NARDO’ – Tutto su Pereyra. “Ringrazio il ds Inguscio, tifo Inter e con il Toro mi diverto”
Sinistro raffinato, tecnica sopraffina e fisico stile “Ultimo dei Mohicani”. Traduzione: Esteban Pereyra. Il talentuoso attaccante argentino sta prendendo per mano il suo Toro, diventandone peraltro il vice capitano. Pereyra ha realizzato fin qui, tra campionato e Coppa Italia, tre goal. Tutti decisivi, tutti di pregevole fattura.
Esteban, l'anno scorso il grande passo: dall'Argentina al Nardò. Chi ti senti di ringraziare per il tuo arrivo in granata?
«Innanzitutto mi sento in dovere di ringraziare Exequiel “Chupete” Marini, mio grande amico, che ha consigliato al direttore sportivo Gianni Inguscio di portarmi a Nardò. Poi, di conseguenza, il grande diesse granata che ha completato l'opera».
Tu, Mirabet, Rodrigo e Pablo Veron, Garat, Pierguidi e l'ultimo arrivato Chiaraviglio. Quanto è importante per te avere molti connazionali come compagni di squadra?
«E' fondamentale per noi vivere assieme. L'Argentina è lontana, ma la presenza di tanti miei connazionali mi fa sentire veramente a casa. E' molto importante anche per la mia famiglia. Senza tralasciare il fatto, poi, che sono tutti ottimi calciatori, che fanno crescere il tasso qualitativo del Nardò. E poi c'è una città calda, che ci ha sempre accolti benissimo».
Cosa cambia tra questo Toro e quello di Maiuri?
«Sono due squadre completamente diverse, con opposti sistemi di gioco. La rosa quest'anno è stata stravolta e anche gli obiettivi stagionali sono cambiati. Dal punto di vista tattico, l'anno scorso mister Maiuri lavorava molto nel possesso palla; mentre ora mister Longo punta tutto sul “verticale”. Con lui cerchiamo di più la profondità».
Hai parlato di obiettivi. Quest'anno, rispetto alla passata stagione, il budget economico è stato dimezzato. Di conseguenza, nel mirino ora c'è la permanenza in Serie D. Ma, alla lunga, credi che le qualità di questo gruppo possano portare a traguardi più prestigiosi?
«In testa abbiamo solo la salvezza, è questo il nostro primo obiettivo. Una volta raggiunta vedremo…»
In due anni di Nardò, chi è il calciatore più forte con cui hai giocato?
«Senza dubbio Matias Irace (ora in forza al Martina Franca, ndr). Ho avuto modo di giocare con lui la passata stagione e devo dire che è un grandissimo calciatore. Ha dato veramente tanto al Toro, ha delle qualità che sono di categoria superiore».
E in assoluto nella tua carriera?
«Ho avuto la fortuna di confrontarmi con tanti ottimi calciatori. Ma se devo scegliere, dico Dario Cabrol. Un nome forse sconosciuto ai più, ma molto famoso nella mia terra. Si è ritirato dall'attività agonistica nel 2007, era un'ala destra molto dotata tecnicamente. Ha giocato per molti anni nella prima serie argentina, anche con la squadra della mia città: l'Unión de Santa Fe».
Che squadra tifi?
«Io tifo Inter, perché è una squadra composta da molti argentini e questo mi piace tantissimo. Poi anche per la squadra della mia città, l'Unión de Santa Fe, che milita in Primera División».
E il Nardò?
«Per forza (ride, ndr). Mi piace tantissimo indossare la maglia granata. Forza Toro!».
