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GROTTAGLIE – La Volpe sbotta e dice stop: “Basta insulti, questo non è sport. Lascio la società”

Con un video pubblicato sul canale Facebook della società, il presidente del Grottaglie, Carmelo La Volpe, annuncia il suo congedo dalla società per via dei continui attacchi di cui è stato fatto oggetto, da ultimo, quello di ieri nella gara contro il Racale.

Le parole dell’ormai ex numero uno dell’Ars et Labor: “Ho indetto questa conferenza stampa dopo i fatti di ieri, per l’ennesima volta fatti sgradevoli. A un certo punto, ognuno deve pensare al proprio. Non ci sto più, questi fatti si ripetono ogni domenica. Non è calcio questo. Non avrei mai voluto lasciare il calcio a Grottaglie, ma non vedo alternative. Abbiamo fatto attente riflessioni, insieme ai miei collaboratori. Le contestazioni ci possono stare, anche se non capisco perché, dato che in quattro anni ho preso la squadra dalla Prima Categoria e ora siamo in Eccellenza. Tutto questo fallimento non lo vedo. Abbiamo fatto degli errori e lo abbiamo riconosciuto. Stavamo lavorando sodo, non ero abituato a lavorare in una piazza con questa pressione. La nostra idea era di fare una squadra giovane e poi di puntellarla per farla diventare più importante per il futuro ma non è stato possibile. Ogni domenica riceviamo sempre insulti e noi siamo stanchi, perché non siamo qui a speculare ma siamo arrivati con umiltà, educazione e rispetto verso il popolo grottagliese. Non abbiamo mai offeso nessuno e molte volte abbiamo fatto finta di non sentire”.

E ancora: “Da domani non si potrà più contare sul nostro apporto. Si è esagerato in ogni occasione e non si è persa occasione per criticare La Volpe, i suoi collaboratori ma anche i ragazzi, sino a insultarli e farli piangere in campo come ieri. Questo è vergognoso e inaccettabile. Da domani farete quello che volete, ma sino a oggi difenderò tutto ciò che gira intorno alla nostra organizzazione. Vedremo altri cosa saranno capaci di fare. Lascio con rammarico, non ci sono più le condizioni ambientali per fare sport. Questo non è sport, arrivare allo stadio ogni domenica con la famiglia e prendere insulti. Non siamo una spa, siamo persone di sport. Non so cosa si è fatto di male per prendere questi insulti. Ogni volta, sempre critiche, come fossimo degli alieni arrivati qui. Abbiamo fatto una gestione onesta, educata e rispettosa verso tutti e a qualcuno non andava bene e voleva mettere il naso nelle cose nostre. Abbiamo lavorato tutta l’estate mentre altri stavano a mare e questo è il ringraziamento”.

La conclusione: “Lascio con rammarico e non tornerò più sui miei passi. Non sono arrivato qui per arricchirmi e mi chiamò anche qualcuno che faceva parte del tifo per convincermi a venire qui. Non solo insulti, ma dobbiamo anche pagare le multe e non è giusto per chi fa tanti sacrifici per poter fare la squadra senza sponsor. Ci avete bruciato la fantasia e le idee, ora ce ne stiamo a casa nostra. Grazie ai tanti tifosi per bene, ma a questo punto devo tutelare la mia dignità e la mia famiglia, i miei collaboratori e i miei tesserati. Non ci è stata data la possibilità di lavorare con serenità”.