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IL CORSIVO – Dov’è finito il rispetto per il calcio dilettantistico ed i suoi tifosi?

Perché? Domanda semplice, talmente banale da sembrare stupida ma quanto mai opportuna per esprimere una riflessione. Nella giusta tempistica, peraltro, trovandoci a cavallo tra l’ultimo colpo di coda del vecchio anno e i primi respiri del nuovo. Perché? Se lo saranno chiesto in molti, senza ottenere risposte appropriate. Eppure, tra mille problemi, evidenti ed inevitabili difficoltà economiche in un momento di conclamata e concreta crisi, i presidenti producono non pochi sacrifici per garantire una vita, sempre dignitosa e prestigiosa a giudicare dai risultati su scala nazionale che il nostro calcio dilettantistico raggiunge, alle società. Perché, e stavolta non è una domanda ma un forte dato di fatto, il cuore del calcio e del dilettantismo sono state, sono e saranno sempre le società. Le stesse che non vengono trattate con rispetto dalla Federazione.

E qui torniamo alla domanda di partenza, perché? C’è forse una logica nel destreggiarsi, ogni giornata di campionato, tra anticipi e posticipi in tutti i vari tornei regionali, modificando orari, anche a stagione in corso, salvo poi pretendere la contemporaneità nelle ultime partite? C’è considerazione del dilettantismo in quanto tale nel fissare turni infrasettimanali o una intera giornata di campionato domenica 29 dicembre, a soli due giorni da sacrosanti banchetti e quadretti familiari, costringendo a stare sul campo gente che, nella maggior parte dei casi, quel campo lo vive come una passione e non come la principale fonte di reddito?

E ai tifosi, quei pochi (perché a vedere gli stadi le immagini sono sconfortanti…) che spinti dall’amore per i propri colori vanno in giro per tutta la Puglia, cosa vogliamo dire? Ha forse un senso far disputare un turno di campionato, nonostante l’annunciata e temuta allerta meteo, rinviando quattro o cinque incontri per torneo, quando si sarebbe tranquillamente potuta far slittare tutta la giornata (come logicamente fatto da altre Federazioni)? Forse si potrebbe scrivere ed interrogarsi ancora tanto, la realtà, ahinoi, è solo una: la gente, anche e soprattutto nello sport dilettantistico, va alla ricerca di credibilità.

Allora, l’augurio che ci sentiamo di fare per il futuro, immediato e a lunga scadenza, è che le scelte di chi organizza il calcio nostrano siano maggiormente improntate al buon senso, nel rispetto di tutti i ruoli: dei calciatori, delle società e dei tifosi. Fateci credere nel calcio dilettantistico, nella passione di chi ogni domenica (e non il giovedì, si lavora, per quei fortunati che di lavoro ne posseggono uno) si sobbarca tanti e tanti chilometri per tifare e, perché no, per lavorare. Perché nel calderone entriamo di diritto anche noi e tutti i nostri colleghi giornalisti. Il calcio dilettantistico ed i suoi valori sono di chi li vive: è arrivato il momento che possa tornare ad essere davvero così. Buon anno e buon calcio a tutti!