modo c’è il riferimento della stagione scorsa che può aiutare a fare delle previsioni e soprattutto ad organizzarsi al meglio. Per motivi di lavoro ho deciso di non continuare a Racale e non firmare per nessuna squadra, dovevo fare una scelta e ho deciso di dedicarmi al mio studio di consulenza del lavoro ma restando comunque nel calcio occupandomi anche di consulenza del lavoro sportivo che alla luce della riforma dello sport è diventata imprescindibile nella gestione delle associazioni sportive.
Chi avrà l’onere di rivestire il ruolo della favorita?
È ancora presto per dire chi vincerà il campionato, le rose non sono ancora definite ma sicuramente le piazze che saranno in prima fila saranno il Brindisi, il Taranto che dovrebbe disputare il campionato di Eccellenza, Bisceglie, Canosa. Per il discorso salvezza sarà molto complicato perché come lo scorso anno un punto potrà fare la differenza e questo vuol dire che si salverà direttamente senza passare dai playout chi farà meno errori degli altri.
Che giudizio ti dai da direttore sportivo?
Sinceramente credo di aver raccolto molto meno di quello che avrei meritato. Se parliamo di calcio dal punto di vista tecnico e mi guardo intorno, lo dico senza presunzione perché per ognuno di noi parla la propria storia personale, non vedo nessuno davanti a me, neanche chi oggi è nei professionisti, con quello che vedo in giro, io nei professionisti ci potrei stare tranquillamente, poi però, l’ho capito benissimo negli anni, non conta solo questo, nel calcio contano i rapporti, i compromessi, le persone di cui ti circondi perché non sempre sono leali, conta soprattutto non essere sempre diretti e sinceri ma le maschere bisogna averle tutte perché come diceva il cardinale Richelieu “il tradimento è solo una questione di tempo”. Tutto questo io non l’ho avuto perché ho preferito portare avanti le mie idee puntando ai risultati, che ho sempre raggiunto, piuttosto che abbassare la testa o salire su un carro per fare la cartolina.
