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LECCE – Il film di una stagione vissuta sulle montagne russe chiusa con una salvezza pesantissima. E ora?

A bocce ferme e dopo aver aggiunto a una salvezza anticipata e – per alcuni tratti insperata – un campionato Primavera vinto da dominatori, ripercorriamo la stagione sportiva 2022-23 del Lecce che entra, di diritto, tra le annate più belle che si possa ricordare.

L’idea di puntare ancora su Marco Baroni in panchina non era stata accolta con favore unanime da tifosi e addetti ai lavori. Il tecnico fiorentino veniva, sì, da un campionato cadetto vinto da primi, ma più di qualcuno aveva storto il muso, sia per la qualità di gioco mostrata, avendo una rosa più che competitiva per la Serie B, sia perché si preferiva puntare su un tecnico più esperto per la massima categoria. La scelta della società di riconfermare Baroni dopo la Serie B vinta un anno fa si è dimostrata quella giusta e anche quella vincente, nonché quella più economicamente sostenibile, giacché un altro tecnico sarebbe dovuto ripartire da zero, cosa che in Serie A si paga a caro prezzo in termini di tempo e di punti lasciati per strada. Baroni è rimasto fedele al suo credo tattico: 4-3-3 anche in Serie A, con gli attaccanti esterni a coprire tutta la fascia per dare anche e soprattutto una mano in difesa. Primo, non prenderle, quindi. E, in questo caso, i numeri sono dalla sua, avendo, il Lecce, chiuso i conti come nona difesa del campionato.

LEC-FIO, ott. ’22

Sin dalle prime partite, la squadra ha mostrato un disegno tattico ben preciso: compattezza, pressing alto e ripartenze veloci, tanto che l’Inter vice campione d’Europa è passata solamente al 94′ al Via del Mare; cosa che non è riuscita a fare il Napoli, fermato sul pari sul proprio campo con un gran gol di Colombo dopo aver sbagliato un rigore. In mezzo, tre prove così e così contro Sassuolo, Empoli e Torino. La prima vittoria è arrivata giocando di rimessa all’Arechi di Salerno, poi i giallorossi si sono bloccati nuovamente in casa contro la Cremonese, giocando un buon match a Roma – con risultato che lascia più di qualche recriminazione – e anche contro la Fiorentina. Male a Bologna, maluccio in casa con la Juve. Da Udine in poi si è avuta la prima serie positiva, durata sei giornate, a cavallo dei Mondiali. Era un Lecce tonico, dinamico e che sapeva bene cosa fare con le limitate risorse a sua disposizione. Attaccare, pressare, ripartire: molto più facile farlo con avversari che lasciano giocare; molto più complicato fare la partita, specie sul proprio campo e con avversari chiusi a riccio come le dirette concorrenti per la salvezza.

LEC-SAS, feb. ’23

I ko contro Verona e Salernitana hanno fatto risuonare un campanello d’allarme, ma la squadra ha reagito battendo Cremonese e Atalanta e impattando con la Roma. Poi cos’è successo? Inevitabilmente si è cominciato ad alzare l’asticella e la salvezza, ormai, sembrava dietro l’angolo. Talmente dietro l’angolo che era quasi d’obbligo pensare e osare a qualcosa in più. Dalla partita di fine febbraio col Sassuolo, la squadra ha cominciato ad annaspare. Baroni è sempre stato un appassionato di statistiche, snocciolando cifre su possesso palla, entrate in area avversaria e aspettative di gol che, ai più, sono parse fuori luogo. Il problema era l’attacco alla porta avversaria, divenuto sterile, prevedibile, ridondante e scarsamente efficace. Le sei sconfitte di fila a partire da Lecce-Sassuolo, fino ad arrivare a Lecce-Napoli, hanno raffreddato, anzi gelato, gli entusiasmi e i proclami di assalti alle diligenze europee. Oltre ad una sorta di rilassamento fisiologico, la squadra ha accusato un netto calo fisico. Il modulo di Baroni è sicuramente dispendioso dal punto di vista energetico e il Lecce non era dotato di una rosa tale, in termini di quantità e qualità, da poter sopperire al momento nero.

LEC-SAM, apr. ’23

La parte finale di campionato è ancora memoria freschissima. I fischi per l’1-1 interno contro la Sampdoria, ormai mezza retrocessa, il ko di San Siro sponda Milan e poi l’1-0 risicato e di rigore con l’Udinese che ha portato, di buono, solamente i tre punti, ma non ha spento le paure di subire le rimonte di Verona e Spezia, in particolare. Dopo il ko di misura a Torino, sponda bianconera, il Lecce ha affrontato il Verona e ha perso. La sera del 7 maggio le prospettive di salvezza erano più che grigie, nonostante i cinque punti di distacco dalle terzultime. La mancata vittoria all’Olimpico contro la Lazio, sfumata al 94’, ha riportato un po’ di speranza in casa giallorossa, con la doppietta di Oudin, riadattato a mezzala da Baroni e assoluto protagonista all’ombra del Colosseo.

LEC-BOL, giu. ’23

Il match point contro lo Spezia si è scelto di non giocarlo. Primo, non prenderle: e, infatti, è finito 0-0, risultato di difficile interpretazione perché, da un lato, Umtiti e compagni avevano la grande chance di chiudere il discorso salvezza, battendo lo Spezia, mentre, dall’altro, si mantenevano immutate le distanze dai liguri. Ad ogni modo, quello era un Lecce in chiara difficoltà offensiva (dal Sassuolo allo Spezia, solo sei reti segnate in 13 partite, meno di mezzo gol per match), con poche idee dalla metà campo in su, pochi schemi sia a palla ferma, sia a palla in movimento. E nel calcio, se non segni, raramente vinci. Contro il Monza, il Lecce ha giocato con piglio diverso, più propositivo, sempre nei limiti di un’aridità offensiva ormai, purtroppo, consolidata. Ci hanno pensato Falcone, prima, Colombo, poi, a regalare una salvezza che definire pesante è anche poco, contro una matricola come il Lecce ma con i milioni di Berlusconi – RIP – a fare la differenza. L’apoteosi, il 4 giugno scorso, con la sconfitta, giunta al 97’, contro il Bologna, che ha dato, sì, fastidio, ma che non ha intaccato la gioia per una stagione sofferta, dura, in salita per 38 partite, con una squadra dall’età media bassissima e costruita col budget più limitato di tutta la Serie A.

Ecco i meriti di Baroni e della società – di cui parleremo in seguito -: aver tratto il massimo da una situazione di assoluto svantaggio rispetto alle concorrenti. Nel calcio, questo è vero, contano i numeri, ma i numeri importanti: non quelli degli ingressi in area o del possesso palla o delle aspettative di gol, che lasciamo alla nicchia di tecnici e specialisti del settore, ma quelli finali: contava mettersene alle spalle almeno tre e questo è stato fatto. Gloria a Baroni, dunque. Gloria alla società.

Adesso si apre la programmazione per il futuro: domani mattina il presidente Saverio Sticchi Damiani incontrerà la stampa nella prima conferenza di fine campionato. Immaginiamo che si parlerà di un bilancio stagionale, dei giusti meriti che vanno attribuiti al sodalizio, allo staff tecnico, a quello dirigenziale e ai calciatori. E dalle parole del presidente, forse, capiremo di più sui primi passi per la prossima avventura targata 2023-24. A partire da chi siederà sulla panchina.

(foto: Baroni sotto la Nord dopo Lecce-Bologna, ©Coribello/SalentoSport)