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TARANTO – Nardoni choc: “Lascio le mie quote. I tifosi e la Fondazione Taras non mi vogliono più”

A poca distanza dall’addio del “socio forte” Petrelli, giunge anche quello del presidente Nardoni che affida il proprio pensiero ad un comunicato stampa. Il numero uno di Via De Cesare punta il dito contro la Fondazione Taras ma anche contro una fetta di tifoseria, poi però rassicura: “Lavoro per agevolare il passaggio delle quote”.

Può essere che sia stato tutto vano? Può essere che non sia stato efficace o leggibile ai più quello che questa società intendeva realizzare per il bene del Taranto Calcio? Ed ancora è possibile che tutto sia deciso non in base a fatti e circostanze reali, ma a rumors, pregiudizi o sull’onda emotiva e a volte presuntuosa di chi pensa sempre di sapere tutto di tutti o di essere esperto in qualsiasi campo? Oggi alla luce di queste riflessioni sul Taranto Calcio si addensano le nubi di una mia personale inquietudine che ho ricacciato indietro in tutti questi mesi: quando venivo bersagliato di insulti, discreditato, fatto oggetto della più becera campagna “contro” su web zine o social network. Quando venivo giudicato da un tribunale di esperti e soloni e condannato senza diritto di replica. Quando si scaricava sul Taranto anche un mio improbabile opportunismo politico, sporcando tutto, inficiandolo di significati che non avevano niente a che fare con lo sport che pure mi aveva visto protagonista in tempi non sospetti del progetto Taranto o di esperienze meravigliose come quella del basket in carrozzina. Si è voluto svilire tutto, facendolo diventare il passatempo per esperti in dietrologie cariche di fanatismo e qualunquismo di bassa lega.

L’ inquietudine che sento oggi è il risultato di tutto questo e di una dicotomia dolorosa e profonda tra quello che so di aver prodotto, spronato, stimolato e infine raggiunto partendo da presupposti assolutamente nefasti e inconcludenti, e quello che da alcune settimane ormai continuamente e sistematicamente mi viene contestato, come se quella strada, difficile, accidentata, ma pur sempre di successo e forse inimmaginabile soltanto alcuni mesi fa, non fosse stata il frutto del mio sacrificio o di uomini come Mario Petrelli che da me coinvolto oggi sconta insieme al sottoscritto la gogna pubblica del ludibrio e della derisione, e sfiduciato va via riponendo nelle mie mani le sue quote. Perdiamo così un pezzo importante di una storia segnata dal sacrificio, ma anche dalla determinazione e dalla lealtà nei confronti dei tifosi tarantini ma anche più in generale del gioco del calcio. Una storia oggi dimenticata dai più e che invece andrebbe riletta, a dispetto dei tuttologi da tastiera, partendo dal principio e lasciando fuori quella critica improduttiva e a volte esclusivamente strumentale che con il bene del Taranto non c’entra nulla: personali antipatie, contrapposizioni ideologiche e politiche, dietrologie e apriorismi che servono solo a dire “so tutto io e mo ve lo racconto io il fatto”.

Ma il fatto invece sta lì: chiaro ed evidente. Visibile a tutti, tranne che agli occhi di chi su quella maglia da sempre costruisce la sua personale clac mediatica, come se sventolare un vessillo fosse già di per se ragione di fedeltà, serenità di giudizio e analisi indiscutibili. Così dopo essere stato coinvolto da tutti i soci e in particolar modo alla Fondazione Taras in questa meravigliosa avventura, sono pronto a svestire i panni di Presidente del Taranto e consegnare l’onore nelle mani di chi si dice pronto a subentrare. Lo faccio dopo lunghi mesi emozionanti e di grande impegno e dopo aver perseguito tutte le strade indicate da supporter e in maniera particolare dalla stessa Fondazione. Lo faccio dopo aver onorato impegni e saldato oneri e soprattutto senza lasciare nessun debito sulle spalle di chi verrà. Dopo aver lavorato giorno e notte per qualcosa che sarà intimamente mio e sentito anche quando del Taranto non sarò più presidente. E sono pronto a farlo ancora una volta per il bene di quella società e di quella tifoseria che oggi mi chiede insistentemente di mollare, di cedere il passo e di lasciare il posto a migliori di me.

Dopo il Cda di martedì e l’Assemblea di lunedì prossimo farò in modo, inoltre, che questo percorso diventi più agevole verificando l’opportunità di ritirare il diritto di prelazione sulle quote societarie e garantendo così la libera circolazione delle stesse sul mercato. Caro Taranto tu meriti il meglio e se il meglio, tifosi e Fondazione Taras, credono sia altrove è giusto che altrove si volga lo sguardo. Sarò al mio posto con spirito costruttivo e di servizio fino all’ultimo, poi sarò pronto a lasciare la mano a questo progetto sperando che possa camminare su gambe più robuste e più forti, consapevole che un pezzo di strada porterà per sempre il nome e il cognome di tutti gli uomini e tutte le donne che giorno e notte hanno lavorato insieme a me al bene, quello vero e costruttivo, di una azienda, di una passione, di un ideale e di una famiglia che dal magazziniere al direttore generale difendo nell’onore per l’impegno che lealmente e concretamente ha saputo portare avanti in nome dei colori più belli del mondo: quelli della mia città.