Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

NARDÒ – Botta e risposta col Potenza. Caiata: “Presi a calci”, Obbiettivo: “Si impari la cultura della sconfitta”

Non sono ancora terminati gli strascichi di polemica dopo Nardò-Potenza, gara valida per il 32° turno del girone H di Serie D e disputata domenica scorsa con il finale di 1-0 in favore dei granata. Durante il match un parapiglia nei pressi della panchina ospite: protagonisti il team manager del Toro Alessio Antico – poi inibito dal Giudice sportivo – e il presidente rossoblù Salvatore Caiata, accusato di aver proferito frasi irriguardose nei confronti della squadra di casa che, a suo dire, avrebbe percepito € 50.000 per arrestare la corsa del Potenza, impedendogli di fatto di brindare al salto in Serie C.

Lo scorso 25 aprile, al termine della semifinale di Coppa Italia Serie D persa dal Potenza in trasferta contro il San Donato Tavernelle, il presidente Caiata ha rifilato un’altra frecciatina al club granata: “Ci hanno accolto da signori, magari il calcio fosse sempre così. Anche se abbiamo perso ho applaudito. A Nardò, invece, abbiamo perso e siamo anche stati presi a calci. Difatti poi il Giudice sportivo ha chiarito chi aveva torto e chi ragione”.

“Ciò di cui non parla invece il comunicato del Giudice sportivo – rimarca di contro il direttore generale del Nardò, Antonio Obbiettivo è che l’atteggiamento del nostro tesserato, sicuramente da stigmatizzare, è il frutto di una reazione all’atteggiamento, oltremodo antisportivo, di non consegnare il pallone da gara di proprietà della società ospitante e di profferire nei confronti del dirigente sanzionato una frase che facesse riferimento a ipotetiche prebende di cui la nostra società avrebbe beneficiato per fare ciò che tutte le squadre, tenendo fede allo spirito sportivo, dovrebbero fare, ovvero impegnarsi per vincere. Altrimenti, siamo autorizzati a pensare che il San Donato Tavernelle abbia percepito € 50.000 per battere il Potenza? Evidentemente è più facile gioire per le vittorie. Molto più difficile risulta, evidentemente, imparare la cultura della sconfitta e riconoscere il giusto merito degli avversari, specie se arriva sul campo, al cospetto di una squadra priva del suo attaccante più prolifico e di altri infortunati, composta da giovani e valorosi atleti”.