ph: Coribello/SalentoSport
LECCE – Non si vive sulle disgrazie altrui: serve cambio di rotta e mentalità. E magari anche di modulo e giocatori
Un anno fa di questi tempi cominciava la riscossa del Lecce con la soffertissima ma pesantissima vittoria sul campo della Salernitana che riportava la squadra del neo allenatore Luca Gotti a +4 sulla terzultima. Alla fine della 29esima giornata dell’attuale campionato il Lecce conserva tre punti di vantaggio sulla terzultima, ora l’Empoli. A dir la verità, i punti sono virtualmente quattro, essendo il Lecce in vantaggio sui toscani per aver vinto e pareggiato nei due scontri diretti. Forse l’unica notizia positiva di questo weekend calcistico, per il gruppo diretto da Marco Giampaolo.
A GENOVA PRESTAZIONE SCONFORTANTE – Per il resto, il Lecce a Genova è stato per lunghi tratti sconfortante. Il tecnico abruzzese ha confermato in toto i titolari scesi in campo del primo minuto contro il Milan, lasciando ancora in panchina Gaspar, ormai recuperato, per riproporre la coppia di centrali difensivi Jean-Baschirotto. Entrambi, purtroppo, protagonisti in negativo dei due gol di Miretti, quando, a dire il vero, un po’ tutta la squadra si è dimostrata distratta, a partire da Berisha che non chiude su Malinovsky, passando per Coulibaly e Baschirotto (che fa un passo in avanti troppo tardi), sorpresi dal lancio, e Jean fuori posizione. Ancora peggio sul secondo gol con Malinovsky lasciato libero da Gallo, Berisha e Jean di disegnare il secondo assist di giornata per Miretti, perso da Guilbert. Inefficace il disperato tentativo di scivolata di Baschirotto.
PROBLEMI – Ci sono tanti problemi da risolvere in questa squadra. A partire dalla difesa, nella quale nessuno dei quattro attuali titolari sta brillando. Detto di Gaspar, le alternative sono Veiga, Tiago Gabriel e Sala, tutti esordienti o quasi in Serie A. Il centrocampo è apparso, anche a Genova, povero di qualità e di fase filtro, quest’ultima affidata al solo Coulibaly che evidenzia stanchezza da iper-utilizzo, non avendo saltato nessuna delle 29 partite sin qui giocate. L’attacco, il peggiore del campionato, si regge sul solo Krstovic, arrivato in doppia cifra. Ma dietro al montenegrino c’è il vuoto o quasi. Bisogna sperare che al centravanti giallorosso non venga mai una febbricola e non arrivi mai una squalifica, altrimenti i guai sarebbero seri, visto il rendimento opaco degli esterni Morente e Pierotti, il risicato impiego di N’Dri (che dovrebbe essere il sostituto di Dorgu), quello ancora altalenante di Karlsson (che, sinora, non ha mantenuto le aspettative). E poi Rebic, che, dopo l’espulsione di Cagliari, ha rimediato tre panchine e soli 54 minuti in campo, sempre da subentrato. Due le presenze, sempre dalla panchina, della terza punta in rosa, Burnete. Infine: la squadra sembra correre poco ed è sempre in ritardo sulle seconde palle.
RIPARTENZE DAL BASSO vs POCA QUALITÀ – Cosa preoccupa in questa squadra? L’idea di gioco di Giampaolo che si sta affievolendo, partita dopo partita. La sua idea di costruire dal basso, con la qualità tecnica bassa dei difensori giallorossi, sembra inappropriata. Il concetto di conservare il possesso palla, in sé, non è sbagliato. Anzi. Il problema risiede nel fatto che di palleggiatori, in rosa, ce ne sono davvero pochi e che il pallone è destinato ad essere gettato via, nella maggior parte dei casi, o regalato all’avversario. Sconfortante al minuto 94 di Genoa-Lecce, con la squadra protesa in avanti per cercare l’ultimo disperato assalto alla porta rossoblù e con Jean e Falcone che abbozzano un’assurda ripartenza dal basso, invece che spedire velocemente il pallone nell’area avversaria. Errori di concetto gravissimi, che rivelano anche poca lucidità. E poi la grinta e la tenacia, che si vedono poco in quasi tutti coloro che scendono in campo.
MODULO, UOMINI E CAMBI – Il modulo standard, 4-3-3 o 4-2-3-1 con Berisha play e Helgason trequartista, si dimostra poco sostenibile se a centrocampo manca la fase filtro che potrebbe essere assicurata da un Coulibaly sempre più stanco o da un Ramadani relegato in panchina da diverse partite, o da un Pierret che non sta avendo continuità prestazionale. Occorre rivedere il modulo? Forse sarebbe una scelta azzeccata che potrebbe assicurare un minimo di solidità ad un centrocampo in cui non possono mancare i piedi buoni di Berisha e Helgason. Questa squadra ha abbondanza di esterni ma lacune in altre zone del campo. È stato abbastanza lampante in fase di costruzione della rosa in estate ed è stato ancora più evidente in fase di riparazione a gennaio. Serve un cambio di rotta, di mentalità, di modulo e anche di uomini per cercare di mettersi dietro altre tre formazioni nelle ultime nove partite mancanti. Il Monza è ormai spacciato; il Venezia sta giocando benissimo e, nelle ultime quattro partite, ha strappato quattro pareggi a squadre del calibro di Lazio, Atalanta, Como e Napoli. Occhio a considerarlo ormai andato. L’Empoli è in crisi nera ed è forse solo il pessimo momento della squadra di D’Aversa a mantenere ancora in piedi le speranze di salvezza del Lecce. Ma non si può continuare a sperare sulle disgrazie altrui: serve rimettere in moto il motore e procedere con le proprie gambe.
