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IL CORSIVO – Serse come Tony D’Amato. Il Lecce a San Siro pensando a Domani…

Luci soffuse e sommesse (senza “c”, tra la prima “s” e la “o”, almeno si spera…) per il Lecce che si appresta a calcare il prato di San Siro. I giallorossi partono per Milano con le ossa rotte dal Giudice sportivo ma con tanta voglia di “mangiarsi l’erba” del Meazza. Cosmi, comunque vada, ha avuto il merito di risvegliare una squadra e una tifoseria stava già pensando alla frustrazione di giocare il sabato alle 15, nonostante si fosse ancora a dicembre. Ormai è simbiosi pura tra il tecnico perugino e i tifosi. Cosmi non sarà magari un bell’uomo e di sicuro non viene dal mare, ma non può non stare simpatico, con quella graffiata voce alla Sandro Ciotti e quello sguardo alla Burt Lancaster. Cosmi per il Lecce è stato come un elettroshock. Cosmi e i tifosi del Lecce sono ormai una cosa sola. Come due innamorati che si allontanano da un fumoso bar di periferia, “tenendosi per mano”.

Tante, però, le spine nei fianchi del Lecce. Il 2-2 del “4 marzo” col Genoa è stato ormai metabolizzato, si guarda a “Domani”. I recuperi di ieri sera, tutto sommato, non hanno lasciato ferite insanabili. O, almeno, non più di quelle che già sono da infette e da curare. Parma, Cesena e Fiorentina hanno strappato un punticino e salgono di un gradino in vista del traguardo dei 40 punti. Per il Lecce – come sottolineato da Carrozzieri – non cambia tanto: servono cinque vittorie, 15 punti in 12 partite, il 41% dei punti in palio, cinque punti ogni quattro partite. Ossia: almeno una vittoria e due pareggi per ogni ciclo da quattro. Sinora, il Lecce ha conquistato il 32% della posta totale (25 punti su 78 disponibili). “Ma l’America” non è così lontana come si crede. Serve quindi alzare i giri del “Motore “ per lo sprint finale.

“Cosa sarà” a Milano, lo si può pure immaginare. Una sconfitta, ovviamente è in preventivo. L’importante è dimostrare di lottare, sudare su ogni palla e di non mollare un centimetro, come se si stesse giocando a football americano. Immaginiamo, negli spogliatoi del Meazza, un Serse Cosmi alla Tony D’Amato, il coach impersonificato (magistralmente come sempre) da Al Pacino in “Ogni maledetta domenica” (VEDI IL VIDEO A FINE PAGINA): “In questa squadra si combatte per un centimetro… ci difendiamo con le unghie e coi denti per un centimetro… perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza tra vivere e morire”.

I quattro jolly da sfruttare verranno dopo San Siro. Tra la 9ª e la 12ª di ritorno, Giacomazzi e compagni saranno tre volte su quattro al Via del Mare. Gli avversari, fuori casa e soprattutto quest’anno, non sono insormontabili: Palermo, Cesena e Roma. Nel mezzo, una trasferta a Novara, fresco di addio a Mondonico, maltrattato (con le debite e ovvie proporzioni) come e più del male che sembra (e glielo auguriamo di cuore) aver sconfitto. Non mancano i grattacapi per Cosmi. Sostituire Cuadrado, il “Nuvolari” del Lecce, non sarà facile. La soluzione (e/o la scommessa) si chiama Bojinov. In attesa di scoprire le qualità di Haris Seferovic, ora il Lecce ha bisogno del bulgaro. E di Corvia, che per tanti motivi quest’anno non ha ancora lasciato traccia calcistica. E di tutti coloro che, sinora, sono stati “seduti fumando una Marlboro al dolce fresco delle siepi”.

Intanto tengono banco i casi Tesoro e Last Bet. I fatti dicono che la trattativa, se andrà in porto, non avrà data precedente a quella del prossimo maggio/giugno. Gli imprenditori appulo-lombardi non sanno, ancora, “domani su che cosa metteranno le mani”. Com’è logico che sia, i nuovi potenziali acquirenti vogliono prendere tempo, sia per conoscere se il Lecce, nella stagione “Futura”, giocherà a San Siro o al San Nicola, sia per vedere come ne uscirà fuori dal ciclone totoscommesse che aleggia minaccioso sulla società giallorossa. L’ad Cipollini ha messo le cose in chiaro: “Il Lecce è estraneo a qualsiasi coinvolgimento”. “Aspettiamo, senza avere paura, domani”. Con la speranza di non dover scoprire di persona, nell’“Anno che verrà”, “Com’è profondo il mare”.