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ECCELLENZA – Legari un tocco di Salento nel Molfetta capolista: “Le gioie dopo tante sofferenze”. E sul ‘suo’ Gallipoli dice…

Lorenzo Legari, perno del Molfetta, è tornato nell’undici titolare nella sfida di domenica scorsa contro l’Orta Nova, dopo un infortunio che lo ha costretto a rimanere fermo ai box per 40 giorni. Uno strappo di mezzo centimetro all’adduttore, roba rognosa. “Adesso sto bene – racconta Legari -. “Sono stati giorni terribili, in cui la squadra mi è stata molto vicina. In particolare devo ringraziare Graziano Scorrano, fisioterapista e massaggiatore del Casarano, un professionista e un grande amico. È lui che mi ha curato”. Il centrocampista gallipolino ha anche potuto gioire per il rigore che gli ha consentito di tornare al gol, il terzo della sua stagione a tinte biancorosse. La seconda con la maglia del Molfetta. “Dopo tante sofferenze, finalmente domenica sono arrivate le prime gioie: un gol e due assist. Meglio di così?”. Meglio di così non potrebbe andare per lui e per i suoi compagni. Primi in campionato, quattro lunghezze di vantaggio sul Corato, -7 dalla meta. Un torneo forse anche al di sopra delle aspettative. “La società ci aveva chiesto di fare un campionato importante. Il lavoro e lo spirito di abnegazione ci hanno consentito di stare lì. Ma soprattutto dobbiamo dire grazie alle due sconfitte con il Corato”.

L’eliminazione dalla Coppa Italia, dunque, come momento nevralgico della stagione biancorossa. Una sorta di spartiacque tra il sogno e la realtà. “In quelle due partite sono usciti fuori i nostri difetti e abbiamo cercato di migliorarci. Fino a quel punto loro erano la squadra da battere, dopo quel duplice confronto abbiamo preso consapevolezza dei nostri mezzi e abbiamo capito che anche noi potevamo giocarci delle chance importanti. È stata la svolta della nostra stagione”.

Legari ha 28 anni e la personalità non gli ha mai fatto difetto. Anche quando, in piena crisi societaria, col fallimento dietro l’angolo, era rimasto l’unico tesserato del Gallipoli. L’ultimo a lottare per quei colori. Gesto premiato con la fascia di capitano a soli 23 anni. Anche a Molfetta gli vogliono bene, tante le manifestazioni d’affetto. Perché nel calcio giocare bene a volte non basta. Ci vuole la garra. E la garra è quella cosa che ti fa tirare il meglio di te in situazioni da dentro o fuori, che non ti fa indietreggiare mai, che ti fa lottare con le unghie e con i denti, fino all’ultimo respiro. Come quando vai sotto di due gol sul campo della Deghi e al 94’ completi una rimonta che sa d’impresa. “La nostra qualità principale è proprio nella forza di reazione e nella determinazione, che scaturiscono dalla consapevolezza delle nostre capacità tecniche e dalla compattezza del gruppo. C’è voglia di stare insieme, il collante è la fiducia. Questa cosa mi era capitata solo ai tempi del Gallipoli di mister Villa”.

Merito anche di un allenatore giovane, Renato Bartoli, che sembra avere le stimmate del predestinato. “Col mister ci ho giocato l’anno scorso, era già un allenatore in campo. È un grande lavoratore, ha fame di successi e cerca sempre di migliorarsi. Sta facendo un bel lavoro e noi siamo a sua completa disposizione. E poi non dimentichiamo che è alla prima vera esperienza. Diventerà uno dei migliori”. Legari è un centrocampista di livello, piedi che disegnano calcio, bravo a cucire gioco ma anche a farsi vivo in fase d’inserimento e in zona gol. È la versione 3.0 dei centrocampisti moderni, eclettico e imprevedibile. Mezzala nel 3-5-2 di mister Bartoli. Un modulo redditizio, che concilia alla perfezione fase difensiva (il Molfetta è la seconda difesa del campionato con 21 gol subiti) e fase offensiva (i biancorossi possono vantare il miglior attacco con 59 centri all’attivo). Anni di delusioni hanno fatto disamorare tanti tifosi. I risultati restano sempre la migliore medicina al mal d’amore. Ad Altamura c’erano tante famiglie al seguito. “Io li capisco e non li colpevolizzo per essersi allontanati. Sono qui da due anni e conosco bene la storia di questa società. Nel corso degli anni i tifosi sono stati illusi e disillusi. Ancora lo stadio non è pieno come vorrei, ma sicuramente abbiamo riportato tantissima gente al campo”.

Molfettese d’adozione, gallipolino di nascita. Legari sta tenendo alta la bandiera della salentinità insieme a Scialpi. “Alessandro è giocatore di altre categorie – sottolinea il centrocampista classe 1992 -. “Per quanto riguarda il Gallipoli, spero che la salvezza arrivi al più presto. È una squadra di giovani, con tanta voglia di fare bene. Ho fiducia in quei due-tre gallipolini che vestono la maglia e che credo abbiano trasmesso anche a tutti gli altri il senso profondo di quel giallo e di quel rosso che significano storia”.