FASANO – D’Amico: “L’Avetrana merita il secondo posto. Non vincere non sarebbe un fallimento…”

Il presidente lancia una frecciatina verso chi ha esternato commenti sul campionato, parlando di un torneo sceso di livello: "Quando non si è in grado di dare giudizi equilibrati forse è meglio starsene zitti"

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Foto: F. D'Amico - ©M. Coribello

Padroni del proprio destino. Quando scenderanno in campo, domani, per affrontare l’Avetrana al “Celestino Laserra”, i calciatori del Fasano partiranno dalla certezza che una vittoria basta. Basta per vincere il campionato. I due punti di vantaggio pongono, infatti, gli uomini di mister Laterza, in una posizione privilegiata. A prescindere dal risultato, il fatto, certamente, più importante, è la novità del confronto. “Chi l’avrebbe mai detto? – è il commento del presidente del Fasano, Franco D’Amico – . “Alla vigilia della stagione nessuno accreditava l’Avetrana tra le possibili pretendenti al titolo e questo ha fatto sì che venisse considerata come la sorpresa del torneo. Etichetta che si è scrollata di dosso strada facendo, perché quando ti ritrovi lassù a due giornate dal termine non puoi più essere una sorpresa. L’Avetrana merita la posizione che occupa, ha fatto un percorso eccezionale e tra l’altro, insieme a noi, è la squadra che ha collezionato meno sconfitte, tre. Sarà una bella partita”.

Sicuramente non semplice, perché il Fasano affronterà una squadra che vola sulle ali dell’entusiasmo, che non ha nulla da perdere perché il suo campionato l’ha vinto già con la matematica certezza dei playoff, perché la terra battuta e la cornice del “Celestino Laserra” potrebbero rivelarsi armi decisive. “Non credo che il terreno di gioco possa rappresentare un handicap – nota D’Amico – . D’altra parte anche l’Avetrana ha colto importanti risultati, in trasferta, su campi in erba. Le grandi squadre possono vincere su qualsiasi superficie. Piuttosto credo che le insidie principali nascano dal fatto che dobbiamo affrontare una formazione che ci insegue a -2 e che ha come unico risultato la vittoria, se vuole ancora sperare nel titolo. Mi auguro solo che sia una bella giornata di sport, non funestata da episodi che possano guastare la partita. Un match col giusto agonismo, in cui le uniche recriminazioni siano legate solo al risultato”.

Come arriva la squadra all’appuntamento più importante della stagione? “Bene, finalmente siamo al completo. Alla luce di tutti gli infortuni susseguitisi nel corso della stagione, se vinco questo campionato è come se ne avessi vinti tre in uno”. Al match non presenzierà la tifoseria organizzata, come forma di protesta per la restrizione relativa al settore ospiti. “Si tratta di un provvedimento giusto, che penalizza anche i padroni di casa, che avrebbero potuto contare su un incasso ben maggiore. La questione nasce dal fatto che in media spostiamo circa trecento tifosi in trasferta, per cui, dopo alcune riunioni, hanno stabilito di non usufruire dei cento tagliandi a loro disposizione, proprio per non fare torto ad alcuno”.

Ma se il Fasano non dovesse vincere il campionato, si può parlare di fallimento, considerato, soprattutto, il grande sforzo economico sostenuto dal sodalizio guidato dal presidente D’Amico? “Assolutamente no. Perdere un campionato per uno o due punti non può essere considerato un fallimento. A inizio stagione siamo partiti con l’obiettivo di salire di categoria, utilizzando tutte le possibili strade. Di certo, se dovessimo perdere domani, il nostro campionato non sarebbe finito. Ad ogni modo rifiuto l’equazione soldi uguale vittoria: le cose che fanno la differenza nel calcio sono la serietà di una società, l’organizzazione e la forza del gruppo. I soldi ti danno solo un 10% in più di possibilità. Se il Fasano si trova in testa non è perché ha speso di più”.

E, infine, si vuol togliere ancora un sassolino dalla scarpa il numero uno della dirigenza biancazzurra. “A volte leggo commenti, soprattutto da parte di allenatori attualmente disoccupati, che parlano di un campionato sceso di livello. Il torneo è sì livellato, ma verso l’alto. Ci sono tante squadre con grandi rose e individualità eccezionali. Quando non si è in grado di dare giudizi equilibrati forse è meglio starsene zitti”.

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