RACALE – Cimino sui fatti di Ginosa: “Nessun gestaccio o esultanza irrispettosa. La questione era da chiudere al 90′”
Sono attese per domani pomeriggio le prime decisioni del Giudice sportivo su Ginosa-Racale, la cui coda è stata contrassegnata da una rissa nata da un battibecco tra il massaggiatore del Ginosa, Vito Nocco, e il calciatore del Racale, Leandro Almeyra.
Le immagini evidenziano che Nocco si avvicina al calciatore, spingendolo lievemente petto contro petto, sicuramente dicendogli qualcosa. Almeyra reagisce sfilando il berretto dalla testa del fisioterapista ginosino, che, a sua volta, mette una mano in faccia all’argentino. Questi, infine, risponde con un ceffone a mano aperta. Nocco va per terra. Da li in poi si accendono gli animi, vengono coinvolti altri calciatori e tesserati nella rissa e i carabinieri devono intervenire per riportare la calma. Sui motivi che hanno scaturito la rissa ci sono opinioni divergenti. Secondo il Ginosa, in occasione del pari del Racale al 90′, alcuni calciatori ospiti avrebbero esultato in maniera scomposta verso la panchina avversaria.

Ipotesi smentita dal presidente del Racale, Francesco Cimino: “Lunedì ho ascoltato le versioni del capitano, Jeremias Flordelmundo e dello stesso Almeyra, secondo i quali non c’era alcun intento di esultare in maniera irrispettosa verso gli avversari. È capitato per caso che il punto d’incontro tra chi correva in una direzione e chi verso un’altra, fosse vicino alla panchina del Ginosa. Non è stato fatto apposta e nessuno ha pensato ad abbracciarsi vicino alla loro panchina. Non ci sono stati gestacci, ma, anche in caso contrario, non sono giustificate le offese e il tentativo di aggressione da parte di un componente del loro staff tecnico che ha acceso la miccia. Tutto si sarebbe dovuto chiudere al triplice fischio”. Poi i fatti accaduti subito dopo la fine della gara: “Il loro massaggiatore si è avvicinato ad Almeyra, insultando lui e la madre e spingendolo col petto. Il ragazzo, per invitarlo a smetterla, gli ha tolto il berretto dalla testa. Nocco ha poi reagito stringendogli una mano alla gola e il mio calciatore ha cercato di liberarsi e di difendersi. Chi ha provocato tutto è stato il loro massaggiatore che, tra l’altro, non ha perso occasione di inveire contro Latorre quando ha ricevuto un colpo che gli ha provocato una ferita allo zigomo”.
Nocco, da quanto si apprende, si sarebbe fatto visitare in ospedale e avrebbe denunciato Almeyra. Cimino replica: “Se è stata sporta denuncia, al momento, non possiamo saperlo, ma vivaddio se sarà così. Abbiamo le immagini televisive per dimostrare la nostra versione”.
Sulle dichiarazioni rilasciate a fine gara da mister e capitano del Ginosa, Giuseppe Passariello e Giuseppe Genchi, Cimino replica: “Ho ascoltato le loro dichiarazioni secondo cui gli argentini sono i classici provocatori e che dovrebbero solo ringraziare per essere qui in Italia a giocare. I nostri calciatori sono italo-argentini, figli di emigranti italiani e hanno tutti doppia cittadinanza. La questione, però, non riguarda la cittadinanza, ma l’educazione. L’educazione non ha nazionalità, in quelle parole c’è qualcosa di razzista e ciò non va bene”.
Poi Cimino cita un precedente: “In Racale-Uggiano del 2018, il loro portiere Mele mise al tappeto tre nostri calciatori. In quell’occasione, il nostro capitano Aldo Garofalo, intervenì per placare gli animi e per porre fine alla bagarre. Questo è lo stile della nostra società che cerca di rappresentare il calcio nella maniera il più corretta possibile. Questo è essere persone serie, capendo che, in certi frangenti, bisogna gettare acqua sul fuoco. Ora attendiamo il Giudice sportivo per regolarci di conseguenza. Dal punto di vista societario, c’è sempre stato rispetto per tutte le società e anche per il Ginosa, che è una squadra importante con un bell’organico. Segnare al 90′ è motivo di esultanza maggiore, ma ciò non può essere interpretata come un offesa ad personam verso l’allenatore, un dirigente o un calciatore avversario”.
