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MONDIALI – ‘Te lo dò io il Brasile’, day #16: Brasile-Cile, storia di lamette. L’Uruguay ‘desuarizzato’ all’esame Cafeteros

Il Mondiale brasiliano entra nella fase calda, quella della gara secca dove tutto si decide in 90 minuti, o 120, o alla lotteria dei rigori. La gloria o l’addio al sogno coltivato fin da bambino, tutto in una partita. Partono oggi gli ottavi di finale e a scendere in campo sono quattro squadre sudamericane, a conferma del fatto che questo è stato, sinora, il loro mondiale. Giocano in casa, certo, sono abituati alle temperature tropicali rispetto alle squadre europee ma c’è di più, indubbiamente.

Alle 18 tocca al Brasile padrone di casa e favorito per la conquista della Coppa (che sarebbe la sesta) che si affida alle giocate della stella Neymar. Non sapremmo dire se quello visto finora sia il Brasile più brutto della storia, ma se non lo fosse comunque si avvicina. Troppo dipendente dalle giocate mai continue di Neymar, forte dietro con una difesa collaudatissima, centrocampo di sostanza dove il solo Oscar brilla per classe. E poi sarà anche la tensione accumulata prima del mondiale ma anche durante le gare, con una nazione intera che non accetterebbe delusioni e vuole riscattarsi dopo la batosta del 1950, il “Maracanazo”. Ma c’è il Cile, oggi. E quella di Sampaoli è una squadra che fa paura, compatta e veloce, con Sanchez, Vargas e Vidal che conosciamo bene e che sappiamo cosa possono fare. Il Cile, poi, oggi giocherà per vendicare il suo “Maracanazo”. Correva l’anno 1989 e al Maracanà Brasile e Cile si giocavano la qualificazione a Italia 90. Careca portò i brasiliani in vantaggio e a venti minuti dalla fine il portiere cileno Rojas, detto “il Condor” si accasciò sul prato con il volto grondante sangue. Qualche istante prima si era sentito il boato provocato dallo scoppio di un petardo. Il Cile abbandonò il campo, nessuno vuole più giocare quella partita. Nel mondo trionfò l’indignazione, si aprirono campagne anti-Brasile, se ne chiese la squalifica e la non partecipazione al mondiale italiano. Poi, il colpo di scena: un reporter mostrò al mondo immagini esclusive dalle quali si evinse che il petardo scoppiò ben lontano da Rojas e lo stesso portiere ammise di essersi tagliato il volto con una lametta custodita nei guantoni per far vincere a tavolino la sua squadra. Un’onta che il Cile vuole comunque vendicare.

Alle 22 c’è Colombia-Uruguay, una partita da non perdere soprattutto per ammirare le giocate sontuose che ci stanno regalando i “CafeterosRodriguez e Cuadrado. Soprattutto il primo con il suo sinistro magico sta facendo innamorare gli addetti ai lavori ma ha una valutazione altissima e il Monaco, proprietario del cartellino, se ne guarda bene dal cederlo. James ha appena 23 anni, ha una carriera davanti e ha la testa sulle spalle. E la Fifa lo ha appena nominato miglior giocatore della fase a gironi. Sarebbe potuto essere un nostro problema, oggi, James. Forse meglio così. Avremmo fatto, probabilmente, una magra figura. La Colombia è una signora squadra e merita di andare avanti nel torneo, a scapito di quell’Uruguay che ci ha mandato a casa. E oggi in tanti (noi compresi) faranno il tifo per i Cafeteros.