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foto: Karlsson e Gallo

LECCE – Grigiore generale profondo e sconfortante. Squadra che non produce gioco e non tira: le pagelle

LE PAGELLE DI FIORENTINA-LECCE

Falcone 6: Incolpevole sul gol, spiazzato sul rigore, salvato dal palo. Per il resto, serata di quasi riposo, se non fosse per le impostazioni di piede che lasciano spesso il tempo che trovano.

Guilbert 5: Innumerevoli errori di tocco, di passaggio ma anche di concetto. Rimedia un po’ nella parte finale di gara con un paio di buone chiusure. Ma Gosens gli salta in testa nell’azione del gol.

(86′ Veiga) 4: Ha sul sinistro il pallone del pari ma lo spedisce tra le ruspe: da mani nei capelli.

Baschirotto 6: Insieme al suo compagno di reparto, non soffre molto a limitare Beltran e Zaniolo, tempista nelle palle alte, in affanno (quasi in panico) quando c’è da impostare.

Jean 6,5: Fa saltare i nervi a Zaniolo giocando d’anticipo, di fisico e di mestiere.

Gallo 4,5: Ancora peggio di venerdì scorso contro l’Udinese. I primi venti minuti sono da incubo: non imbrocca un passaggio che sia uno e si fa sorpassare a doppia velocità da Dodò sull’azione del gol. E non sarà l’ultima volta. Un po’ meglio nella ripresa, ma ci voleva poco.

(64′ Sala) 6: Propositivo sulla fascia, insieme a Morente almeno ci provano a gettare in mezzo qualche pallone.

Coulibaly 5: Un’anima in pena in mezzo al campo, ove vaga guardando palloni andare di qua e di là, sempre su piedi e teste avversarie. Dà poco manforte in fase filtro, cosa che dovrebbe essere il suo forte.

Pierret 5: Uno dei pochissimi che gioca qualche pallone in verticale e che, ogni tanto, si libera dal marcatore per farsi dare il pallone. Poco aiutato dal suo compagno di reparto, non riesce a far cambiare passo alla squadra. E, in più, regala uno sciagurato rigore poi sbagliato da Beltran.

Morente 6: Relegato a far compagnia alla linea laterale (sulla destra, lasciando la sinistra a Karlsson), spesso ignorato dai compagni, è l’unico che prova qualche giocata e l’unico a mettere in mezzo dei cross arcuati e tesi. Gioca anche da terzo di centrocampo nella ripresa, allontanandosi ancora di più dalla porta avversaria, quando uno come lui, veloce e con un buon tiro, magari dovrebbe giocarci più vicino.

Berisha 4,5: Giampaolo lo schiera a ridosso di Krstovic ma non trova mai tempo, pallone e compagni. Evidentemente non a suo agio in quella posizione.

(64′ Rebic) 4: Altra prova svogliata. Sbaglia stop, sbaglia a tirare in porta e la palla arriva in fallo laterale, sbaglia la misura dell’ultimo pallone al compagno che stava per scodellare in area il cross della disperazione.

Karlsson 6: Alterna lunghe fasi di ombra a qualche sprazzo di luce. Un suo scavetto stava per riportare la gara in parità. Osa troppo poco, e non gli mancherebbero il coraggio e la qualità per farlo.

(64′ Helgason) 5,5: Qualcosina di più sensato si è visto col suo ingresso, ma oggi pasticcia anche l’islandese nel grigiore generale. Coperta corta: se arretra a prendere palla, sulla trequarti non c’è nessuno a innescare le punte. Se avanza lui, dietro impostano piedi con meno qualità dei suoi.

Krstovic 5,5: Abbandonato a se stesso, girovaga per tutta la gara a caccia di uno straccio di pallone giocabile. Frustrazione evidente sul suo volto: non gli arriva un pallone che sia uno. Allora si trasforma in assist-man per Veiga, ma il portoghese spara in Curva Ferrovia. Esagera un po’ troppo nel chiedere falli a suo favore.

All. Giampaolo 4,5: Punta su Berisha dal 1′ ma non anche su Helgason, schierando l’albanese dietro Krstovic, non beccando mai palla. La squadra sembra cloformizzata: giro palla lento, nessuna sovrapposizione, nessun movimento a smarcarsi, nessuno che si fa vedere per ricevere palla. Il risultato sono lanci lungi partiti da piedi di certo non raffinati come quelli di Falcone o dei difensori, puntualmente palle perse. A una Fiorentina mediocre basta un gol di Gosens dopo nove minuti per portarla in porto, perché anche nella ripresa cambia poco, nonostante l’ingresso di Helgason ma a rilevare Berisha. Quindi punto e daccapo. Dal 61′ schiera due punte ma il Lecce non punge mai. Si sveglia solamente nei cinque minuti finali, forse per lo “shock” del rigore sbagliato da Beltran che consentiva ai giallorossi di restare ancora in partita. Morente schierato terzo di centrocampo accanto a Coulibaly e Pierret è una mossa poco comprensibile. Ancora zero reti: certo, “quista è la zzita”, si dice da noi, la rosa è quella che è e a gennaio non si sono colmate le lacune rese evidenti dai primi cinque mesi di campionato, ma la squadra, nelle ultime prove, ha smarrito quella brillantezza vista qualche tempo fa. Questo è lampante. Un gioco che si sta involvendo partita dopo partita. Anche oggi, praticamente due mezzi tiri in porta e zero gol. Questo Lecce è tornato ad essere timoroso: di osare, di giocare, di attaccare. Mister, che succede?