IL CORSIVO – La congiura di Palazzi
Cercasi aggettivo per definire le richieste di penalità supplementare per il Lecce, sfornate calde calde qualche giorno fa dal procuratore federale Stefano Palazzi dopo aver ‘riaggiornato’ la partita Lecce-Lazio del maggio 2011, alla luce delle nuove dichiarazioni dello ‘zingaro’ Ilievsky. “Bizzarre”? “Audaci”? “Fantasiose”? “Ingiuste”? Forse dovremmo aprire un sondaggio ad hoc e far scegliere ai nostri lettori l’aggettivo più adatto da utilizzare in questo caso.
Il caso Palazzi/Lecce-Lazio non può non richiamare, per i più ferrati di cronaca giudiziaria nazionale, il famigerato caso Mills.
L’avvocato inglese fu condannato per aver ricevuto dei soldi allo scopo di testimoniare il falso in un processo che riguardava Silvio Berlusconi, il quale avrebbe girato il denaro a Mills tramite un suo manager, tale Bernasconi, assonante con l’ex Cavaliere anche nel cognome. Il corrotto, in questo caso Mills, fu condannato a quattro anni e sei mesi. Il corruttore, come spesso è successo, l’ha fatta franca.
Ora: si provi a sostituire la parola “Mills” con “Lecce” e “Berlusconi” con “Lazio” o “Ilievsky” o “Mauri“. Ne esce, a grandi linee e fatte le debite proporzioni, un risultato analogo. Lecce condannato in quanto corrotto, in seguito alle sopraggiunte dichiarazioni dello ‘zingaro’. Ma quella partita si giocava in due e dall’altra parte c’era la Lazio dell’Onnipotente Claudio Lotito e di Stefano Mauri, colui che avrebbe usato una scheda telefonica di tal Samantha, per conto del di lei fidanzato Luca (titolare di un’agenzia di scommesse, quando si dice “il caso”…) per contattare alcuni personaggi di dubbia moralità, interessati a pagare per orientare in un certo modo il risultato di alcune partite.
Al netto del valzer di “processi, controprocessi, appelli, controppelli, cappelli e cappellate…” (cit. Pasquale Bruno), l’ex capitano della Lazio ha scontato solamente sei mesi di squalifica, a fronte di una richiesta, di Palazzi, di quattro anni e sei mesi. Questo per quanto riguarda Lazio-Genoa. Per Lecce-Lazio, invece, Mauri fu prosciolto per “mancanza di riscontri positivi sulle presunte violazioni contestategli”. Tra l’altro, così come per il Lecce, Palazzi ha chiesto tre punti di penalizzazione anche per il Genoa. Giusto per non farsi mancare nulla. A tutto si aggiungono le richieste di tre anni e mezzo di squalifica per Benassi, Rosati e Ferrario.
È bene ricordare due cose. Che per il derby Bari-Lecce del 2011, poi considerato regolare dal Tnas, i giallorossi furono retrocessi di una categoria (quindi, dalla A alla B per propri demeriti sportivi, dalla B alla Lega Pro per illecito). E che la richiesta di Palazzi per Pulvirenti, presidente del Catania, accusato di aver comprato almeno cinque o sei partite per salvare la sua squadra dalla retrocessione in Serie B (missione, poi, riuscita) sono state la retrocessione in Lega Pro (che sarebbe probabilmente arrivata se il Catania non avesse comprato le partite) e cinque punti di penalità. Il tutto, parole di Palazzi, “perché il comportamento collaborativo, purtroppo, è sempre più raro”. Una sorta di premio fedeltà, quindi. Che, però, fa passare il principio secondo cui “comprare” una o più partite conviene. Se la passi liscia, bene. Hai raggiunto lo scopo. Se ti beccano, comunque, ti dichiari disponibile a collaborare. Al massimo, se ti andrà male, ma sarai ‘fortunato’, ti metteranno in ginocchio sui ceci per un paio d’ore e poi via, sarai pronto a ripartire.
