foto: Krstovic: è doppia cifra
LECCE – Giampaolo non cambia, la squadra non recepisce l’incitamento dei tifosi ed è il solito brodino sciapito: le pagelle
LE PAGELLE DI GENOA-LECCE
Falcone 6: Prende due gol negli unici due tiri nello specchio. Non si ricorda una parata. Buone un paio di uscite, qualche brivido di troppo con palla al piede.
Guilbert 5: Propositivo in un paio di discese sulla destra, poi aggirato sul primo gol e assente sul secondo.
(57′ Veiga) 5,5: Tanta volontà ma altrettanti pasticci palla al piede, sulla misura del passaggio e sulla corsa. L’unica cosa positiva è che rimedia un rigore, anche se il tiro sarebbe andato decisamente fuori specchio.
Baschirotto 5: In ritardo sul cross di Malinovsky per Miretti, tenta il fuorigioco con pallone già in area. Sul secondo gol è dormiente come tutto il resto dei suoi compagni, cercando una vana scivolata sul tiro di Miretti dopo aver mancato l’intervento sul primo passaggio. Non può impostare lui, palla al piede. Questo dovrebbe essere evidente a tutti. Eppure…
Jean 5: Fuori posizione sul primo gol, perde un contrasto nell’azione da cui nasce il secondo. Tiene su la baracca sino alla fine.
Gallo 5: Tanta corsa e altrettanti palloni gettati via senza un perché.
Coulibaly 5: Buon inizio con palle recuperate e subito smistate con un paio di buone chiusure difensive. È sempre schermato da uno o due avversari, è lento nel pressing e nel far partire l’azione offensiva. Si perde minuto dopo minuto causa pressing asfissiante del Genoa.
(57′ Kaba) 5,5: Qualche pallone recuperato, di più quelli persi o sciupati.
Berisha 5,5: Il gioco passa sempre da lui ma raramente ha sfocio positivo. Nel doppio ruolo di play e mediano deve spesso rincorrere l’avversario. Ha il carattere per provare un paio di tiri e cercare di liberare l’uomo davanti al portiere in altrettante occasioni, ma il risultato è insufficiente. Lento nel chiudere su Malinovsky sul primo gol.
Pierotti 5: Uno dei grandi assenti in campo, finché ci rimane. Lento in tutto, nel pensiero, nel pressing, nella corsa, tranne quando provoca il giallo per Martin.
(46′ N’Dri) 5,5: Entra nell’azione della concessione del rigore. Prima e dopo non salta mai l’uomo.
Helgason 5: Tanti bassi e pochissimi alti. Schiacciato in mezzo al centrocampo rossoblù, quasi mai riesce a liberarsi per provare ad inventare qualcosa di tecnicamente valido. Tanta imprecisione nei passaggi. Calcia in porta una punizione a fine primo tempo con angolo di tiro praticamente nullo.
(82′ Banda) sv: Sarebbe quello più fresco e guizzante ma la squadra decide di non servirlo mai.
Morente 5: Gioca talmente largo che spesso oltrepassa la linea laterale e va a far compagnia al guardalinee. Unica cosa bella, una palla filtrante per Gallo nel primo tempo. Ha un buon pallone ma dal limite spara goffamente a lato. È in fase morente da almeno cinque partite.
(46′ Karlsson) 5: Entra con la voglia di spaccare il mondo ma spacca in primis se stesso con una serie di dribbling superflui con annessi palloni persi. Unico guizzo il tiro in porta respinto da Leali. Su un dribbling osato e perso il Genoa riparte in contropiede con Sabelli e Pinamonti.
Krstovic 6: Nei pochissimi palloni giocabili che gli sono giunti costruisce un ottimo assist per N’Dri, nell’azione che poi sfocia nel rigore, e trasforma il penalty dal dischetto. Per il resto è lotta e corsa a vuoto, contro due o tre avversari addosso.
All. Giampaolo 5: Conferma in blocco la squadra che ha perso col Milan tenendo ancora in panchina Gaspar, sino all’infortunio il migliore del Lecce. Nessuno spazio a novità o cambiamenti, solito 4-2-3-1 con palla fai tu per Krstovic, se e quando gli arriva. Per un’ora il Lecce è spettatore non pagante e si affida ai play Falcone e Baschirotto. “E ho detto tutto”, diceva Peppino De Filippo. Eppure il Genoa non è che faccia granché, ma si limita a far girare bene palla, raddoppiare, stare bene in campo e tirare in porta. Negli unici due tiri nello specchio il Grifone fa due gol, complici gli sciagurati non interventi difensivi e una pressione a dir poco blanda su Malinovski. Nell’intervallo conferma lo schema di partenza cambiando però gli esterni. Cambia poco perché il Lecce non prende una seconda palla, è messo male in campo, c’è tanta distanza tra un giocatore e l’altro e il giro palla è di qualità tecnica mediocre. La gara si riapre quasi per caso col rigore trasformato da Krstovic, i giallorossi prendono coraggio, mettendo almeno quel pizzico di grinta mancata per un’ora ma il risultato non cambia più. Improvvisazione, poco movimento, nessuna marcatura preventiva e pochissima qualità. Il Lecce questo è. E ora c’è da capire se si vuole continuare così, andando a sbattere, o se sarebbe utile cambiare dal profondo la squadra, magari a partire dal modulo sterile che lascia abbandonato a se stesso Krstovic per quasi cento minuti. Rebic accanto a Krstovic, almeno dal 68′ in poi, non sarebbe stato utile ad avere più peso specifico in attacco? Quarta sconfitta di fila e il calendario non è amico. Dovrebbe trasmettere almeno il 50% della sua grinta ai suoi ragazzi che sembrano spenti, sgonfi, loffi. Nonostante 800 persone, ieri, siano andate ad incitarli durante la rifinitura in un giorno feriale.
