DEGHI – Laghezza, quando la solitudine dei numeri uno lascia spazio alla follia: “Mi sentivo Grosso ai Mondiali…”

Parla il portiere della Deghi, autore di un clamoroso e spettacolare gol al 92' che ha regalato un punto insperato alla sua squadra

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Foto: A. Laghezza

La solitudine dei numeri uno, ovvero la situazione tipica che accompagna il portiere di calcio. Condannato a guardare la partita da lontano, senza muoversi dalla porta, ad attendere il momento in cui l’avversario si farà vedere dalle sue parti. Tutto secondo la norma. Fino a che non prevale la follia e decidi di rompere tutti gli schemi, buttandoti nella mischia in area di rigore avversaria. Da domenica scorsa anche Antonio Laghezza è diventato il “portiere volante”, l’uomo giusto nel posto sbagliato. Perché con il suo gol ha regalato, al 92’, un insperato pareggio alla Deghi Calcio contro il Tricase.  Si è buttato lì davanti e ha colpito di testa.

Un concentrato di emozioni e improvvisamente il cielo è diventato blu sopra San Pietro in Lama. “Stento ancora a crederci – confessa il portiere di Francavilla -. “In quel momento mi sentivo Fabio Grosso quando segnò il gol dell’1-0 contro la Germania nel 2006, nella semifinale dei Mondiali. Non mi vergogno ad ammettere che piangevo. Non ci ho capito nulla, l’unica cosa che ricordo è che correvo verso la tribuna e cercavo i miei gemellini, mia madre e mia moglie, per condividere assieme a loro quell’immensa gioia. Ed è proprio a loro che dedico questo gol”.

Un gesto di fantasia e di ribellione. “Il mister non voleva, perché mancavano ancora due minuti e mezzo e mi ha intimato a più riprese di non lasciare la porta. Ma, preso dalla concitazione del momento, ho deciso di disobbedire alle consegne. È andata benissimo”. Un gesto totalmente guidato dalla contingenza? “Col mister dei portieri, Massimo Negro, avevamo già provato questa situazione in allenamento. Da uomo di calcio navigato voleva che fossi pronto a una simile evenienza”. Il portiere che fa gol, uno spot per il calcio. Una pagina bella di un mondo, quello dilettantistico, tante volte messo a dura prova dagli scandali.

La rete messa a segno da Antonio Laghezza è solo una parziale soddisfazione nella giornata vissuta dalla Deghi. Una squadra che ancora non ha espresso totalmente le sue potenzialità. “Abbiamo un organico importante. Purtroppo nell’ultimo periodo non stiamo riuscendo a raccogliere tanti punti. Paragono la mia squadra a un leone in gabbia che sta dormendo. Dobbiamo trovare un po’ di continuità e soprattutto cogliere quella vittoria che possa dare una svolta al nostro campionato”.

Nell’ultima parte della scorsa stagione la Deghi aveva trovato una solidità difensiva impressionante. Quest’anno, nelle prime dieci giornate sono già quindici le reti subite, che ne fanno la seconda peggior difesa del campionato. “Siamo stati penalizzati da un po’ di sviste arbitrali: in dieci turni di campionato ci sono stati fischiati contro otto rigori, un record, credo, in Europa. Ad ogni modo c’è sicuramente qualcosa da registrare in fase difensiva”. A capo della Deghi c’è Alberto Paglialunga. La sua azienda è leader italiana nel commercio online di arredamento. Un giovane uomo ambizioso, nel campo lavorativo ma anche in quello calcistico. “La Deghi è società seria, con prospettive importanti. Abbiamo anche lo stadio di proprietà. Per il momento siamo piccoli, ma sentirete molto parlare della Deghi. Il presidente è una persona molto decisa, non ti fa mancare nulla, ti fa sentire calciatore vero, a lungo andare questa può essere la marcia in più. Abbiamo tutto, ma dobbiamo essere più guerrieri. Più sciabola e meno fioretto”.

(video da repubblica.it)

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