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CALCIO – Superlega, quali le conseguenze sui tornei nazionali? Gravina è netto: “Irricevibile, dannosa”

La bomba Superlega è deflagrata nemmeno 48 ore fa ed è destinata a far discutere e a sollevare polveroni giuridici. Di cosa stiamo parlando: 15 dei club più importanti d’Europa hanno manifestato la volontà di staccarsi da Uefa e Fifa per dar vita a un torneo a sé (la Superlega, appunto), slegato da qualsiasi federazione calcistica nazionale. Al momento, hanno aderito al progetto: Arsenal, Atletico Madrid, Barcellona, Chelsea, Inter, Juventus, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Milan, Real Madrid e Tottenham. In sospeso le posizioni di Psg, Bayern Monaco e Borussia Dortmund. Le altre cinque partecipanti alla Superlega, poi, saranno selezionate di anno in anno, a invito. Il torneo sarà strutturato in due gruppi da dieci squadre, con partite di andata e ritorno e passaggio di turno delle prime tre di ogni girone. Quarte e quinte faranno lo spareggio per accedere alla seconda fase. E poi quarti, semifinali (con andata e ritorno) e finalissima secca a fine maggio.

Questione di soldi, ovviamente. I club ne vogliono di più di quanto ne prendano ora dalla Uefa e dalle federazioni nazionali. Ma ciò ha scatenato l’ira della stragrande maggioranza dei tifosi, dei club, delle federazioni, dei Capi di stato e di Governo, di politici vari a livello europeo.

Cosa succederà, è ancora un mistero.

Cosa potrebbe provocare la nascita della Superlega nei campionati nazionali di Serie A e B? Juventus, Inter e Milan potrebbero essere escluse; le retrocessioni in B, bloccate. Dalla B, come previsto ora, ne salirebbero tre (due dirette, una via playoff). I calciatori delle squadre partecipanti alla Superlega, poi, non potrebbero partecipare a Europei e Mondiali.

Per tutti, riportiamo la posizione ufficiale del numero uno del calcio italiano, Gabriele Gravina, presidente Figc: “Per noi è ‘no’. L’unica riforma percorribile è quella nata dalla proposta Uefa sulla Champions League. Ogni tentativo di fuga in avanti è irricevibile e dannoso per il calcio europeo. L’adesione a questo progetto pone gli stessi club al di fuori del contesto riconosciuto dalla Fifa. Vogliamo difendere il diritto sportivo e la possibilità, per ogni squadra, di inseguire un grande sogno. Il calcio è dei tifosi e va modernizzato, non snaturato. Il calcio è condivisione, non è un club elitario”.

Sulla Superlega ha parlato, brevemente, anche il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani: “Non mi piace il metodo: i partecipanti si autoproclamano meritevoli di farne parte. In questo momento, però, la nostra Superlega è il finale di campionato che ci aspetta”.

La questione, ovviamente, è in continuo sviluppo.