ph: Coribello/Salentosport
LECCE – Senza coraggio non si vola: altro jolly salvezza sciupato con una gara imbarazzante. Le pagelle
LE PAGELLE DI VERONA-LECCE
Falcone 7: Una doppia pesantissima parata al 15′ salva il risultato. Ed è tutto dire in una gara che si doveva esclusivamente vincere. Qualche brivido al 94′ sul gol poi annullato a Edmundsson.
Veiga 5,5: Da diverse partite cala vistosamente alla distanza, ciò perché in rosa non c’è un suo sostituto. Alterna cose discrete a pasticci clamorosi, per fortuna non decisivi.
Siebert 6,5: Sicuro, lucido, efficace, quasi mai in affanno. Sui lanci lunghi per la punta, unico schema della squadra, c’è ancora da lavorare.
Jean 6,5: È sempre attento, sul pezzo ed efficace sull’avversario diretto. Si conferma affidabile.
Gallo 5,5: Si fa infilzare da Belghali alle spalle (non una novità) al 15′ e per poco il Lecce non vacilla. Dialoga poco con Banda, non ha la gamba, lo spazio e la capacità per andare sul fondo, nonostante non abbia davanti dei mostri sacri. Qualche buon intervento in difesa ma poco altro.
Ramadani 6: Recupera diversi palloni ma il problema principale è saperli indirizzare ai compagni, cosa che non riesce spesso. A livello di impegno e di corsa come sempre è inappuntabile ma ci si aspetta che il suo temperamento riesca anche a trasmetterlo ai compagni dalla prossima.
Coulibaly 5,5: Rimedia un giallo nei minuti iniziali nei quali, comunque, non stava brillando. Ci si aspetta di più da due dei meno peggio piedi mandati in campo dal Di Francesco. È impreciso nell’ultimo passaggio, viene preso spesso d’infilata dai tagli centrali dei veronesi. Giochicchia anche nella ripresa quando passa a fare il trequartista centrale senza lasciare il segno.
Pierotti 5,5: Si sfianca su e giù e, sulla carta, sarebbe un esterno d’attacco, ma solo nella concezione difranceschiana. Fa quello che può: si rende utile in difesa, ogni tanto sonnecchia a centrocampo, non sfonda mai sulla fascia né va al tiro anche se per poco non intercetta un pallone a tu per tu con Montipò. È praticamente il quinto di difesa: quando riesce a prendere palla a centrocampo parte a testa bassa nella sua classica azione da sfondamento che si conclude con un nulla di fatto, come da programma.
(90′ Camarda) sv: Ha un pallone buono ma Montipò gli chiude lo specchio. Serve la sua qualità nelle partite restanti.
Gandelman 5,5: Anche oggi corre come un pazzo ma per prendere il pallone che gli piove intorno senza mai toccarlo. Non incide come con la Fiorentina anche se la volontà ce la mette tutta.
(60′ Ngom) 5,5: Troppo compassato, poco propositivo: fa il compitino e non aggiunge altro.
Banda 6: Nel primo tempo sonnecchia ed è anche indolente nel tornare indietro a dare una mano in difesa. Pretende troppo dal suo tiro accentrandosi da sinistra ma almeno è uno dei pochi che ha il coraggio di prendersi una responsabilità. Poi scivola, tanto per cambiare, vanificando un potenziale contropiede. Non meglio in avvio di ripresa, si getta impavido in un tentativo di dribbling uno contro quattro. Però al 73′ centra lo specchio con un tiro improbabile (primo tiro in porta al 73′!) e sul corner successivo offre un buon pallone a Cheddira che va buttato.
(80′ N’Dri) sv: Inguardabile la punizione dal limite, bello lo spunto con cui va sul fondo e offre a Camarda il pallone della vittoria.
Stulic 4: La sua passeggiata al Bentegodi dura un’ora nella quale non riesce a vincere un duello aereo, a fare una sponda decente, a rincorrere un avversario, a fare un appoggio facile, a fare un tiro in porta. Imbarazzante.
(60′ Cheddira) 4: Sulle orme di Stulic: al 73′ un cross di Banda lo spazza via invece di inquadrare lo specchio, risolvendo una grossa grana alla difesa veronese. Al 75′ si ripete lo schema, con un colpo di testa a liberare l’area dal suo stesso pericolo. Non riesce a tenere un pallone. Imbarazzante.
All. Di Francesco 5: Da quel che si è visto nel primo tempo, il Verona sembrava essere la squadra a pari punti con la Cremonese e il Lecce quella con un piede e mezzo nella fossa. Approccio gara da partita amichevole, il Lecce è bloccato dalla tensione e non combina nulla di buono. I ritmi di costruzione del gioco sono lenti, compassati, quasi a lasciar intendere che il pareggio, comunque, sarebbe stato cosa buona e giusta. Un primo tempo regalato alla squadra di casa che solo grazie alla doppia parata di Falcone al 15′ non sblocca lo 0-0. E i giallorossi? Non pervenuti. Senza idee di gioco se non lancio lungo sulla punta, senza coraggio, senza voglia di mangiarsi campo, palla e avversario e con una “punta” che non ne tiene una che sia una. Ci si aspetta che qualcosa cambi nell’intervallo ma al tecnico, evidentemente, la squadra è piaciuta. Confermati gli undici titolari, confermato lo schema, confermato l’elettrocardiogramma piatto dei suoi giocatori, salvo rarissime eccezioni. All’ora di gioco finalmente i cambi. Ci si aspettano novità, rivoluzioni ma… niente! Cheddira per Stulic e Ngom per Gandelman con Coulibaly avanzato. Il primo “tiro” in porta è di Banda, al 73′, da posizione defilatissima dalla quale ci si aspettava più un cross che un tiro. Tant’è. Cheddira segue le orme di Stulic, spazzando via il pallone in area avversaria invece di calciare nello specchio. La lentezza anche nell’impostare un contropiede è snervante. Finalmente, al 90′, un guizzo di coraggio: nientepopodimeno che le due punte in campo per il tempo di recupero! Al 92′ Ndri sfonda a destra e mette in mezzo il pallone buono per Camarda che calcia come può trovando Montipò sulla traiettoria. Poi il brivido del gol veronese poi annullato. Cosa rimane della partita del Bentegodi? Solamente il +1 sulla Cremonese. E un’altra ottima occasione di prendere il largo sui grigiorossi buttata via per non aver avuto coraggio, intraprendenza, duttilità, inventiva. Calma piatta e “testa alla prossima”. P.S. Una partita di una bruttezza rara: in Serie B ma anche in C si vede molto di meglio, in tutti i sensi.
