foto: Strefezza e Prontera in Lecce-Interph: Coribello/SS
LECCE – Prontera, una designazione “lose-lose”. Sticchi Damiani: “Decisione scellerata, ennesimo abbaglio subito”
Dopo la doppia ingiustizia subita contro il Monza, ecco che il Lecce deve inghiottire un altro boccone amarissimo, causa arbitraggio a dir poco criticabile. Il fischietto in questione è Alessandro Prontera, ufficialmente facente parte della sezione arbitrale di Bologna, ma salentino di nascita.
Prontera fu in campo anche in Lecce-Inter, gara d’esordio stagionale per l’undici di Marco Baroni. Già in quell’occasione, la sua designazione aveva fatto storcere qualche muso, su entrambi i fronti. Prima della partita, infatti, da sponda Inter ci si chiedeva come mai, un arbitro salentino fosse stato designato per dirigere il Lecce. La questione è stata all’ordine del giorno, nuovamente, a distanza di due mesi: Roma-Lecce, arbitra Prontera.
Ci si chiede: come può essere sereno un arbitro, originario del Leccese, chiamato a dirigere il Lecce a Roma in uno scenario come quello dell’Olimpico? Sbagliando a favore del Lecce, da Roma lo accuserebbero di campanilismo; sbagliando a favore della Roma, da Lecce lo accuserebbero di adottare una linea di direzione eccessivamente sbilanciata a favore dei padroni di casa, per evitare che possa essere tacciato di partigianeria. In entrambi i casi, la decisione del designatore arbitrale Gianluca Rocchi sembra “lose-lose”. Ossia: in ogni caso, è una decisione a perdere.
Crediamo sia abbastanza oggettivo che l’espulsione di Hjulmand sia stata decisamente esagerata, punto sul quale concorda la stragrande maggioranza di osservatori e commentatori. Particolarmente emblematico il parere di Zbigniew Boniek, non uno qualsiasi, grande calciatore della Roma ma anche allenatore del Lecce in una stagione decisamente da dimenticare: “Ridicolo cartellino rosso, non c’era nessuna cattiveria”. Le immagini mostrano che sia Belotti, sia Hjulmand si lanciano in scivolata a caccia del pallone, sul terreno bagnato che ne allunga la traiettoria dei corpi. La “sfortuna” di Hjulmand è stata quella di non saper controllare bene la scivolata, ma tant’è: Prontera non aveva rilevato falli di gioco, Banti (arbitro Var) lo ha richiamato a vedere l’azione al monitor, Prontera, forse per non sconfessare il suo collega, ha estratto un rosso che ha inevitabilmente compromesso la partita. Avesse mostrato il giallo, non ci sarebbe stato nulla da dire. E ora, per Hjulmand e per il Lecce, oltre al danno, la beffa: la squalifica del capitano.
Sul rigore di Askildsen su Abraham: il tocco del leccese sul romanista c’è stato, seppur lieve e oggettivamente non tale da stendere un colosso come il centravanti di Mourinho. Abraham, poi, è stato bravo a mettere la sua gamba tra il pallone e il piede del centrocampista norvegese. Ma un colpetto – perchè di colpetto di tratta – può davvero causare la caduta di un centravanti dalla fisicità di Abraham? La questione è un’altra: ma perchè si è deciso di fischiare qualsiasi contatto in area di rigore, anche il più lieve, decretando penalty come se non ci fosse un domani? Stesso discorso si può fare con riferimento ai falli di mano. Manca l’uniformità di giudizio; mancano regole chiare sull’utilizzo del Var; ma soprattutto: si è snaturato il calcio con queste regole cervellotiche.
In casa Lecce, sia mister Baroni, che il presidente Sticchi Damiani, hanno etichettato come “esagerata” l’espulsione di Hjulmand. “Una valutazione scellerata – ha aggiunto il numero uno del Lecce, come riporta il Nuovo Quotidiano di Puglia – fuori luogo. L’arbitro, quando è stato richiamato dal Var e ha visto le immagini, non ha avuto personalità di fare un passo indietro e ammettere che quel fallo di gioco non prevede assolutamente, da regolamento, l’espulsione. Non si può condizionare in maniera così pesante una partita al 20′ del primo tempo. Purtroppo è l’ennesimo abbaglio che subiamo in questa stagione”.
