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in foto: la maglia celebrativa per le 250 pres.
copyright: SalentoSport

LECCE – Corvino: “Nessuna ossessione social e non sono rancoroso”. Ma poi stoccate su stampa e tifosi critici

Nel primo pomeriggio si è tenuta la conferenza stampa di fine anno col direttore dell’area tecnica del Lecce, Pantaleo Corvino, e col direttore sportivo Stefano Trinchera (che non ha rilasciato dichiarazioni). È stata una conferenza stampa, per così dire, bloccata dal fatto che, prima di parlare effettivamente di programmi, Corvino e Trinchera dovranno preventivamente incontrarsi col presidente Saverio Sticchi Damiani, che dovrà loro comunicare il budget a disposizione per la costruzione della rosa e le linee guida da seguire. Dopo tale incontro, si procederà a organizzare la cosiddetta chiacchierata con mister Luca Gotti per capire se ci sono margini per continuare insieme – come sembra – o meno.

Corvino, apparso fisicamente stanco dalla lunga e fortunata stagione, è ritornato anche sulla questione “ossessione social”, e, in particolare, su un articolo scritto dal collega di Lecceprima, Gabriele De Giorgi, con cui ha anche avuto un lungo scambio di opinioni. Lo stesso Corvino si è lamentato del fatto che nessuno, tranne il collega Elio Donno, abbiano pubblicato la notizia del raggiungimento delle sue 250 presenze in A da direttore sportivo (traguardo tagliato proprio ieri dopo Napoli-Lecce) e che su un quotidiano locale – presumibilmente Il Nuovo Quotidiano di Puglia – sia stato pubblicato un paginone di amarcord delle salvezze del Lecce senza che fosse mai citato il suo nome.

Detto questo, Corvino ha parlato del rendiconto dell’annata appena conclusa, senza, però, rinunciare a punzecchiare stampa e tifosi contestatori, specie quelli social.

“Come area tecnica, ringraziamo gli allenatori che hanno contribuito a questi risultati, come Baroni, D’Aversa, Gotti, Grieco e Coppitelli della Primavera, i responsabili delle aree logistica e sanitaria e, soprattutto, i calciatori. Si sono rivelate azzeccate le previsioni che facemmo a gennaio, quando dicemmo che questa squadra non aveva bisogno di prendere nessuno e, con 38 punti, abbiamo anche superato la cifra dei punti realizzati lo scorso anno. Il lavori dei direttori non si giudica su simpatia o antipatia, ma sui numeri. Non c’è rancore verso nessuno, anche se qualcuno opera in maniera superficiale. Il nostro lavoro si basa sull’analisi dei dati: cosa abbiamo trovato quando siamo arrivati, in che categoria stavamo, che patrimonio avevamo a disposizione e se esso è stato migliorato o peggiorato, quali risultati abbiamo ottenuto. Da questi dati, è facile giudicare, rancori a parte. Io non sono rancoroso ed è giusto essere criticato, come io posso criticare alcune analisi superficiali, avendo 49 anni di calcio alle spalle. Non è vero che ho fatto debiti in Serie B: basta andare a verificare alla Camera di Commercio”.

Non sono ossessionato dai social, non ho profili e leggo ciò che si scrive attraverso il nostro ufficio stampa. Sono stato accusato di non fare gli interessi del mio presidente ma poi sono sempre stato rimproverato di essere presidenzialista. Sono stato identificato come colpevole quando eravamo a due punti sulla zona salvezza ma non sono mai andato a scrivere nulla sui social, anche perché non ho profili. Ho accettato la sfida di fare la Serie A con l’ultimo budget, mi sono messo in gioco ma poi, si sa, che alla fine il cetriolo lo prende dietro sempre il contadino. Non sono autoreferenziale ma sono orgoglioso nel ricordare che, su 12 anni di mio servizio al Lecce, abbiamo fatto otto Serie A, anche se sul paginone di un giornale non sono mai stato citato. E sono orgoglioso di aver vinto tre tornei di Serie B. Siamo andati in A con un monte ingaggi di 4,8 milioni, l’anno prima uguale e non abbiamo mai terminato una campagna acquisti in passivo. Ingaggi bassi e risultato sportivo, questo è il nostro Scudetto. Se si cerca di essere divisivi e di creare equivoci, allora non ci sto. Ho scelto di morire in pista, come i cavalli di razza, e non di crepacuore”.

Mercato: qualcuno ci ha detto che eravamo visionari e che non ci saremmo salvati, ma a gennaio abbiamo ricevuto offerte per 100 milioni e ci siamo salvati con tre turni d’anticipo. Ora sarà il mercato a fare il valore dei nostri calciatori, Pongracic, per esempio. La Primavera? È figlia di un ciclo e per i cicli ci vuole tempo. È stata, comunque, una stagione positiva e giocheremo ancora in massima serie per il quarto anno. Per tirare fuori risorse, ci vuole tempo, i cicli partono dai Pulcini e così via. D’Aversa? Paga il fatto di essere partito troppo bene, 25 punti a dieci giornate dalla fine non erano mica pochi. Moduli? Ognuno vuole il suo, ma ci deve essere qualcuno che stabilisca qualcosa. Gli allenatori, per esempio, li propongo io, non me li faccio proporre dalla società. Quando abbiamo ufficializzato Gotti, però, ho letto che l’ha scelto la società e non Corvino. E poi, mica ammazzo qualcuno se scelgo allenatori con cui condivido la scelta del modulo? Col 4-3-3 abbiamo vinto la B e ci siamo salvati in A, vincendo lo Scudetto Primavera. Quest’anno Coppitelli ha giocato spesso con la difesa a tre ma nessuno di voi lo ha mai scritto. E col 3-5-2 vincemmo anche con la Primavera di Rizzo”.

Su Gotti: “C’è l’opzione di rinnovo automatico e quindi di averlo ancora un anno a disposizione. Gotti ha cambiato modulo quest’anno? È l’allenatore a decidere il modulo, ma andrebbe chiesto a Gotti se con Banda e Almqvist in forma avrebbe fatto a meno del 4-3-3. Poi se uno vuole, può giocare anche con cinque portieri, basta che si raggiunga l’obiettivo. Se poi devo fare anche l’allenatore, allora è giusto che abbia due stipendi. O magari tre, se volessi fare anche le sostituzioni come fa il team manager“.