LECCE – Pasculli, emozioni alla radio: “L’accoglienza dei tifosi, l’esordio a Verona e la paura per il Mondiale… che ricordi”
Pedro Pablo Pasculli, idolo assoluto dei tifosi del Lecce, è stato protagonista dello speciale “Sabato Sport” in onda su RadioUnoRai sabato scorso. Il Campione del Mondo 1986 con l’Argentina di Diego Armando Maradona (l’ex giallorosso segnò anche un gol negli ottavi di finale, contro l’Uruguay), ha parlato degli anni cavallo tra gli Ottanta e i Novanta in cui fu protagonista con la maglia del Lecce, sia in A, sia in B, racimolando 249 presenze in gare ufficiali e segnando 63 gol (29 in Serie A, secondo marcatore di sempre insieme a Vucinic, dietro Chevanton).
“Non sapevo nemmeno dove fosse Lecce – ha detto Pasculli – nè la Puglia, quando il mio procuratore mi disse che c’era l’interessamento di una società del Sud che stava lottando per salire in Serie A e che aveva puntato gli occhi su due argentini, su di me e su Beto Barbas. Ricordo l’entusiasmo al mio arrivo in città, l’impatto in ritiro fu buono, c’era tanta curiosità da parte dei tifosi di conoscere i nuovi argentini. In città c’era euforia totale, poi andammo in ritiro a Roccaraso dopo aver svolto una piccola preparazione allo stadio. Per noi ci fu una grande accoglienza”.
Poi l’esordio del Lecce in Serie A nella stagione 1985-86 con la matricola Lecce che pareggia in casa del Verona, campione d’Italia, per 2-2. Quello fu l’esordio di Pasculli in massima serie: “Pareggiare quella partita al nostro esordio – ha aggiunto l’argentino – fu il massimo dell’emozione“. Ma Pedro Pablo, per tutto il girone d’andata, non trovò la via della rete. Riuscì a sbloccarsi nella prima del girone di ritorno, proprio contro il Verona, mettendo a segno la rete della vittoria (1-0). “In quella stagione c’erano i Mondiali in Messico – ha proseguito il Campione del Mondo – avevo un po’ di paura di non essere convocato, nonostante avessi fatto dei gol importanti nelle qualificazioni. Poi andò bene, segnai sei gol sino a fine campionato e ciò mi ha aiutato molto, anche perchè, all’epoca, le squadre piccole non segnavano molti gol. Nei Mondiali messicani, poi, divisi la camera con Maradona, con cui c’era un rapporto d’amicizia”.
Ultima domanda sul difensore più forte incontrato sui campi di calcio italiani: “A quei tempi c’erano tantissimi difensori forti: Ferri, Bergomi, Costacurta… ma il più ostico che ho incontrato è senza dubbio Pietro Vierchowod“.
