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LECCE – Sticchi, Corvino e De Picciotto: conferenza-fiume tra bilanci e futuro del club

Giornata di raccordo tra passato e futuro in casa Lecce. Si è infatti tenuta stamani la conferenza stampa che ha avuto come protagonisti il presidente Saverio Sticchi Damiani, il socio René De Picciotto ed il direttore tecnico Pantaleo Corvino.

Sticchi ha fatto gli onori di casa introducendo la conferenza: “Finita una stagione, si fanno delle analisi interne che si cerca di fare in modo oggettivo. E’ importante che le analisi vengano portate a conoscenza di stampa e tifosi per far capire il senso delle scelte e le linee guida della stagione che sta per iniziare: numeri, limiti e opportunità. E’ meglio parlare per non dare adito a interpretazioni. Dall’anno scorso abbiamo proposto pubblicamente un progetto pluriennale, abbiamo parlato di tre anni per poter vedere concretamente i frutti di un percorso che andava costruito dalle fondamenta. L’orizzonte temporale minimo è di tre anni. Non vuol dire che tra tre anni andiamo certamente in A e non vuol dire che non si può andare prima. I campionati sono fatti di vicende di gioco che possono svoltare. L’unica cosa oggettiva è che in tre anni questo percorso tecnico avrà dei frutti”.

Il presidente ha proseguito: Quest’anno è stato fatto tanto perché in due sessioni di mercato abbiamo acquisito giocatori che tutta Europa c’invidia. Questi ragazzi sono protagonisti, hanno giocato stabilmente. Penso a Rodriguez, Gallo, Hjulmand, Bjorkengren, Henderson. Tutti si sono consacrati con noi. Penso alle 15 e oltre acquisizioni a titolo definitivo per la Primavera e l’Under17, italiani e non, al fine di rinforzare un settore giovanile già creato con ragazzi del territorio da Gennaro Delvecchio. Molti di questi li vedremo in Prima squadra, non solo della Primavera ma anche dell’Under17. La Primavera si giocherà l’occasione di andare in Primavera 1, un campionato importante dove nemmeno tutta la Serie A è rappresentata. L’Under 17 è prima nel suo girone e la prima squadra, con questi giovani (tranne Listkowski sfortunati) ha fatto un campionato di vertice”.

Sull’aspetto economico“Ho sentito parlare del paracadute. E’ fumo negli occhi. Se non accompagnato da patrimonio tecnico è poco. La SPAL può vendere Petagna, il Brescia Tonali e Torregrossa. Il paracadute è utilizzato per pagare stipendi di calciatori rimasti dalla A alla B e e tenuti a libro paga. Ogni mese dobbiamo pagarne gli stipendi e la quota da dare alle squadre da cui abbiamo fatto l’acquisto. Il nostro paracadute è stato quindi dimezzato. Le risorse quest’anno necessitavano di un ulteriore versamento dai soci, è come se il paracadute non ci fosse stato. Le cessioni fatte, su richiesta dei calciatori, sono frutto di un mercato povero. Petriccione e Falco, con turbolenze annesse, non hanno portato grandi risorse. In più la Stella Rossa non ha rispettato gli accordi e ci sarà un contenzioso all’UEFA per inadempienze da parte dei serbi. La mancata promozione, inoltre, ci è costata un danno di 40-50 milioni”.

Il mancato obiettivo ha portato al cambio di tecnico: Abbiamo analizzato le ragioni degli obiettivi mancati e, al di là del singolo episodio, dato che un calcio di rigore segnato cambia la stagione, abbiamo pensato di poter fare una scelta differente per la guida tecnica. Rispetto al progetto triennale era opportuno cambiare. Cercare un capro espiatorio è una lettura semplicistica, si scelgono tante cose per crescere e, con l’ennesimo sacrificio economico, si fa una scelta dopo un’analisi oggettiva e tecnica. Nessuno gioca al gioco delle responsabilità. Vogliamo crescere e vincere e le scelte vanno fatte in questo senso. Anche sui giocatori andranno fatte queste valutazioni”.

Ora c’è una nuova stagione con la quale partire: “Bisogna continuare a crescere come stiamo facendo anche se le risorse sono limitate. Se l’anno scorso avevamo un terzo del paracadute, ora non c’è neanche quello. Il momento è di crisi, non ci sono incassi di sponsor, spettatori. Il margine di errore è minimo e in tutto questo chiediamo al responsabile dell’area tecnica di patrimonializzare mettendo giovani di qualità e di proprietà. Sarebbe facile prendere 20 prestiti. Il ridimensionamento profondo c’è in tutta la Serie B, c’è chi fa fatica ad iscriversi. La realtà va vista. Con intelligenza dobbiamo continuare a costruire con un budget contenuto e investendo su strutture. Abbiamo fatto un nuovo campo e una nuova palestra quest’anno, dobbiamo lavorare con oculatezza. Quest’anno mi ha fatto piacere sentire da Cristian Maggio dei complimenti per la nostra organizzazione per strutture, mezzi ed efficienza. Sentirlo da un calciatore che è arrivato in Nazionale mi fa orgoglioso. L’obiettivo di quest’anno è quindi la crescita, farlo con oculatezza e acquistando giovani di proprietà”.

Ha preso poi parola De Picciotto: Tre anni e mezzo fa Corrado Liguori mi portò a fare calcio a Lecce. Seguo pur non occupandomi della gestione, conoscevo il calcio avendo collaborato con Akragas e Bisceglie ma il mio spettro di conoscenza è cresciuto. Ringrazio Pantaleo Corvino, anche lui 70enne, che si è preso un rischio tornando a casa. Ringrazio anche Chiara Carrozzo, che ha lottato con i numeri della società, un po’ più rossi ma non neri. Il presente è duro tra Covid, mancanza di sponsor e ricavi. Lecce ha avuto una tradizione importante nel calcio, ottimi risultati per una città piccola con un numero importante di abbonamenti. Io sono arrivato qui quindici anni fa, negli ultimi anni sono residente in Italia al settanta percento e ho investito tanto in Puglia. Lecce è stata la città che, come Comune e gente, mi ha accolto meglio. Non sono un tifoso di livello 1 innamorato della maglia e basta. Io ho un sacco di cose nella mia vita, sono anche tifoso ma sono un tifoso ragionevole”.

Sul futuro: Tutti i soci presenti hanno dei patrimoni che non possono sacrificare per vari motivi. Con tutto rispetto, l’impegno che possiamo dare è ragionevole. Non abbiamo dietro nessuna banca, ho chiesto di non fare mai nero e mai debito. I debiti sono incrementati in questi ultimi tempi, io sono un esperto contabile di formazione. Bisogna essere più rigorosi, i rigori sbagliati sul campo vanno rimediati col rigore societario. Siamo stati bravi e fortunati ad andare in tre anni dalla C alla A, il margine di errore era poco e ci sono tanti responsabili in disfatte e vittorie. Io sono un socio leale, normalmente sono un socio di maggioranza vera. Qui ho il 39 percento, ho 60 società che sono in utile. L’US Lecce non lo è, vorrei riportare un po’ di utile. Appoggerò la società in una formula da definire e come controparte ho chiesto delle cose in merito alla governance. Oggi abbiamo una mancanza di pugno a livello direzionale, ci mancano dei bilanci certificati per andare a dei finanziatori e altre procedure standard. Tutti dicono che il calcio è speciale. Io penso invece il calcio è un’azienda come le altre. Le regole di gestione sono identiche dappertutto. Il cuore e la maglia non possono sostituire i conti

Poi è toccato a Pantaleo Corvino“Il presidente ha parlato del passato elencando i motivi per cui non si è raggiunto un obiettivo non proclamato e annunciato. Allo stesso tempo, se alla fine della fiera tutto è andato bene si può lottare per certi o per altri obiettivi. Penso che quando si è a più 5 dalla terza e a 6 dalla quarta il lavoro societario, pur tra qualcosa che può sempre essere fatta meglio, sia stato ottimo. E’ stato fatto il massimo e la macchina Lecce, importante, era vicina al traguardo. Non si è arrivati e i risultati della società dipendono dagli altri. Si sperava di raggiungere risultati anche sperando negli altri. Nell’ascoltare il presidente penso a quello che ho dato, credetemi, sono 40 anni che faccio questo lavoro, vi dico che non ho mai dato quello che ho dato quest’anno. In tutto questo i tifosi sono amareggiati, mi sono immedesimato dato che sono io un tifoso. A casa mia ho visto facce amareggiate, è amareggiata la mia società. Non è uno scherzo perdere 50 milioni per lavorare, un conto è dare 8 milioni per lavorare, un conto 50. Io mi metto per ultimo nella lista dei delusi, non parlo del curriculum che ho ma è stata un’amarezza non vincere il quarto campionato di B della mia carriera. Concedetemi quest’amarezza”.

Il calcio attuale non guarda più solo in casa propria: L’Atalanta, che oggi è presa come un esempio, ha la percentuale di bergamaschi come il Lecce l’ha avuta di salentini. Nel calcio globalizzato non si parla più di provincialismo: io devo portare dei conti. Da quando sono andato via, qualche giocatore del Lecce è arrivato in A? Non me lo ricordo. Ne so solo uno, che è scappato dal ritiro e l’ho portato a Bologna. E sono stato trattato male perché è stato portato un calciatore. Io guardo in casa, guardo vicino e poi guardo lontano. Non posso lavorare su calciatori che possono arrivare in Serie C, ora siamo in B e a un certo punto devo dire alla gente ‘non sei da Lecce”.

Il dt ha spiegato il perché del solo anno di contratto fatto firmare a Baroni: “Io mi sono trovato a partire con un allenatore, Liverani, che aveva due anni di contratto e gli ho dato il prolungamento per dimostrare che credevo in lui. La scelta dell’allenatore ha due fasi: il fidanzamento e il matrimonio. La prima fase può durare 1 anno, 1 mese o 3 anni. Io ne ho fatti 7 prima di sposarmi. Liverani è stato esonerato prima della partenza del ritiro e mi sono ritrovato con la ricerca di un nuovo tecnico in due giorni. Ho scelto per il meglio in base a quello fatto e la scelta è caduta su una persona con trascorsi importanti. Ora si è avuto tempo per la scelta guardando secondo pensieri e linee. Abbiamo scelto un allenatore dove insieme abbiamo convenuto fidanzarci per un anno. Io ho preso l’opzione per un altro anno prima, poi, di sposarci eventualmente. Non è stato possibile e ho dovuto mettere da parte il mio ‘io’ per accettare. Non sempre si può fare quello che si vuole. Prima c’è stata una valutazione tecnica e non ho tenuto conto della durata vista la situazione economica”.

Infine, sul monte ingaggi““Ho sentito dire che il Lecce ha il terzo monte ingaggi. Il presidente mi dirà se sbaglio. SPAL e Monza lo avevano più alto, sono certo che il Frosinone non lo aveva inferiore al nostro. Quando si parla di monte ingaggi non si tiene conto della gestione sportiva che ha dovuto sorbirsi delle situazioni passate. Faccio un esempio, ma per portare dei numeri: ho trovato giocatori che venivano dalla C e che erano giocatori di C. Per darli in prestito abbiamo pagato l’intero ingaggio, Tsonev. Faccio un altro esempio: Benzar, pagato 1 milione di euro, ho pagato 400mila euro per convincere un club amico per prenderlo. Soldi che aumentano il monte ingaggi. Io mi prendo le responsabilità per le cose che faccio, ma ci sono state cose su cui non si può fare molto. Oltre ai conti: mal di pancia e calciatori che sono rimasti secondo qualcuno per colpa nostra. Chi è andato via è andato via per volontà e perché avevano un ingaggio importante. Ci sarà rigore nel controllo del monte ingaggi e vi ricordo che nonostante tutto questo siamo arrivati vicini a un sogno. L’obiettivo triennale è una prima programmazione ma non vuol dire che si deve arrivare in A in tre anni. Si può parlare di miniciclo di 1 anno, maxiciclo di 5 anni, abbiamo parlato di un ciclo ma senza dire la durata. Può succedere che il ciclo si allunghi, lo può fare il Brescia dopo aver venduto Tonali, noi possiamo farlo solo col lavoro”.