MONDIALI – Diti medi, triplette, capre e il ritorno di bomber Aldo. Russia 2018, l’avvio è pirotecnico

Primo appuntamento con la nostra rubrica dedicata al mondiale di Russia, raccontato con passione e goliardia

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Foto: L'esultanza di Cristiano Ronaldo contro la Spagna (©Corriere della Sera)

Giovedì scorso, in quel di Mosca, si è alzato il sipario sull’attesissima edizione del 2018 dei Mondiali di calcio, in svolgimento in Russia. Una rassegna per noi, come per ogni tifoso italiano, decisamente particolare, a dir poco amara, vista l’assenza della nostra Nazionale che ci costringe ad assistervi da spettatori mai così “poco” coinvolti. L’amore per il calcio, quello di certo non ci manca, ed è così che anche stavolta vi proporremo una rubrica bisettimanale per raccontarvi questi campionati poveri di Azzurro, ma non certo di emozioni, colore e divertimento.

VOTO 9,5 Robbie Williams. Che fosse un grande artista è fatto ampiamente risaputo. Che il suo carattere fosse a dir poco sbarazzino altrettanto. Ma il coraggio di presentarsi in terra russa in versione hooligan post capatina al pub di fiducia e prodursi in un folkloristico dito medio nel bel mezzo del maestoso Luzhniki, al cospetto di zar Vladimir e nel corso di una cerimonia d’apertura sincronizzata nel dettaglio come fosse la catena di montaggio all’interno di una fabbrica sovietica di produzione di colbacchi, francamente, non pensavamo potesse averlo. Forse un po’ maleducato, al tempo stesso mai banale, e noi impazziamo per chi non lo è. Merita una stretta di mano. Quando lo rilasceranno dalla cella in cui l’avranno gettato i sempre cortesi e comprensivi poliziotti ex URSS.

VOTO 5 alle strette di mano tra Putin e il monarca saudita Salman. Il lato ridicolo della sportività. Il match d’esordio dei Mondiali 2018 non ha avuto storia, o meglio ha raccontato la triste vicenda di un’Arabia esaurita più che saudita, una nazionale capitata un po’ per caso a Mosca e sommersa di reti dai modesti padron di casa, riuscendo a ricordare a Cheryshev di avere un bel piedino e a far apparire il pachidermico e vecchissimo Ignashevich come il nuovo Beckembauer. Lo sportivissimo e da sempre disponibile allo scambio di effusioni in pubblico tra componenti dello stesso sesso monarca locale, tale Vladimir (omen nomen) Putin ha così ben pensato, alla prima marcatura firmata da Gazinskiy, di prodursi in una cordiale stretta di mano per consolare bin Salman, sultano arabo, ripetendo il gesto sportivo ad ogni gol. Viste la considerevole quantità di polpette consegnate agli avversari, per Putin si parla di una prognosi di due settimana causa lussazione al polso.

VOTO 7,5 alle testate nucleari dell’Uruguay. Giugno 2014, corner, imperioso stacco di testa di Godin e gol: Uruguay agli ottavi, Italia a casa. Era quella l’ultima rete iridata di una Nazionale, quella celeste, che sembra avere un solo modo per far gol, ovvero l’incornata da palla inattiva. Scena ripetuta anche con l’Egitto nella seconda gara del gruppa A, che ha portato in dote 3 punti ai sudamericani targati Gimenez. Sarà stata l’erba di Mujica, ma questi anziché staccare, volano.

VOTO 3 Bouhaddouz. Niente da fare, il Marocco le prende tutte così. Vent’anni dopo Aldo Baglio, che su una spiaggia adriatica aveva infilato il pesantuccio estremo maghrebino con un tuffo perentorio alla Pippo Maniero, la Nazionale dell’Africa atlantica subisce un altro, e ben più pesante gol (l’altro centro fu ininfluente, poiché il Marocco vinse comunque 10-3) con modalità esattamente identiche. Unico dettaglia: nel cinematografico precedente il marcatore era un avversario, stavolta è stato Aziz Bouhaddouz a beffare il proprio portiere. Corsi e ricorsi storici. PS: menzione particolare al telecronista Mediaset, per cui Marocco e Iran si sono affrontati sfruttando al meglio le armi in proprio possesso. Potevano essere usate parole migliori.

VOTO 10 a Sua Maestà Ronaldo. Ok, una è stata su rigore. Ok, l’altro è stato un regalo di un De Gea formato-Karius. Resta il fatto che questo qui, a 33 anni suonati, è un marziano, tale da riuscire a vanificare i tre gol della Spagna regalando al suo Portogallo una tripletta che porta in dote un punto pesantissimo. L’arma in più? Non l’abilità sui calci piazzati, ma l’esultanza alla Cristiano Doni. Che è in realtà uno sfottò a Messi, protagonista di un servizio fotografico con una capra. Beeeeeh, vista com’è andata a finire, l’allusione ha colto nel segno

VOTO 6,5 al colpo da polpo di Paul Pogba. No, non è uno scioglilingua. E’ solo il modo in cui i galletti d’oltralpe hanno agguantato i tre punti nel brutto esordio con l’Australia. Avanti dagli undici metri con Griezmann, ripresi allo stesso modo da Jedinak grazie a un Umtiti versione Mila e Shiro, i bleus hanno vinto senza sapere come, sfruttando una prodezza tentacolare della loro stella del centrocampo, che ha allungato la gamba destra (o almeno speriamo fosse quella) il giusto da anticipare il difensore Aussie e superare Ryan con un beffardo pallonetto. Allo spiedo stavolta ci sono andati i canguri

VOTO 6 alla Danimarca. Per dubitare che esista la giustizia nel calcio, basta guardare Perù-Danimarca. Se la Francia strappa una vittoria non immeritata ma nemmeno il contrario, quello dei nordici biancorossi è un mezzo furto. A fare la gara sono quasi solo gli andini, che sbagliano l’impossibile compreso un rigore un Cuevas versione-Zaza. Poulsen invece non perdona e, servito dalla stella Eriksen, regala ai suoi un successo che vale mezza qualificazione. Non è un caso che le danesi siano famose per avere un bel fondoschiena

VOTO 4,5 alla Messidipendenza. Ronaldo 3-Messi 0. E’ questa la sentenza della prima metà del turno della fase ai gironi di Russia 2018. La pulce è schiantata dal paragone con la grande prova sfoderata da CR7 la sera prima, e ciò che ne viene fuori è l’impresa dei geyser islandesi capaci di strappare un pari all’esordio mondiale addirittura ai vicecampioni in carica, ingabbiando il diez albiceleste e soprattutto raddrizzando subito il vantaggio di Aguero con la zampata di qualcunosson (scherzi a parte, bomber Finnbogason). Annullato Messi, che per la verità si fa male da solo calciando male un rigore tra le braccia dello youtuber Halldorsson, l’Argentina di Sampaoli è davvero pochissima roba. Le dipendenze non fanno mai bene

VOTO 8 alla Croazia. Chiude le ostilità nel primo turno del gruppo D la sfida tra Croazia e Nigeria, match mai in bilico, controllato laddove non dominato dai compagni del cattivissimo Mandzukic, che propizia il vantaggio e si procura il rigore del bis. Modric e Rakitic vanno sugli allori al cospetto di un gruppo di ragazzini che sembrano capitati lì per caso. Che fine hanno fatto le imprendibili aquile d’Africa? Lo scopriremo nel prossimo appuntamento con l’Islanda. La sfida tra le due nazionali meno simili nella storia del calcio

Alessio AMATO
Giornalista, scrittore e imprenditore nel settore dei servizi culturali. Iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016, già redattore de Il Giornale di Puglia, Tagpress e, dal 2013, di SalentoSport.net.

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