foto: i titolari scesi in campoph: Coribello/Salentosport
LECCE – Svogliato, pigro, indolente, arruffone. E tanto altro… Le pagelle del ko di fine anno per mano del Como
LE PAGELLE DI LECCE-COMO
Falcone 6: Sfortunato nel primo gol, non ha grossissime colpe sul secondo (su Ramon dovevano chiudere Tiago e Veiga) e chiude prendendo gol sul suo palo dal Douvikas, anche se nel primo tempo salva due gol fatti su Jesus e Douvikas.
Veiga 5: Ha di fronte un Jesus Rodriguez non in giornata di vena, eppure non riesce quasi mai a limitarlo e a ripartire. Su secondo gol dorme come almeno altri due suoi compagni.
Siebert 4,5: Se la cavicchia nel primo tempo, mentre nel secondo ritornano i fantasmi di Bergamo. La mancata chiusura su Douvikas dice tutto.
Tiago Gabriel 5: Gasa nel primo tempo con una chiusura in scivolata su Paz a recuperare un suo errore (non l’unico) di tocco. Devia con la schiena un pallone di Paz che forse Falcone poteva respingere. Sfortunato ma anche decisamente sotto i suoi standard per tutta la partita. Dorme sul secondo gol di Ramon.
Gallo 5: Surclassato dall’inizio alla fine. Non trova quasi mai lo spazio per la discesa nella metà campo avversaria. Errori uno dopo l’altro, anche con le mani nelle rimesse laterali. Bello ma largo il mancino a chiudere l’azione al 53′.
Kaba 5,5: Gioca a 33 giri quando gli altri vanno a 45 e gli avversari a 78. Discorso che vale anche quando colpisce il pallone, come in chiusura di primo tempo. Nella ripresa, coi ritmi più blandi, mette anche qualche giocata interessante ma è troppo, troppo, troppo poco.
Ramadani 5,5: Corre anche per mettere delle toppe alle lacune altrui. Manca però in fase di prima impostazione e anche in fase di non possesso, preso sempre in velocità dagli avversari.
(90+3′ Gorter) sv: Esordio in A in una serata da dimenticare.
Maleh 6: Gioca più da mezzala che da trequartista. Il centrocampo del Como è di livello decisamente superiore ma l’italo-marocchino non sfigura, anzi, fa spesso girare il pallone con velocità e precisione, rendendosi utile anche in fase difensiva e sfiorando il gol al 48′. Nella ripresa, forse, ha accusato la mancanza di fiato ed è calato minuto dopo minuto.
(69′ N’Dri) sv: Ha voglia di fare ma conclude poco.
Pierotti 5: Primo tempo pigro, indolente, anonimo, qualche volta egoista con la palla al piede. Qualche piccolo segno di vita nella ripresa. Corre tanto ma spesso inutilmente.
(79′ Sala) sv: Spezzoni di partita ormai morta e sepolta.
Stulic 4,5: Non tiene un pallone che sia uno, impedendo alla squadra di salire. Emblematica l’azione attorno al 27′ quando, spalle alla porta, fa rimbalzare il pallone tre volte non riuscendo mai a stopparlo. Non riesce mai a trovare il tempo e lo spazio per il tiro in porta ma nemmeno si muove con continuità per farsi vedere, farsi dare la palla o attaccare lo spazio in area di rigore.
(69′ Camarda) sv: Si dà da fare ma il suo ingresso in campo arriva con due minuti di ritardo quando ormai la partita è ampiamente finita.
Sottil 6: Nel bene o nel male, l’unico uomo in grado di creare scompiglio nella linea difensiva avversaria. Crea diversi strappi sulla fascia sinistra mettendo in mezzo dei buoni palloni per un compagno che non c’è.
(79′ Helgason) sv: Rivede il campo dopo due mesi. Batte una punizione, direttamente sulla barriera.
All. Di Francesco 5: Deve fronteggiare l’assenza di due titolari e mezzo come Gaspar, Coulibaly e Banda attingendo alla panchina pescando due quasi esordienti in stagione come Siebert e Maleh. Sono cinque i cambi in totale rispetto alla gara vincente contro il Pisa, ma non è lo stesso Lecce che nella notte di Santa Lucia portò a casa tre punti d’oro. Si è rivista la squadra scialba, poco convinta e desolatamente inferiore tecnicamente ad un avversario costruito per le alte sfere della classifica a suon di milioni. Ciò, però, non può essere un alibi: il Lecce è mancato nel carattere, nella grinta, nelle idee, nella tecnica, nella voglia di lottare. Il Como non meritava questi vantaggi perché magari la partita l’avrebbe vinta lo stesso. Tardivi i cambi nella ripresa e anche poco convincenti. Poco collegamento tra reparti, tanta corsa a vuoto, tatticamente sovrastato da una squadra che aveva un solo schema: far avanzare gli avversari per scavalcarli con un passaggio filtrante nella zona mediana ove si aprivano praterie a favore dei lariani, pressoché liberi di avvicinarsi all’area giallorossa creando pericoli su pericoli. L’allenatore giallorosso, che lascia la squadra al 23′ per le giuste proteste sul gol avversario (vedasi il gol annullato a Sottil contro la Lazio) non è riuscito a disinnescare questo schema per tutti e 97 i minuti e il risultato è il giusto esito per una partita in cui il Lecce è sempre stato ben due passi dietro al proprio avversario. Arruffone il reparto avanzato, leggero e con poca qualità il reparto mediano, con diverse lacune quello difensivo. La speranza è che si possa, a gennaio, mettere mano a una squadra che necessità di innesti mirati e di qualità.
