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in foto: la Curva Nord in festa, lunedì scorso
copyright: Coribello/SalentoSport

LECCE – Dare il massimo nelle ultime due gare sarebbe un bel segnale per tifosi e per il campionato

La festa salvezza del Lecce è stata in parte rovinata da una prestazione di squadra abulica.

Contro l’Udinese, Blin e soci hanno giocato un calcio dinamico e aggressivo per una ventina di minuti, pressando alto l’Udinese, con criterio e senza spendere energie inutili come succedeva in passato; giocando un calcio veloce che produce una buona occasione per Almqvist e Krstovic dopo cinque minuti, e, un’altra, sempre per il centravanti montenegrino, chiuso in corner proprio mentre preparava il tiro in porta.

Poi, dal 19’, l’Udinese vien fuori con più intraprendenza ma il Lecce sbaglia tanto. Su corner dalla sinistra, Falcone ritarda  l’uscita, Dorgu lascia andare Kristensen che mette clamorosamente alto; da rivedere anche i posizionamenti di Baschirotto e Pongracic. È il segnale che, da lì in poi, il match sarebbe cambiato. I giallorossi cominciano a commettere errori di confusione, di misura, di concetto, di posizione, come se avessero staccato la spina improvvisamente, cedendo il fianco all’avversario che ne approfitta subito per andare a segno con Lucca (nell’occasione, male Baschirotto ma anche la catena di sinistra, da cui è provenuto il cross-assist di Payero, con Dorgu schiacciato sulla linea dei difensori, Gallo accanto a lui e Ramadani in ritardo nella chiusura).

Il calo di concentrazione si è visto anche nel secondo gol ospite. Oudin corregge al meglio il cross di Pereira per Davis, lasciato libero di colpire di testa a due passi dalla porta di Falcone che compie un mezzo miracolo a mano aperta; poi, sul rimbalzo, né Gonzalez, né Pongracic sono in grado di sbarrare la strada al tiro di Samardzic.

Gotti, in sala stampa, ha dichiarato che non accetta atteggiamenti di rilassatezza dai suoi ragazzi. Lo vedremo nelle ultime due partite contro Atalanta e Napoli. Di certo, la concentrazione dei calciatori non si poteva dire massima dopo la serata di sabato, dedicata ai festeggiamenti improvvisati, e quella di domenica, coincisa anche con le sconfitte di Empoli, Sassuolo e Verona.

Ciò che serve è un ultimo sforzo, a coronamento di una stagione da ricordare, con la salvezza centrata a tre giornate dalla fine: dare il massimo negli ultimi 180 minuti sarebbe un bel segnale, sia per rispetto a chi ancora ha da lottare per il suo obiettivo, sia per i tifosi che, in un lunedì pomeriggio lavorativo – e con tanti sacrifici – hanno raggiunto e colorato il Via del Mare per partecipare alla festa.