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in foto: il 1° gol di Lautaro in Lecce-Inter
copyright: Coribello/SalentoSport

LECCE – Cosa si può salvare dopo uno 0-10?

Cosa si può salvare in casa Lecce dopo uno 0-10 subito nelle ultime tre partite? Poco, anzi nulla.

Anche contro l’Inter, la squadra ha dimostrato di non riuscire a tenere alto sino alla fine il ritmo impostato nella prima parte di gara. Andare a pressare alti i giocatori avversari, com Rafia quasi sulla linea di Piccoli a sfiancarsi nel lavoro di pressing sul portiere e con gli esterni di difesa spesso oltre la linea di centrocampo nel tentativo di anticipare le giocate dei rispettivi avversari diretti, non è di certo un’attività poco dispendiosa.

Ecco, dunque, che, col passare dei minuti, il fiato comincia a mancare, sui palloni ci si arriva con un secondo di ritardo e gli avversari, spesso, bisogna rincorrerli anziché anticiparli. Poi, se si aggiungono anche gli errori tecnici personali, il gioco è fatto. L’Inter, contro il Lecce, è stato abile a sfruttare gli enormi spazi lasciati nella fascia centrale per infilarvici almeno due volte e per portare a casa altrettanti gol. Sia in occasione dello 0-1, sia in occasione dello 0-2, i nerazzurri hanno ribaltato l’azione avanzando palla al piede nello spazio lasciato libero da Rafia, in pressing alto su portiere o regista difensivo ospite. Nessuno dei compagni di Rafia ha chiuso quel buco, perché gli esterni d’attacco erano troppo larghi; Ramadani era troppo arretrato e il solo Blin, in inferiorità numerica, non è che ci potesse far molto.

Capitolo difesa: male, molto male, la coppia Baschirotto-Touba: quest’ultimo in campo per la sesta volta in campionato, terza da titolare, non sembra poter dare troppo affidamento a D’Aversa in caso d’emergenza. A Blin, poveraccio, non gli si può rimproverare nulla: il suo lo fa sempre, o in mediana, o da centrale difensivo. Ancora una volta la squadra ha subito l’ennesimo gol da palla ferma (LEGGI QUI la nostra analisi di una settimana fa). La difesa è a tutti gli effetti un mezzo colabrodo: con 43 reti incassate in 26 gare, solo Salernitana (53), Cagliari (47), Sassuolo (48), Frosinone (55) hanno fatto di peggio. Per la ventunesima partita consecutiva, Falcone subisce almeno una rete.

L’anno scorso, il Lecce di Marco Baroni, dopo la 26esima giornata, era a +8 sulla terzultima (il Verona), aveva 26 punti e aveva subito 31 reti; oggi il Lecce è a +4 sul trio di terzultime, ha 24 punti e di reti ne ha subite ben 43. Sui fa presto a dire: ‘eh beh ma l’anno scorso c’era Umtiti‘. Senza dubbio, il francese era un surplus per quella squadra; quest’anno, Baschirotto è calato sensibilmente nel rendimento e mancano anche i suoi tre gol messi a segno da corner. Sostanzialmente simile l’apporto dei centrocampisti rispetto alla scorsa stagione: due lo scorso anno, tre sinora. In attacco, Piccoli (4) e Krstovic (5) sono, sostanzialmente, sui numeri di Colombo (4) e Ceesay (4), mentre, per pareggiare i gol segnati da Strefezza (7) sino alla 26esima del 2022/23, bisogna sommare quelli di Almqvist (2), Banda (2) e Oudin (3).

In generale: la squadra sembra far sempre più fatica a interpretare lo schema di gioco voluto dall’allenatore. Qualche segnale di nervosismo (vedi Sansone richiamato in panchina) e molti errori ripetuti in serie, fanno il resto. Non è un buon momento ma non è nemmeno il caso di fasciarsi la testa. Il Lecce deve gestire i quattro punti di vantaggio sulle terzultime e potrebbe essere in grado di farlo, a patto che si dia un segno di svolta. Cosa si può salvare? L’esordio di Berisha, per esempio, che potrebbe dare un’iniezione di freschezza e di energia ad una squadra apparsa decisamente appannata. Sempre qualora il suo allenatore decidesse di allargare lo spettro delle scelte a sua disposizione e di provare qualche alternativa, sia negli uomini, sia nella modalità di gioco.