Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

LECCE – Sticchi Damiani sulla ‘Questione meridionale’: “I fondi non si fermino al Nord. E bisognerebbe dare più valore al pubblico”

L’edizione odierna della Gazzetta dello Sport pubblica un approfondimento sulla “Questione meridionale” in Serie A, ossia sull’esigua presenza di squadre del Sud Italia (Napoli, Lecce, Salernitana) nel massimo campionato, interpellando anche il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani. Alcuni passi dell’intervista.

“Guardo molto alla Bundesliga, dove molti club sono legati a realtà del territorio, con una quota di partecipazione di soggetti esterni e io non vorrei mai perdere il legame con il Salento. Siamo molto orgoglioso di portare in A alcuni marchi salentini, ma, nel Sud, fare calcio è complicato. Le amministrazioni pubbliche non hanno risorse per accompagnarci, abbiamo dovuto investire alcuni milioni nello stadio, tutte risorse tolte al club. Ma era necessario farlo. Ho molti esempi al Nord e Centro Italia di amministrazioni che hanno potuto accompagnare i club, anche dal punto di vista economico. Per fortuna, non c’è più la ritrosia dei calciatori ad affrontare un’avventura in questa parte d’Italia. Oggi il Salento piace, non c’è delinquenza, è un posto meraviglioso dove si vive bene. Il problema della qualità della vita non ci riguarda. Come restringere la forbice tra club del Nord e club del Sud? Oltre al problema delle infrastrutture, c’è quello delle difficoltà di attrarre grandi sponsor. Il tessuto imprenditoriale del Sud, e penso al Salento che ha anche molto eccellenze, non avrà mai la stessa capacità di raccolta commerciale del Nord. Il Salento vive un boom turistico a livello internazionale, ma ciò non produce riflesso immediato nel settore sportivo. A mio avviso, si dovrebbe dare un valore al pubblico. I nostri tifosi seguono la squadra non solo in casa ma anche in trasferta, dove gli indotti vanno alla squadra ospitante. Bisognerebbe pensare alla redistribuzione delle risorse. Siamo la sesta o settima tifoseria d’Italia, e comunque sempre nelle prime dieci d’Italia: nelle partite casalinghe c’è una contropartita minima, ma in trasferta il fattore non è considerato rilevante: penso che dovrebbe esserlo, dà valore allo spettacolo. Non mi spaventa il ritorno in Serie A. Bisogna restare legati al territorio e, insieme, guardare altrove. Abbiamo dei soci italo-svizzeri e un indonesiano che si sta affacciando al calcio con prudenza. I fondi possono avere un ruolo importante per la diminuzione della forbice tra Nord e Sud, sempre che non si fermino al Nord. La sfida per il futuro è questa e dobbiamo attendere i risultati delle prime proprietà straniere nei club più piccoli per capire il calcio che verrà”.