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LECCE – Un finale folle che dà il via alla festa giallorossa: le pagelle del successo-salvezza di Monza

LE PAGELLE DI MONZA-LECCE

Falcone 9: Non sappiamo se esista San Wladimiro, non siamo esperti di cose cattoliche, ma forse da oggi bisognerebbe proporlo quantomeno come Beato. Fatto sta che decide di parare il suo primo rigore in campionato nella partita più pesante e lo fa da campione, tenendo a galla la squadra negli ultimi minuti. Per il resto non è quasi mai stato chiamato all’opera, se non per ordinaria amministrazione. Una parata monumentale, pesantissima, storica. Il suo urlo con la vena del collo gonfia è da poster.

Gendrey 6: In chiara riserva nel serbatoio, si limita a chiudere, quasi sempre con ordine, le sporadiche iniziative monzesi per proporsi – raramente – in appoggio in fase offensiva.

Baschirotto 5,5: Per 84 minuti viaggia col Cruise Control, spegnendo le iniziative avversarie con discreta tranquillità. Certo, i lanci lunghi, lo abbiamo ormai appurato, non sono il suo forte, ma sono utili ad allontanare il pallone dalla propria area e a far respirare qualche secondo la squadra. All’84, poi, va in tilt sbagliando due volte: primo, nel non far scattare il fuorigioco; secondo, nell’intervenire in maniera troppo avventata su Colpani, prendendo prima l’avversario e poi, di rimbalzo, il pallone. Per fortuna che c’era San Wladimiro.

Umtiti 7: La sua penultima partita in maglia giallorossa, ed è già nostalgia per colui che può sicuramente essere eletto il miglior difensore della storia del Lecce. Lascia le briciole a Petagna e a chi per lui, contribuendo a stemperare la tensione con classe e calma da veterano. Vederlo esultare felice come un bambino a fine partita dà l’idea, ancor di più, della sua caratura di campione (del mondo). Caro Samuel, non sapremo dove sarai da qui a qualche mese, ma quello che hai fatto a Lecce rimarrà nella storia.

Gallo 7: Di gran lunga la miglior partita del campionato, nella gara decisiva per la salvezza. Meglio nel primo tempo, quando sbatte la porta in faccia a qualsiasi monzese gli passi vicino, costruendo buone trame con Banda. Cala un po’ nella ripresa, fisiologicamente, ma trova la forza di andare in sovrapposizione anche al 95’ con le ultime energie rimaste.

Askildsen 5,5: Attento nel pressing preventivo, distratto e approssimativo quando si tratta di mettere in moto un compagno per una potenziale trama offensiva.

(64′ Hjulmand) 6,5: Bentornato capitano! Quando entra in campo, la squadra, incosciamente, si sente più protetta e più tranquilla, merito del numero 42 di Baroni che, con un paio di intercetti e un paio di interventi al limite del giallo (che poi prende), carica i compagni a dare il massimo sino alla fine.

Blin 6,5: Bene sia da regista, sia da mezzala. Entrambi i compiti svolti con applicazione e intelligenza tattica, sopperendo a una tecnica non proprio eccelsa con fiato, corsa, muscoli e grinta. Ce ne fossero come lui…

Oudin 5: Dopo la serata di gala dell’Olimpico contro la Lazio, è ritornato sui suoi livelli standard. Giochicchia, trotterella, ma non crea, né inventa, né conclude.

(74′ Maleh) 5,5: Entra per dare fiato al centrocampo, per tenere qualche pallone e allontanarne qualcun altro, ma, anche oggi, non si esprime appieno tra errori banali e poca lucidità. Suo, comunque, lo spunto che porta al rigore leccese.

Strefezza 5,5: Arrivato a fine campionato senza un goccio d’energia, dopo aver giocato a tutta fascia per tutta la stagione. E, a dirla tutta, otto gol segnati giocando da esterno più difensivo che offensivo, ne valgono il doppio. Anche oggi male, spento, senza idee né forze.

(64′ Di Francesco) 4,5: Lo si vede al 64’, quando entra in campo, poi nulla più.

Ceesay 6: Solita gara di pressing quasi solitario su portiere e portatori di palla arretrati; di scivolate e di rincorse; di spizzate complicate che non riescono quasi mai e senza tiri in porta ma con un clamoroso gol sbagliato dopo aver aggirato il portiere, anche se l’azione è stata, poi, annullata per offside. Se l’attaccante non tira in porta, comunque, non sempre è colpa dell’attaccante.

(86′ Colombo) 7,5: Quello che gli era sempre stato chiesto: cattiveria, determinazione, se non sotto porta, almeno nel rincorrere gli avversari. Se ne ricorda il 28 maggio, guadagnandosi un corner dal nulla, quando ormai il Lecce non attendeva altro se non il triplice fischio per cominciare a preparare la sfida salvezza col Bologna. E da lì, il rigore. Prendersi la responsabilità di tirare un rigore così pesante, davanti anche alla sua gente, e dopo un campionato così e così, è segno di carattere e di potenzialità ancora da esprimere. Nel dubbio, lo batte centrale e Di Gregorio lo sfiora, ma non lo respinge, dando il via alla festa giallorossa. Che, non lo si può negare, da oggi è anche sua.

Banda 6: Dopo un primo tempo da indemoniato sulla fascia sinistra e ben supportato da Gallo (e poco da Oudin), va in crisi di ossigeno nella ripresa, perde lucidità e anche diversi palloni pesanti, come quello che dà il via al contropiede di Colpani, con rigore poi fischiato contro Baschirotto. Ora attendiamo tutti la foto col leone vero, non quello da safari turistico.

(86′ Pezzella) 6: Si guadagna una buona punizione prendi-tempo in pieno recupero.

All. Baroni 7: Salvarsi con questa squadra era un’impresa quasi folle. Il tecnico fiorentino riesce nel “double” promozione in A-salvezza in A, entrando, di diritto, nella storia del Lecce anche da allenatore, giacché da giocatore ci era già da tempo. Imposta una gara accorta, basata sull’annullare qualsiasi fonte di gioco avversaria per poi provare a organizzare qualche incursione nella tre quarti brianzola e magari strappare un punto-ossigeno, visti i risultati altrui. Primo tempo perfetto in fase difensiva, approssimativo in zona gol. In avvio di ripresa soffre un po’ i cambi del Monza, poi si ricompatta e la squadra sembra avviata a cogliere, abbastanza tranquillamente, un pari per giocarsela nell’ultima di domenica col Bologna. Gli dei del calcio disegnano un finale diverso, con due rigori e un po’ di fortuna. Falcone para, Colombo segna. È festa, il Lecce ha vinto il suo Scudetto.

(foto: archivio Coribello/SalentoSport)