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ph: Coribello/SS

LECCE – Dalle grigliate di Hjulmand alle randellate di Blin: il pagellone finale (semiserio) della stagione 2021/22

A bocce ormai ferme da qualche giorno, cerchiamo di passare in rassegna il meglio e il peggio del Lecce 2021/22 col nostro classico (semiserio) pagellone finale.

PORTIERI

gabriel-lecce-le-pn-250920-ss-corGABRIEL (31 presenze, 24 gol subiti, media voto: 6,11) – Ce lo immaginiamo, l’estremo brasiliano, a guardare le stelle sul suo balcone di Belo Horizonte con in mano una sua foto in maglia Lecce, biennio 2019-2021, e una lacrima a solcargli il viso in ricordo delle sofferenze passate. Finalmente, dopo 24 mesi sotto le bombe nemiche con un ombrello in mano per proteggersi, Baroni gli regala un po’ di tranquillità. Che bello scoprire che si può vincere 1-0 e non per forza 7-6! Che bello scoprire che si può essere spettatori non paganti e non per forza salvatori della patria. UN POSTO AL SOLE

 

 

BLEVE (5 presenze, 4 gol subiti – media voto: 6,20): L’unico leccese nella rosa del salentino Corvino si fa trovare pronto quando chiamato in causa, e non solo per tradurre ai compagni i diktat del direttore. Sempre positivo, a Perugia, preso dalla misericordia, lancia in gol l’ex compagno Olivieri. In una stagione così va bene tutto. FRA’ MARCO

 

 

 

PLIZZARI (3 presenze, 3 gol subiti – media voto: 5,66) – Le gare con Brescia, Cosenza e Parma erano solo riscaldamenti in attesa del vero obiettivo: essere l’anima della festa finale. STRATEGA

 

 

 

 

DIFENSORI

CALABRESI (31 presenze, 0 gol – media voto: 6,03) – Fino a febbraio, a Lecce e dintorni era conosciuto solo come er fijo der Biascica. Poi, dal nulla, decide di essere il De Rossi del Salento, spostato un po’ più giù ed un po’ più a destra. Morde chiunque gli capiti a tiro e chi se ne frega se il cross è un optional. MASTINO ROMANO

 

 

 

GENDREY (29 presenze, 0 gol – media voto: 6,18) – Dal figlio der Biascica al fratello di Malcuit, la fascia destra del Lecce, in un modo o nell’altro, si è subito dimostrata pezzo forte del team di Baroni. Bravo in copertura, bravo nel supporto offensivo ed all’occorrenza bravo anche come mocio, il francesino è presto diventato idolo dei tifosi. Altra nota positiva: per fortuna il comune di Cavallino non ha montato autovelox anche sulla sua fascia, altrimenti… sai le multe! TGV

 

 

 

LUCIONI (37 presenze, 1 gol – media voto: 6,37) – Lo zio più atteso dai tempi di quelli che tornavano dall’America carichi di regali e denari per i propri parenti. Sulla scia di Gabriel, anche il Ray Donovan di Terni beneficia della riscoperta della fase difensiva dalle parti di Lecce. Il risultato? Nell’area giallorossa, l’erba non è mai stata calpestata dagli attaccanti avversari. Da lì, non si passa. Cresce ma migliora, un po’ ternano un po’ di Manduria. PRIMITIVO

 

 

TUIA (19 presenze, 1 gol – media voto: 6,07) E DERMAKU (15 presenze, 1 gol – media voto: 6,26) – Una leggenda narra che siano la stessa persona. Qualcuno di voi li ha mai visti insieme? Certo che no! Infatti quando uno era in campo l’altro misteriosamente occupava l’infermeria, e viceversa. Sul rettangolo verde, poi, impossibile accorgersi della differenza se non per il nome sulla maglia: tutti e due a randellare come non ci fosse un domani, tutti e due tremendamente lenti, tutti e due tremendamente insuperabili. LE DUE TORRI

 

 

 

 

 

 

 

SIMIC (7 presenze, 0 gol – media voto: 5,70) – Da due che si sospetta fossero la stessa persona a uno che si sospetta non esista nemmeno. Lo yeti croato è stato sempre utilizzato alla “Marino”, nei minuti finali per mantenere la vittoria di turno per intenderci, ma, visti i 6-7 Lucioni costantemente in campo a fare per tutti, nessuno vedeva in giro il tizio con la 6. Men che meno nell’unico match in cui sarebbe partito da titolare a Cosenza, con il condizionale d’obbligo visto che i diretti avversari hanno trovato strada spianata. UFO

 

 

BARRECA (22 presenze, 0 gol – media voto: 5,87) – Dalla Champions League a vice Gallo è dura da digerire, soprattutto dopo un approccio con il giallorosso che lo faceva sembrare un po’ Colonnello un po’ Rullo versione Zeman. Dopo un ventennio, finalmente dalla sinistra sono piovuti cross disegnati, almeno fino a quando non ha deciso di andare in vacanza con un paio di mesi d’anticipo. Unica spiegazione: lo yacht dimenticato in doppia fila a Montecarlo. NOSTALGICO

 

 

GALLO (26 presenze, 1 gol – media voto: 6,02) – Il Nino D’Angelo di Palermo, tra una serenata e un balletto alla Ciao Darwin, trova il tempo di mostrare il suo talento e contribuire, con buonissime prestazioni, alla Serie A. Partito in sardina (sotto sale, per l’esattezza) si prende lo spazio e, dopo il gol alla Alberto Tomba nel big match con la Cremonese, diventa di fatto il titolare sulla corsia mancina chiudendo in crescendo. SUPER G(ALLO)

 

 

CENTROCAMPISTI

FARAGÒ (8 presenze, 1 gol – media voto: 6,10). Le nonne spesso ci dicevano: “Fai una cosa, ma falla bene”. Il centrocampista calabrese prende il proverbio alla lettera. Arrivato a gennaio a puntellare la mediana, reduce da un lungo periodo di stop, riesce a mettere la firma – e che firma! – sulla promozione del Lecce. Dopo aver vinto il premio “Paolino Paperino” facendosi male in Lecce-Benevento dopo soli quattro minuti dal suo ingresso in campo, e dopo alcuni spezzoni di gara in cui provoca qualche mugugno, si prende la sua rivincita, spingendo in porta – Tabanelli style – il pesantissimo pallone del 2-0 nella sfida col Pisa. FARAGOL

 

 

GARGIULO (32 presenze, 3 gol – media voto: 5,85): Parte in punta di piedi, poi, tra novembre e gennaio, si trasforma in SuperMario senza baffi, mettendo dentro anche tre pere calde calde. Dopo la pausa invernale, non ritorna più ai quel livelli e non si sa neanche il perché. Avrà fatto qualche sgarro a qualche industria di caffè. SEDOTTI E ABBANDONATI

 

 

 

HELGASON (25 presenze, 1 gol – media voto: 5,73): Scoperto da Corvino in una delle sue battute di caccia alla balena in Islanda. Non facile la sua integrazione nel gruppo, soprattutto quando scopre che, nei ristoranti locali, non servono lo squalo fermentato, ma cavatelli ai frutti di mare, orecchiette alle cime di rapa, ciceri e tria, fave e cicore, rustici e pasticciotti. Però, che bellezza quell’inserimento con la Spal e quel bon bon di Coda spedito in fondo al sacco… SQUALO DAI PIEDI DI BALSA

 

 

BJORKENGREN (22 presenze, 1 gol – media voto: 6,00): Anche i numeri testimoniano la sua indole da “Soldatino”, come più volte scritto nelle nostre pagelle. Stagione da compitino, né qualcosa di più, né qualcosa in meno. È il classico studente intelligente che, però, non si applica a dovere, perchè distratto da altre mille cose che non siano la scuola. A tal proposito: riscatta la sua stagione senza infamia e senza lode con le prestazioni della sua fidanzata Ida Bengtsson, sempre più convincente nella difesa Lecce Women. VIVA L’AMORE

 

 

BLIN (26 presenze, 1 gol – media gol: 6,05): L’eroe del San Vito di Cosenza, autore del gol del 2-2 al 96′, dopo una prestazione di squadra decisamente da dimenticare. Il suo esperimento da secondo play accanto a Hjulmand dura meno di Giovanni Paolo I sul soglio di Pietro. Si capisce subito che non è un tipo da ostriche e champagne, ma più da mieru, pezzetti e cazzotti. Nell’ultimo quarto di stagione, mette una tigre nel motore e tira fuori gli artigli, lottando come un gladiatore in mezzo al campo. POCHE CAROTE, TANTI BASTONI

 

 

MAJER (23 presenze, 3 gol – media voto: 6,06): Comincia la stagione col piglio del professore e, nella seconda metà del girone d’andata, insegna mezzalismo a mani basse, sfornando anche un paio di pittule calde calde ai portieri di Ternana e Reggina. Poi, da leone, diventa un gattino e Baroni è costretto a usarlo col contagocce. Sino all’ultima gara: il suo colpo di testa vincente al Pordenone passerà, di diritto, nella storia del club. E se lo meritava, da veterano, con all’attivo decine e decine di battaglie sul campo. GENERALE FIGLIUOLO GIALLOROSSO

 

 

HJULMAND (37 presenze, 0 gol – media voto: 6,43): Imposta, tampona, sradica, detta, apre, illumina, suggerisce, spezza, rincorre, ringhia per tutto il campionato. E avremmo potuto usare almeno un’altra decina di verbi, se non ci fosse scaduto, proprio oggi, il mese di prova gratuito con la garzantionline. Sui social ha girato spesso la sua foto estiva: lui, a dorso nudo, intento a grigliare sulla fiamma il logo dell’avversario di turno. Una stagione da incorniciare, forse l’ultima con la maglia del Lecce? Chissà. Caro Morten, potrai andare altrove, “San Siro, Olimpico, Delle Alpi”, ma, quando vorrai tornare nel Salento a grigliare salsicce e gnummareddhi, sappi che sarai sempre il benvenuto. IL FOCHISTA DEL NORD

 

ATTACCANTI

LISTKOWSKI (23 presenze, 2 gol – media voto: 5,92): Lontano parente di quello visto nella stagione 2020/21, impiega tutto il girone d’andata per capire cosa vuole Baroni da lui. Scaricato il manuale in pdf e imparata la lezione, gioca un più incoraggiante girone di ritorno, con pochi alti e molti bassi. Il grafico del suo rendimento sarebbe il profilo del tappone dolomitico del Giro d’Italia. Ma la sua pettinatura alla Javier Zanetti è sempre perfetta e non ce ne facciamo una ragione. MARCIN, DICCI IL SEGRETO

 

 

STREFEZZA (35 presenze, 14 gol – media voto: 6.67): “Ahhhh, come gioca Strefezza!” (cit. ipotetica). Gli ricordiamo, qualora se ne fosse dimenticato, di recarsi all’Ufficio Brevetti Nazionale per depositare il “Gol alla Strefezza”. Può essere un investimento per il futuro quando, da qui a tot anni, l’esterno di San Paolo del Brasile vorrà appendere gli scarpini al chiodo. Baroni lo schiera in un ruolo tutto nuovo, esterno d’attacco a tutta fascia. Una scommessa azzardata, come puntare sulla vittoria di Cecchinato a Wimbledon. L’italo-brasiliano, però, accetta la sfida e mette insieme una serie di prestazioni da paura. Una macchina da fuoco, uno sforna-assist d’eccezione: tocchi deliziosi, bombe verso le porte avversarie, pressing, ripartenze, dribbling in quantità industriale. Un’annata semplicemente perfetta. TODA JOYA, TODA STREFEZZA

RAGUSA (15 presenze, 1 gol – media voto: 5,72) – Scommessa di Corvino nel mercato invernale, arriva a Lecce col marchio dell’ala veloce e devastante. In pratica, tutto ciò che, in quattro mesi, non avevano mai fatto né Listkowski, né Olivieri. Poi, su 15 presenze, non ne gioca mai una per intero, ma trova il tempo per mettere dentro il gol della super-sicurezza a Terni. Lascia, però, un po’ l’amaro in bocca, come quando compri un articolo da Amazon ma te ne arriva uno da Wish. ALI…EXPRESS

 

 

CODA (36 presenze, 20 gol – media voto: 6,30): Capocannoniere per la seconda stagione consecutiva con 20 gol. Dieci assist nell’annata. Miglior giocatore della Serie B. Vittoria del campionato da primo in classifica. Cosa vuoi di più dalla vita, caro Massimo? Anche un lucano? Averlo al centro dell’attacco è una sicurezza, come la pioggia nel giorno di Pasquetta. Palla all’Hispanico e poi l’Hispanico vede e provvede. Certo, di reti ne avrebbe potuto segnare di più, vista l’enorme quantità di palle gol create dalla squadra e qualche fisiologica imprecisione sotto porta. Ma va bene, ci possiamo accontentare. A 33 anni ha, ancora una volta dimostrato, di poter mangiare in testa a tutti. E ora, prenditi quello che ti strameriti… GIÙ IL CAPPELLO

 

ASENCIO (5 presenze, 0 gol – media voto: 5,60): Si fa notare più per la tinta biondo-Carrà, che per l’efficacia sotto porta. Preso in inverno per togliere qualche castagna dal fuoco, lascia bruciare sia le castagne, sia la padella. MISTERO DELLA FEDE

 

 

 

 

RODRIGUEZ (25 presenze, 2 gol – media voto: 6,00): Annata complicata per Pablito. Passa dall’essere il salvatore della patria al trascorrere più tempo sui social e col suo cane, che in campo. Il ruolo studiato per lui da Baroni, senza dubbio, lo penalizza. Solo due reti e tanta, tanta voglia di mangiarsi il campo, che, spesso si trasforma in frenesia fine a se stessa. Dopo due settimane, ancora non riusciamo a capire cosa volesse fare su quel contropiede a Vicenza. Ma poi ci consoliamo, pensando al fatto che Simone Barone, dopo 16 anni, ancora è lì che attende il passaggio di Pippo Inzaghi… Il talento c’è e non si discute, ora tocca valorizzarlo. PABLITO POQUITO

 

DI MARIANO (28 presenze, 5 gol – media voto: 6,23): Rinuncia alla Serie A conquistata col Venezia per ritornare “a casa” sua, rimettendosi in gioco col Lecce. Una scelta di cuore, non facile, alla fine vincente. Devastante a inizio e fine campionato. In mezzo, qualche infortunio di troppo che ne ha penalizzato i numeri finali. Ma quando stava in forma, non lo fermava nemmeno un posto di blocco della Guardia di Finanza… KEKKOSAMERAVIGLIOSA

 

 

ALLENATORE

BARONI (38 presenze, 19 vittorie, 14 pareggi e cinque sconfitte – media voto: 6,28): Alzi la mano chi, in estate, avrebbe scommesso su questo esito finale. Lecce in Serie A, da primo, con la miglior difesa del campionato (Sì, è tutto vero!) e il terzo attacco più prolifico. Ama i numeri e le statistiche e numeri e statistiche sono dalla sua parte. Corregge in corsa la squadra, non ha paura di provare e di prendersi le sue responsabilità. Trova un equilibrio difensivo che, negli anni scorsi, sembrava un miraggio. Pratica un calcio dispendioso ma efficace, con rari intoppi. Unisce la promozione da calciatore, a quella da allenatore, primo nella storia del Lecce. Lui, fiorentino, che si toglie una doppia soddisfazione nella Firenze del Sud. Nell’attesa che si trovino i soldi per completare la copia della statua di Sant’Oronzo, magari, su quella colonna in piazza ce ne potrebbero mettere una sua. SAN MARCO DA FIRENZE

(a cura di Alessio Amato e Marco Montagna)