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foto: M. Baroni
ph: Coribello/SS

LECCE – Da domenica si alza l’asticella sino alla pausa Mondiali: c’è un piano B per Baroni?

Il punto raccolto dal Lecce contro la Cremonese ha un unico aspetto positivo: quello di aver mosso la classifica. Dopo otto partite, i giallorossi hanno in carniere sette punti e, al momento, sarebbero fuori dalla griglia delle retrocesse.

Se si considerano le possibili avversarie per la zona retrocessione, la squadra di Marco Baroni ha già affrontato quattro scontri diretti, tre dei quali in casa (Empoli, Monza, Cremonese), uno fuori (Salernitana), racimolando sei punti su 12 disponibili. Al netto dell’ingiustizia subita col Monza, lo si può definire come un bilancio esiguo, se si considerano i tre match casalinghi; bilancio appena sufficiente, se si pensa che il Lecce, comunque, non ha mai perso.

Allo stato delle cose, però, preoccupa l’involuzione di gioco messa in evidenza contro i grigiorossi. A dir la verità, non è che nelle altre sette partite Hjulmand e compagni abbiano fatto intravedere un gioco fluido, efficace e divertente, se non a sprazzi.

Baroni continua a considerare intoccabile il modulo prescelto per affrontare il massimo campionato italiano. Il 4-3-3, in Serie B, aveva dimostrato di essere lo schema di gioco più efficace, considerando la tipologia di calciatori a disposizione; lo stesso schema, applicato in Serie A, lascia, però, qualche dubbio.

Massimiliano Alvini, bloccando Hjulmand con una marcatura ad hoc, ha dimostrato quanto sia “semplicetagliare l’unica fonte di gioco ragionata che il Lecce ha in rosa. Nell’intervista rilasciata ieri al “Nuovo Quotidiano di Puglia”, mister Aldo Sensibile ha evidenziato come Hjulmand, sebbene fortissimo come interditore, non sia un classico regista capace di cucire i reparti. Secondo Sensibile, al Lecce mancherebbe anche un panzer alla Lucarelli in attacco. Ci sentiamo di concordare con le parole dell’amatissimo ex tecnico giallorosso. Se il pallone non passa dal capitano, allora viene smistato sulle fasce, da Gendrey o Gallo/Pezzella e, numeri alla mano, il Lecce non spicca nella classifica dei cross utili, anzi. Le mezzali hanno faticato, non riuscendo nel doppio compito di dare una mano a Hjulmand e di appoggiare la fase offensiva con le incursioni in area. Quando è entrato in campo Blin, giocatore versatile in grado di giocare anche da secondo regista, qualcosa di più compito si è visto. Gli esterni, Banda e Strefezza, hanno trovato davanti a loro dei muri. Banda, a sinistra, è riuscito, talvolta, ad andare via al proprio avversario diretto, ma poi ha evidenziato, ancora una volta, dei limiti nella scelta della giocata decisiva: tiro troppo forzato e fuori misura, passaggio al compagno impreciso, qualche picco di eccessiva individualità. Sull’altro lato, Strefezza non si è quasi mai acceso. Le convergenze verso il centro dell’attacco sono state pochissime e, dall’altro canto, il centravanti titolare, Colombo, non è stato efficace nel dettare l’uno-due o nel farsi trovare in profondità. L’attaccante scuola Milan, fatta eccezione per lo splendido gol di Napoli (dove ha anche sbagliato un rigore), sinora è sembrato spesso indolente, poco propenso al pressing sul portatore di palla e al taglio in verticale. Il suo compagno di ruolo Ceesay, dal punto di vista dell’impegno e della grinta, è inappuntabile. Dal punto di vista pratico, però, il gambiano appare un po’ troppo evanescente quando si tratta di concludere in porta. Ma, d’altronde, se il centravanti deve arretrare di diversi metri per poter avere dei palloni giocabili, il risultato è che la distanza con la porta, aumenta. Il tutto, in attesa di vedere all’opera Voelkering Persson, che, ancora, non ha ancora esordito. Rodriguez, invece, sembra ormai relegato, nella visione di gioco di Baroni, a dover fare la punta esterna, alla Banda o alla Strefezza. Certo, lo “zero” nella casella dei tiri in porta effettuati contro la Cremonese, è un bel campanello d’allarme.

Ci si domanda: esiste un altro sistema di gioco che possa rendere la squadra più efficace sotto porta, senza modificare gli assetti difensivi che, sin qui, sono il fiore all’occhiello della squadra? Con l’abbondanza di centrali difensivi affidabili (Pongracic, Baschirotto, ma anche Tuia e Dermaku, in attesa di vedere all’opera Umtiti), si può pensare di giocare a tre in difesa e di schierare un 3-5-2/5-3-2, un 3-4-1-2 o 2-1, un 3-1-4-2? C’è spazio per un trequartista (l’unico in grado di svolgere tale ruolo sembra Strefezza) negli eventuali “Piani B” di Baroni? Anzi: esiste un “Piano B” per l’allenatore giallorosso? Al momento, tutti questi quesiti sembrano portare ad una risposta negativa.

Sino alla pausa dei Mondiali di novembre, il Lecce dovrà affrontare Roma fuori, Fiorentina in casa, Bologna fuori, Juventus in casa, Udinese fuori, Atalanta in casa e Sampdoria fuori. Ecco, non proprio una serie di partite comode. Poi ci sarà la riapertura del mercato, a gennaio, e l’inizio di un nuovo campionato, sperando di esser riusciti, in qualche modo, a restare a galla.