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foto: E. Di Francesco
ph: Coribello/Salentosport

LECCE – Di Francesco amaro: “Troppe ingenuità, manca la cattiveria per segnare. Dispiace per i nostri tifosi meravigliosi”

Il Lecce esce dall’Olimpico Grande Torino con una sconfitta che brucia, figlia di un’ingenuità difensiva e di una cronica sterilità offensiva. Mister Di Francesco non usa giri di parole per analizzare il momento dei suoi, partendo proprio dall’episodio che ha deciso il match: “La squadra ha presogol nel momento migliore, abbiamo perso per una nostra ingenuità. Purtroppo creiamo tanto, ma non riusciamo mai a concretizzare, ci è mancato il guizzo”. Il tecnico sottolinea come manchi la cattiveria necessaria per sbloccare le partite: “Non siamo stati determinati o cattivi, serve solo cambiare rotta. Non riusciamo a essere pericolosi o a fare le scelte finali giuste. Peccato per questa sconfitta, il calcio è questo”.

Il tema della sterilità offensiva diventa centrale nell’analisi della gara. “La nostra pecca, e sono un po’ noioso a ripetermi, è che dobbiamo avere più convinzione e cattiveria sotto porta, ribadisce l’allenatore. “Mi sembra di sentire le interviste di qualche partita indietro: faccio fatica, abbiamo messo impegno e fatica ma dobbiamo crescere in qualità. E farlo immediatamente, devo far capire ai ragazzi che serve più determinazione in zona gol”. Una qualità che, secondo il mister, non è solo un dono naturale ma un obiettivo da perseguire sul campo: “La ricerca della qualità offensiva è una caratteristica allenabile. Non si può pensare di fare 38 gare per 0-0. La nostra forza è anche non prendere gol, oggi lo abbiamo preso in maniera ingenua”.

Sulle scelte tattiche e l’impossibilità di schierare le due punte, Di Francesco chiarisce: “La squadra è stata costruita in maniera differente, oggi non avevo la possibilità di giocare con due attaccanti perché Stulic non stava bene. Potevo metterli nel finale, ma non era disponibile. L’unico attaccante da affiancare a Cheddira non lo avevo. Ho provato con Pierotti, ma non è andata come volevamo”. Proprio su Cheddira, titolare dal primo minuto, il tecnico predica pazienza: “È arrivato da poco, è più bravo ad attaccare lo spazio. Deve alzare la condizione fisica. Ad oggi ha poca conoscenza non tanto mia, ma dei compagni”.

Nonostante il risultato, il tecnico vede dei segnali di crescita nella manovra: “Abbiamo fatto qualcosa di diverso in costruzione rispetto agli ultimi venti metri, tante volte siamo arrivati in zona esterna. Ho cambiato il modo di attaccare, ma negli ultimi 20 metri è anche un discorso di qualità dei singoli e di come riempire l’area. Non sono sconfortato, sono rammaricato: vedo che i ragazzi hanno ardore e animo, ci manca quel pizzico di qualità per fare il salto”.

Un pensiero finale va ai tifosi, encomiabili anche a Torino:Quanto dispiace non dare soddisfazioni a questi tifosi meravigliosi. Li ringrazio di cuore, ne abbiamo bisogno in questo momento. È facile stare vicini a un figlio quando sta bene, ma oggi siamo malaticci. Vogliamo dar loro dei risultati, perché come impegno non si può dire nulla”.