LO SCACCHIERE TATTICO – L’ombra di Ilicic, le catastrofi difensive e il ‘grissino innamorato’. Palermo, così non va
“Sono tutte finali, ora dobbiamo solo vincere”. E’ questa la frase ricorrente nell’entourage giallorosso, e c’è da scommettere che Cosmi l’abbia imposta ai suoi stile preghierina prima di andare a nanna. Ora però bisogna vincere sul serio, perché la salvezza è ancora un miraggio e le giornate residue di campionato si accorciano. Il “posto al sole”, attualmente occupato da Cagliari e Parma, dista sei punti. Non troppi, non pochi. L’ospite del “Via del Mare” è il Palermo, per nulla disposto a far da vittima sacrificale. Cerchiamo di capirne di più sul mondo rosanero.
NON C’È TRE SENZA QUATTRO? – Il Palermo è reduce da tre sconfitte consecutive, che hanno indotto Mutti a guardare gli specchietti retrovisori, lanciando un’occhiata alla zona rossa. Nove gol subiti e solo uno realizzato nelle ultime tre uscite, oltre quattro ore e mezza senza gonfiare la rete avversaria. Numeri mica da ridere per una squadra con tale potenziale. Siena (4-1) e Milan (4-0) hanno matato i rosanero manco fossero una squadretta universitaria. Con una tale facilità ad arrivare in porta da far arrossire il “grissino innamorato” che tagliava il tenero tonno. Ricorderete il famoso spot, non fateci fare pubblicità gratuita. È andata meglio con la Roma (1-0), ma qui scatta l’aggravante: non segnare alla squadra dell’impavido Luis Enrique, di questi tempi, è davvero un’impresa. Tutti questi dati (esempio del grissino compreso) potrebbero indurre i più ottimisti a pensare che non c’è tre senza quattro…
ILICIC, QUANTE OMBRE – Ceduto Pastore se ne fa un altro, avrà pensato Zamparini in estate. Sì, magari. La pesante eredità dell’argentino è caduta sulle possenti spalle di Josip Ilicic. Talento cristallino e sprazzi da fenomeno vero nella prima stagione in Serie A; ombra di se stesso nella seconda, cioè l’attuale. Il modulo su cui Mutti insiste da tempo, il 4-3-1-2, sembrerebbe “tagliato” apposta per lo sloveno. Peccato che sia lo stesso sloveno, molto spesso, ad essere “tagliato”. Relegato in panchina, entra ed esce senza mai convincere. A proposito, ci sarebbe anche Zahavi, che in quanto ad ombre se ne intende. Il ruolo di trequartista è di fondamentale importanza per lo scacchiere tattico rosanero: pronto ai cambi di gioco per gli inserimenti degli esterni (Balzaretti e Pisano), pronto alle percussioni centrali sfruttando il movimento delle punte. Ma nè Ilicic nè Zahavi si sono fatti trovare pronti. Troppo acerbi Vazquez e Lores, non c’è da imputare loro colpe. Meno male che il sempreverde Miccoli assicura qualità, e meno male per il Lecce che domenica non ci sarà. Calma, ci arriviamo…
SQUALIFICATI ” SQUALIFICANDI – Le assenze causa squalifica del Palermo sono più gravi del previsto. E non solo per il “Romario del Salento”. Eros Pisano, ad esempio, si è rivelato fondamentale, al pari del compagno di reparto Balzaretti, nelle percussioni offensive. Il terzino ex Varese, inserito l’anno scorso nella “Top 11” della Serie B, è uno dei pochi acquisti azzeccati della sessione estiva di mercato del Palermo. Squalificato anche Edgar Barreto, che da gennaio ha visto impennarsi la propria media voto. Utile nelle due fasi e spalla ideale di Donati. È proprio l’ex Bari il faro dei rosanero, Mutti gli ha assegnato le chiavi del centrocampo e Donati non ha tradito le attese. Il terzo appiedato dal Giudice Sportivo, lo saprete, è Fabrizio Miccoli. Ognuno si sarà fatto una propria idea sulla sua squalifica, legato com’è ai colori giallorossi qualcuno ha fatto il maligno, immaginando assenze volontarie. Non importa, tant’è. La realtà è che l’uomo più pericoloso del Palermo, capace di tenere a galla i rosanero con le proprie prodezze non ci sarà. Con il maltrattato e rispolverato Budan, c’è invece Abel Hernandez. Che come idolo avrà Pato (scommettiamo?), data la velocità, il senso del goal e quella fragilità fisica che non fa sperare nulla di buono. Zamparini lo coccola sperando in un remake dell’Affaire Pastore. Ma di questo passo l’unico affare lo fanno i medici.
CATASTROFI DIFENSIVE – Fu cacciato per questo motivo, il buon Delio Rossi. Troppe topiche difensive faceva il suo Palermo e tutti quei gol presi che al cospetto, Zeman pareva un catenacciaro. Senza Silvestre il reparto arretrato fa acqua (anzi Acquah, giusto per rimanere in tema) da tutte le parti. E per l’ex Catania, causa distrazione muscolare, niente trasferta salentina. Nel mezzo il buon Mantovani affiancato da Munoz, non propriamente Scirea, anch’egli vittima di distrazioni (ma non muscolari) . È sulle amnesie del difensore ex Boca Juniors che il Lecce, con la velocità di Muriel e Di Michele, dovrà colpire. Sulla corsia di destra, opposto a Brivio, largo ad Aguirregaray. Uruguayano, classe ’89, ha giocato solo pochi spezzoni, mostrando buona verve (come direbbero quelli bravi) in fase offensiva. Soffre terribilmente se puntato nell’uno contro uno, ha ampi margini di miglioramento. Come tutta la giovane orchestra palermitana. Orchestra dal futuro roseo, anzi rosanero. Ma nel presente il Lecce ha una maggiore fame di punti.
