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in foto: S. Sticchi Damiani
copyright: Coribello/SalentoSport

LECCE – Sticchi Damiani tra passato, presente e futuro: “Continuare ad alzare l’asticella, siamo in simbiosi coi nostri tifosi”. Poi mercato, progetti e tanto altro

Il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, ha parlato, ieri sera, a Piazza Giallorossa (Telerama), di tanti tempi del passato, del presente e del futuro del club giallorosso. Di seguito le sue dichiarazioni.

ULTIME DUE SCONFITTE“Con Udinese e Atalanta volevamo congedarci dai nostri tifosi con un risultato di prestigio, ma guai a perdere altre energie per parlare di questo e non di ciò che abbiamo compiuto quest’anno, cogliendo la salvezza con tre turni di anticipo e vedendo le ultime partite delle nostre ex concorrenti, comodamente dal divano, e non me ne frega niente se qualcuno fa più punti di noi, anche se in questo caso ci perdiamo anche soldi. Il vero risultato è esserci salvati a tre turni dalla fine. Quando ho saputo che Lecce-Udinese si sarebbe giocata lunedì, ho chiamato in Lega per protestare, volevo che si giocasse di domenica, magari con tutta la nostra gente allo stadio, e in contemporanea. Poi ci siamo salvati dopo Milan-Cagliari e la squadra è arrivata in campo scarica, ma non mi sono piaciuti dei giudizi che ho letto o sentito, non si possono mettere in discussione certi valori”.

MODELLO LECCE“Nel calcio, oltre alla passione, serve avere visione delle cose e in questo ho trovato ampia condivisione coi miei soci nell’intraprendere la via del rigore finanziario, investendo sui giovani e accettando il rischio sportivo, perché quando fai queste scelte, è più difficile vincere una partita. Dalle idee siamo passati ai fatti scegliendo la miglior figura possibile, quella di Pantaleo Corvino, a cui si è aggiunta una figura giovane come quella di Stefano Trinchera, un valore aggiunto; e poi Sandro Mencucci, responsabile dei numeri, che potesse dare esperienza e ulteriore forza al club. Queste scelte ci hanno fatto realizzare la nostra visione. Oggi se n’è aqccorto anche il calcio italiano, l’Inter ha vinto lo Scudetto ma non sa se domani il suo presidente rimarrà quello. Citavo un sondaggio, secondo cui il 74% dei tifosi preferisce avere equilibrio economico che vincere trofeo senza sostenibilità. Mi dicevano che il tifoso non avrebbe capito, ma non è stato così. Alla stabilità si sono uniti i risultati sportivi e ciò rendono unica la recente storia del Lecce. Stiamo mettendo su mattone dopo mattone e ogni nuovo mattone lo investiamo nella società per costruire una casa ancora più bella, crescendo poco a poco di anno in anno. Nuovi soci? Hanno senso se qualcuno ci dà la forza per fare qualcosa che ora non possiamo fare, stenderemmo loro i tappeti rossi. Ma un socio con una quota di minoranza, non ha senso, ingolfa la macchina”.

ERRORI“Nella prima A fummo catapultati con la nostra inesperienza, mia da presidente, quella di Liverani da allenatore, quella di Meluso da ds. Ma io so essere riconoscente e in quel momento ha prevalso la riconoscenza verso di loro, anche a costo di prendere un Babacar in più”.

TIFOSI“In comune con l’Atalanta abbiamo una piazza passionale, come numeri della tifoseria ce la giochiamo con le big. Nel futuro non vedo piazze strutturalmente forti ma senza contesto ambientale. Oggi il calcio ha bisogno di bacini d’utenza, noi ce l’abbiamo, l’abbiamo risvegliato anche se le potenzialità reali le conosceremo nei prossimi anni. Oggi sono i genitori che mi dicono di venire allo stadio perché costretto dai figli, non viceversa, come succedeva prima. Siamo stati a Surbo, in una scuola, insieme a Berisha e vedere tanti bambini tutti con la maglia del Lecce è stata una cosa mai vista. C’è simbiosi con la nostra gente”.

ASTICELLA“Il prossimo campionato sarà ancora più difficile con l’arrivo di Como e Parma che hanno grandi risorse, e non sappiamo ancora quale sarà la terza promossa. Noi dobbiamo fare ciò che facciamo ogni anno: l’anno scorso avevamo una base con tanti giovani, quest’anno l’abbiamo arricchita e vendendo Hjulmand abbiamo potuto fare quegli interventi che senza risorse non avremmo potuto fare, acquistando diversi calciatori a titolo definitivo come Falcone, Pongracic, Krstovic o Rafia. Dobbiamo continuare su questo processo, senza bisogno di fare chissà quali cessioni. Poi ci sono cessioni e cessioni: cedere un giocatore bravo e funzionale al nostro progetto e che è entusiasta di restare e che vuol restare qui per centrare la terza salvezza di fila, non ci appartiene, mentre è diverso se un giocatore è al top, ha la fila di squadre pronte a rilevarlo, ha altre ambizioni. Se lo costringi a restare, ti porti a presso un fantasma. Chi pensa al Real Madrid, è giusto che vada al Real Madrid”.

MERCATO“Sia a me, sia a Corvino sono giunte offerte che si sono aggirate sui cento milioni, e qualcuno ci prendeva in giro. Vedremo a giugno se quelle cifre ce l’eravamo inventate o no. Oltre a Hjulmand, ci sono state altre quattro o cinque situazioni simili che non abbiamo voluto monetizzare perché il patrimonio salvezza era molto più importante. Strefezza è andato via perché non era più titolare, una squadra gli ha fatto una proposta indecente, a noi ha fatto una proposta soddisfacente e l’anno successivo si sarebbe liberato a zero. E noi comunque avevamo preso Pierotti prima della situazione Strefezza. Avremmo mai potuto dire di no a un’operazione del genere? Con Gotti c’è un contratto scritto, lascio fare la chiacchierata a Corvino e Trinchera, magari in aperta campagna, basta che da quell’incontro si esca tutti convinti di ripartire per l’impresa più importante. Con Corvino e Trinchera non abbiamo bisogno di discutere di contratto, quando lo abbiamo fatto, abbiamo trovato l’accordo in cinque minuti. Chi sarà il prossimo Hjulmand? Beh Pongracic si vede che è da Champions League, penso lo sappia pure lui. Dorgu è un talento a cui tutti guardano, ma credo che un anno in più nel Salento non gli farebbe male. Se arriva una squadra che riempie la testa a Dorgu, poi valuteremo. Gallo? Stesso discorso, quest’anno ha fatto benissimo, mi farebbe piacere restasse. Ma poi perché dobbiamo per forza cedere qualcuno?“.

VARIE“Lo stadio? Non dipende da noi, abbiamo ceduto gratuitamente due studi di fattibilità al Comune e per la prima tranche di finanziamento ci siamo; per la seconda, che dovrebbe riguardare la copertura, lo sapremo entro giugno. Il var? Deve lavorare su questioni essenziali, macroscopiche che sfuggono all’arbitro. Non capisco perché è rigore se la palla sfiora un dito e non è rigore quando un avversario ti assesta una spallata in corsa. Siamo in un periodo di illogicità delle regole, ci vuole un ripensamento serio. Il momento più bello? La partita di ritorno col Sassuolo ma anche quella di Monza dell’anno scorso, roba forte. La festa? Peccato, è stata rovinata dalla pioggia e, giocando domenica sera a Napoli, non c’è più tempo per organizzarla perché poi i calciatori partono per i ritiri con le nazionali o in vacanza. Legami coi vecchi giocatori? C’è il gruppo della C che non molla mai, Cosenza, Lepore, Torromino. Poi c’è il gruppo dell’anno del Covid, con Saponara, Barak, Tachtsidis, con cui ci sentiamo. Anche con Hjlumand e Strefezza, hanno un’umanità meravigliosa. Quest’anno mi sono emozionato a vedere la Primavera giocare la Youth League, col pallone della Champions, l’unico cimelio di calcio che mia moglie mi ha consentito di tenere in casa“.