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LECCE – Dalla bilancia di Yalcin ai ciuffi impassibili di Stepinski e Pisacane: il pagellone finale (semiserio) della stagione

A bocce ormai ferme da qualche giorno, cerchiamo di passare in rassegna il meglio e il peggio del Lecce col nostro semiserio pagellone finale.

GABRIEL (40 p, 49 gol subiti, media voto 6,21): Ha la faccia da bravo ragazzo e, forse anche per questo, gli attaccanti avversari, pensandolo erroneamente anche debole, ne approfittano per bombardarlo da ogni dove. Si è sgolato dal primo all’ultimo minuto della stagione per incitare, richiamare, ordinare la sua difesa, spesso con risultati deprimenti. Redigere il Recovery Plan sarebbe stato un compito più semplice, rispetto a difendere la sua porta che, in due stagioni, è stata violata 125 volte. Un soldato in prima linea di una trincea, avrebbe subito meno attacchi. Cosa gli si deve dire a questo ragazzo? Grazie. E scusa. SOTTO TIRO PERENNE

BLEVE & VIGORITO – Spettatori non paganti di una stagione sulle montagne russe. Due presenze in due, e pure in Coppa Italia. Si saranno decisamente annoiati. Forse era più stimolante un film in cecoslovacco (ma con sottotitoli in tedesco). MANCAVANO I POPCORN

DERMAKU (13 p. 1 gol, media voto 6,11): Solo a vederlo da lontano, con la sua stazza e la sua faccia cattiva, gli attaccanti avversari avrebbero dovuto girargli decisamente alla larga. Chi mai ci litigherebbe con un colosso come lui? Eppure, per via di mille infortuni, non è andata così. In una stagione come questa, si farebbe male anche andando a comprare la Settimana Enigmistica in edicola. Muscoli grossi, sì, ma di seta. GIGANTE DAI PIEDI DI BALSA

CALDERONI (16 p, 1 gol, media voto 5,75): Ha Zuta come contendente per la maglia da titolare sulla sinistra e, quindi, dorme sonni tranquilli per tre mesi. Ne passa altrettanti in infermeria per un misterioso dolore al polpaccio, ma ora, a mente lucida, è tutto più chiaro: l’ha morso il cane di Gallo. POLPACCI DA INCUBO

LUCIONI (39 p, 0 gol, media voto 6.08): Il Ray Donovan di Terni, sovente, è stato l’unico a salvarsi del suo reparto, alternando gare da mastino di razza a momenti da Vai col Liscio di Mai dire gol. Si è spesso travestito da play arretrato, sfoderando lanci lunghi per le punte, alla Bonucci. Sugli esiti, ci appelliamo all’articolo 64 cpp. Ma il cuore ce lo ha messo sempre. BRAVO LO ZIO

GALLO (21 p, 0 gol, media voto 5,95) – Annata da incorniciare per il giovane esterno palermitano. In pochi mesi ha: messo la freccia su Calderoni e Zuta; consolidato il posto da titolare; trovato l’amore; allungato il contratto col Lecce; ricevuto la convocazione della Nazionale under 20. Parte carico a bomba, finisce in netto appannamento, ma vabbè. Ci dia un tre numeri da giocare al Lotto, ovviamente sulla ruota di Palermo: anche noi cerchiamo lo Stellone della Fortuna… Compiti per le vacanze: ricordarsi che i piedi sono due. WHAT ELSE?

MECCARIELLO (32 p, 1 gol – media voto 5,89): Di lui si ricordano partite in cui sembrava Beckenbauer (Lecce-Monza e Lecce-Salernitana su tutte), alternate a gare in cui pareva essere la controfigura di Rufo Emiliano Verga (a Brescia, in casa contro il Pisa, ecc.). Ha, comunque, dimostrato che, in certi casi, l’usato sicuro (lui) è molto più affidabile del nuovo (Pisacane/Dermaku) – MULTIJET

MAGGIO (19 p, 3 gol, media voto 6,08): “Primo Maggio, su coraggio!” (niente, volevamo fare una citazione d’alto profilo). Pescato dal mazzo degli svincolati dalla manona di Corvino per sostituire lo sfortunato Adjapong, ha insegnato calcio e professionalità per tutto il girone di ritorno, segnando anche tre reti e confezionando un paio d’assist, prima di calare di rendimento proprio sul più bello, come tutta la squadra. In un reparto con mille problemi di tenuta, ha dimostrato, a mani basse, di essere il più tecnico tra i giocatori di movimento. E quanto ne ha prodotto, di movimento, su quella fascia, specie nella fase centrale del girone di ritorno. Ma siamo sicuri che abbia 39 anni? “Esci” l’estratto di nascita, Christian! COCOON

PISACANE (10 p, 0 gol, media voto 5,88) – Atteso con fermento come si attende il venerdì pomeriggio per sbracarsi al bar, ha lasciato un po’ tutti con l’amaro in bocca, come quando perdi una schedina al 95′. Di lui si ricorda una super prestazione a Venezia – e non nei playoff – e la tenuta perfetta del suo ciuffo, anche dopo 95 minuti di gara. Difensore dal grande curriculum e dalla sicura affidabilità, senza dubbio. Ma a Lecce non se ne sono accorti. PISABOH?

ADJAPONG (19 p, 1 gol, media voto 5,92): Ottimo avvio di campionato, condito da tanti su e giù su quella fascia. Da centrocampo in su, ti faceva brillare gli occhi. Da centrocampo in giù, ti faceva tremare i polsi, e non era il solo. Poi, il brutto infortunio a Lignano col Pordenone. Ha dimostrato, comunque, grande attaccamento alla maglia, supportando continuamente i compagni, sia via social, sia dal vivo, con gambona fasciata annessa. FRECCIA NERA A METÀ

ZUTA (23 p, 0 gol, media voto 5,92): Se con Hjulmand e Rodriguez, Corvino ha trovato il jolly, con lo svedese-macedone il dt di Vernole ha pescato la Luna Nera. Titolare della fascia, prima destra, poi sinistra, da inizio campionato, è poi lentamente uscito di scena, sempre per colpa del cane di Gallo (vedi Calderoni). Ha fatto “tenerezza” il suo tentativo di discolparsi sui social per il gol subito da Edera in Lecce-Reggina. Mancava solo che desse la colpa al buco dell’ozono o a qualche strana corrente gravitazionale. благодарам и збогум

MAJER (38 p, 3 gol, media voto 5,95): Tra i migliori in assoluto del Lecce dal momento in cui ha messo piede in campo, ovvero: da febbraio circa. Sino a quel punto, però, aveva mandato, in sua vece, il suo gemello scarso e svogliato, anche lui dai piedi buoni, ma dall’entusiasmo di un diabetico davanti ad un buffet di dolci. Con più continuità avrebbe giganteggiato in un campionato dalle mediane non eccelse. DR JEKYLL & MR HYDE

HJULMAND (21 p, 0 gol, media voto 6,30): Da “chi sei?” a “chi te l’ha fatta fare?” il passo è brevissimo. Accolto come signor nessuno – e difficilmente si poteva fare diversamente per chi arriva dall’ultima della Bundesliga scarsa, quella austriaca – si è preso la scena a suon di avversari schiacciati come formiche. Chissà che, senza quel fisiologico calo finale, dalle parti dell’arcivescovato leccese non balenasse l’idea di issarlo lassù a dare il tre a Sant’Oronzo. DIO SCANDINAVO

BJORKENGREN (26 p, 1 gol, media voto 5,93): Timidissimo, exploit e ritorno. La parabola d’esordio italico dello svedesino è grossomodo questa, tra problemi d’ambientamento superati brillantemente con pazienza, ruolo tatticamente fondamentale nel centrosinistra e desaparicion finale causa (tra i tanti) spremitura fisica totale. Montato e smontato come un mobile, indovinate di che marca? ERA UNA BUONA IKEA

HENDERSON (40 p, 3 gol, media voto 6,05): Dopo il sontuoso inizio, già impazzavano nelle periferie leccesi tagli “alla scozzese”, di quelli che farebbero guadagnare a qualsiasi adolescente la via del disconoscimento genitoriale. Implacabile per impegno e classe, alla lunga ha dimostrato di essere più trequartista che mezzala perché, diciamocelo, di tornare a marcare al limite non è che avesse tutta sta voglia. Con un po’ di cattiveria in più sarebbe stato trascinatore assoluto dei suoi, ma spesso è passato da suonare ad essere suonato CORNAMUSA

MANCOSU (32 p, 8 gol, media voto 5,97): Dalle lacrime per un’ingiusta retrocessione dalla Serie A, alle lacrime per un rigore sbagliato sul più bello. In mezzo, la lotta corpo a corpo col Mostro, che, fortunatamente, sembra aver vinto. Una stagione dalle mille emozioni per il capitano, che, da buon sardo, ha dimostrato di avere la scorza più dura di uno Spumone appena tirato fuori dal freezer. “Non sempre c’è un lieto fine, come nelle favole”, aveva detto prima della doppia sfida col Venezia. Il lieto fine non c’è stato, ma Mancosu n’è uscito, comunque, da supereroe. IO SONO LEGGENDA

TACHTSIDIS (27 presenze, 1 gol, media voto 5,98): Bersaglio preferito dai “leoni da tastiera”, il greco, lentamente (e non poteva essere altrimenti), ha dimostrato che, in Serie B, la sua visione di gioco è da valore aggiunto. Poteva essere gestito meglio, senza dubbio. Travolto dal ciclone biondo Hjulmand a gennaio, ha detto, comunque, la sua, quando è stato chiamato in causa. Probabilmente sarà l’ultimo anno in giallorosso, e, probabilmente, le critiche piovutegli addosso, sono state, in alcuni casi, ingenerose e eccessive. Peccato. Ci mancherà sentire Corvino, e non solo lui, chiamarlo… TAXISIDISSI

NIKOLOV(15 p, 0 gol, media voto 5,65): Speravamo di vedere più Boban (inteso come il campione croato ex Milan) che Nikolov. Ma il macedone dallo sguardo inquietante, non ci ha accontentato. Ha collezionato più cartellini gialli lui in uno scorcio di stagione, che piazzamenti sul podio Toto Cutugno a Sanremo. Nelle ultimissime partite, ha avuto un paio d’occasioni per spaccare la porta e per cambiare il destino del Lecce, ma non è stato campione di freddezza. CHI HA IL PANE…

LISTKOWSKI (16 p, 0 gol, media voto 5,95): Impatto positivo col campionato italiano per il biondo polacchino dal cognome impraticabile che, mentre stava via via carburando sempre di più, è stato fermato da un infortunio più misterioso della sorte di Laura Palmer in Twean Peaks, tanto da fargli accumulare più minutaggio in infermeria, che in campo. Sfortunato, ma prezioso per il futuro SOLIDARNOSC

PAGANINI (21 p, 1 gol, media voto 5,63): Tante aspettative, pochissima resa. Forse il meno adatto a interpretare il modulo tattico di Corini. Un solo gol, alla Virtus Entella, e poi tanto tempo libero, soprattutto nel girone di ritorno, per poter scegliere, con calma, le piastrelle per il bagno e i mobili per la sua cucina. ALA SPUNTATA

MASELLI (6 p, 0 gol, media voto 5,50): Faccia pulita, piedi tecnici, visione di gioco interessante. È scivolato su una buccia di banana a Pescara, ma poi si è rifatto in Primavera, dominando il campo, sigaretta in bocca alla Jigen. Tranquillo, c’è tutto il tempo per rifarsi BEATA GIOVENTÙ

PETTINARI (24 p, 5 gol, media voto 6,05): Come cambia in un attimo la vita! Ritorna a Lecce in ottobre vestito da pacco dono per via del fallimento del Trapani. E uno dice: vabbè, la coppia d’attacco è Pettinari-Coda al cento per cento. E no! Trova il polaccone davanti a lui in prima fila e colleziona panchine. In inverno, poi, chiede di andarsene ma dalla società gli rispondono picche. Ma non solo: “Pettinari è fuori dal progetto tecnico”. WTF? E quindi? Stepinski ha finito il gel per i capelli; Rodriguez è alle prese col Covid e ha un’autonomia pari a quella di un Iphone 5; Yalcin sta ancora (oggi) cercando di capire dove si trova. A chi tocca? A Pettinari, per esclusione. E lui risponde alla grande: ubriaca le difese avversarie a suon di colpi di suola, ne mette dentro cinque ma poi… si ferma sul più bello. Chissà come sarebbe andata a finire con il romano dallo sguardo piacione in forma nelle ultime deliranti gare del Lecce… MI SI ESCLUDEVA

STEPINSKI (32 p, 9 gol, media voto 5,78): Ha conteso, sino all’ultimo, il titolo “Ciuffo scolpito 2020-21” a Pisacane, perdendo la volata per un’incollatura. Si piazza ai piedi del podio anche nella volata scudetto per il calciatore col cognome più difficile da scrivere, alle spalle di Bjorkengren, Listkowski e Hjulmand. Segna dieci reti, compreso uno in Coppa Italia al Torino. E poi uno pensa: Ma come mai solo 5,78 di media finale? Eh. STOP! DIMENTICA

CODA (38 p, 22 gol, media voto 6,22): Immarcabile per buona parte della stagione, specie quando è stato assistito dalle “suolate” di Pettinari, col quale ha costituito una coppia prolifica e inossidabile come fossero Vialli e Mancini, Baiano e Signori, Sandra e Raimondo, Zuzzurro e Gaspare. Ventidue reti e il titolo di capocannoniere di Serie B, però, non gli sono valsi la promozione in massima serie. Ragazzo umile, professionale e professionista sino alla fine, ha sfornato, in serie, gol e assist caldi come fossero pasticciotti alle 7 di mattina in un bar del centro. Dalla sua, ci sono anche due rigori falliti. E l’impressione che, comunque, 22 gol siano stati anche pochi per le sue potenzialità e per quelle – molto sulla carta – dei suoi compagni. Coda segna, Mancuso, Tutino e Forte vanno in Serie A. Vagliela a spiegare, mo’, all’Hispanico… AK-47

YALCIN (11 presenze, 0 gol, media voto 5,50): Arriva a Lecce sulla scorta di una classifica Uefa che, nel 2019, lo aveva eletto come uno dei migliori 50 giovani prospetti da seguire. Senza specificare, però, di che tipo di sport si parlasse. E poi si è capito. Tra Covid e qualche chilo in più da smaltire, non è mai riuscito ad accendere la luce, se non in brevissimi sprazzi. Certo, nel Salento si mangia e si beve bene, e questo, di certo, non lo ha aiutato. Dopo il sogno mancato Yilmaz, il Lecce esce, nuovamente, con le ossa rotte, dalla pesca nel mercato turco. Fisionomia vagamente alla Hakan Sukur, efficacia sotto porta pari a quella del suo barbiere. YILMAZ DOVE SEI?

RODRIGUEZ (20 p, 6 gol, media voto 6,33): Nel giorno della sua presentazione ufficiale, tutti quanti siamo stati distratti dalla sua capigliatura selvaggia, più che attratti dal suo già importante curriculum. Arrivato a Lecce con una forma fisica più adatta a disputare un torneo di beach soccer tre contro tre a San Cataldo, che un campionato di Serie B, lo spagnolo ha dovuto stringere i denti sino a dicembre, dribblando, poi, anche il Covid. Col Vicenza ha fatto tutto lui: entro, spacco, esco, ciao. Corini lo ha dovuto frenare per buona parte del girone di ritorno, forse anche troppo. Ma ce ne fosse stata gente come lui in campo, pronta a mangiarsi le zolle e a mordere polpacci (come il cane di Gallo), dal primo all’ultimo secondo… PABLITO DIABLITO

ALL. CORINI (40 p, 16 vittorie, 15 pareggi, 9 sconfitte): Non facciamo battute sui Coldplay. Non facciamo battute sui Coldplay. Non facciamo batt… Vabbè, ci abbiamo provato. La sua squadra, specialmente nell’ultimo segmento di torneo, aveva bisogno di iniettarsi in vena dosi massicce di Ac-Dc, Metallica e Led Zeppelin, non di Coldplay. Più che una squadra in lotta per la promozione, ad aprile e maggio il Lecce è sembrato competere per un torneo Acli Nord-Salento. Squadra molle, tenuta atletica pari a quella di un maratoneta della domenica al 30esimo km, trame di gioco assenti, o quasi. Per mesi ha parlato del sogno, che era sempre lì, a portata di mano, che bastava allungare la mano per afferrarlo. E poi ci siamo svegliati, tutti sudati. E, più che un pezzo dei Coldplay, ne è andato in scena uno degli 883. IL SOGNO, IL GRANDE INCUBO

(foto: G. Yalcin, ph. Coribello-SalentoSport)

  • In collaborazione con Alessio AMATO